domenica 30 maggio 2010

Gran Paradiso

Ciao a tutti. Su invito del Rova, lascio due righe sulla salita al GranParadiso di domenica scorsa.
Per motivi tecnici partiamo da Padova il sabato alle 20.30 arriviamo al parcheggio di Pont in Val Savarenche alle 23.45. Qui veniamo accolti da una volpe che viene a mangiare vicino alla macchina......
All'una meno un quarto partiamo e in piena notte arriviamo al rifugio Vittorio Emanule II. Facciamo un pisolo di un'oretta e poi via il resto del Corso SA2 è già in marcia!!!!
Dal rifugio in poi è tutta una meravigliosa salita con ottima neve e ottima compagnia!
In cima vediamo il Monte Bianco e lì scoppia l'emozione per tutti! Figata!!!
DIscesa spaziale su ottimo firn fino alla macchina.
Finale: gran salita dislvello atomico ma grande soddisfazione.
Un caro saluto ai due scialp Luca S. e Luca C. per l'accoglienza quando sono arrivato....
Un grazie al Gasp che ogni volta mi sostiene su queste scamellate!!!
Massi

domenica 23 maggio 2010

Via Maica al Pilastro Est del Vaio Stretto

Ora tocca a me. Guardo in su, guardo la relazione, è proprio di la per la fessura-camino strapiombante. Strano, la relazione segna un 5+ ma a guardare sopra di me sembra oltre le mie possibilità. Ripensavo alla sera prima quando a Lumignano con amici mi divertivo allenandomi e non sapevo ancora che dovevo venire qui sulla via Maica al Pilastro Est del Vaio Stretto; mentre scendevamo al paese con frontale ci sentivamo osservati e mi veniva da dire: ”Salve abitanti della Terra, veniamo in pace”! Era buio ma con Andrea, Laura ed Elisa si stava proprio bene anche se non c’era il sole. Ora ero al 2° tiro sotto quel camino a campana, mi stacco dalla sosta sotto gli occhi attenti di Stefano, tecnica da camino, dopo il primo rinvio su chiodo non vedo più niente per proteggermi, allora ricordai le parole di Castagna, incontrato poco prima al parcheggio autore di questa via, che consigliava un friend da 3 su quel punto, lo metto, ma poi 20 cm più sotto vedo un’altro chiodo, è ben protetto. Stacco il friend e mi attacco sull’appena scoperta sicurezza: forse il friend da 3 è per chi vuole una maggior sicurezza. Riparto, mi alzo coi piedi, mi sposto sul lato di destra ecco una maniglietta, piede in opposizione e su col braccio libero su un nuovo appiglio per uscire sullo spigolo: bellissimo passaggio, alto livello di adrenalina, mi sono esaltato. Rassicuro Stefano che dalla sosta, lo vedo uscire dopo aver fatto il passaggio aereo, è esaltato anche lui. La via continua meno aerea ma non meno impegnativa, tutta su roccia più che buona, non ho più il pensiero di superare la difficoltà, ora gioco con la gravità, cerco il movimento coordinato, sto bene in questo contesto, mi sento a mio agio. Anche Stefano si sta divertendo, continuiamo in alternata su traversi, spigoli, camini e placche che non superano il 5+, fino al libro di via: è il primo scritto dell’anno, ricordiamo i nomi, il GASP e anche il CAI. Inscatolo di nuovo e riparto, ma questo penultimo tiro è insidioso, sto molto attento dove metto i piedi, cerco roccia sicura e abbraccio un masso ma questo d’un tratto si muove e me lo sto per trascinare giù con me: mollo tutto ed in punta dei piedi resto in bilico spaventatissimo, intanto il masso torna nella sua sede, Stefano mi urla se sto bene mentre segue la scena preoccupato per il mio stato d’animo, gli rispondo che sto bene e che voglio continuare. Per fortuna è solo il penultimo tiro con roccia mobile e che si frantuma, poi la cima, quassù c’è un bel panorama, qualche chiazza di neve è rimasta qua e la sui canali in ombra, l’aria è quella fina dolomitica, penso che sia per questo che le chiamino Piccole Dolomiti, si sta veramente bene, soprattutto perché Stefano mi ha prestato il suo pile perché il mio lo avevo dimenticato. Ancora una volta con Stefano raggiungiamo un bell’obbiettivo con una nuova via di roccia che ci ha visti protagonisti insieme, sono contento di aver rafforzato la mia esperienza e la nostra amicizia attingendo anche dalla sua esperienza, mi trovo veramente bene con lui in montagna. Scendiamo e dopo un paio di doppiette e qualche passaggio esposto, alla forcella decidiamo di scendere per il Vaio Stretto: due impressionanti paretoni a picco, una vicina all’altra e noi in mezzo sul canale in discesa con salti di roccia anche difficili, superabili con catene fisse e scalette. Torniamo alla macchina un po’ provati ma contenti, dopo un’avventura soddisfacente. Prima di scendere un panino e una radler per brindare al successo e al riscatto su un triste ritiro al Cengio di qualche settimana prima che ci aveva abbassato il morale, oggi nuova linfa scorre nelle vene.

Semper ad altum. Silvan.

domenica 2 maggio 2010

Monte Cengio

Ossia come pochi metri di arrampicata sul marso ti riportano con i piedi per terra (in senso metaforico). Partiti prestino da Padova, diretti verso l’altopiano di Asiago, Alessio Silvan ed io, abbiamo raggiunto velocemente gli attacchi delle vie sulla parete sud del Cengio, monte sacro alla partia per via dei combattimenti della guerra 15-18. Parto io sulla via dal Bianco, primo tiro V/V+ secondo la fotocopia della relazione. Mi alzo pochi metri da terra, e dopo un chiodo e un dado “psicologico”, non mi sento sicuro per via del marsume che mi attende e non riesco a decidermi per proseguire. L’invito al cambio dai miei compari di sotto giunge come il canto delle sirene. Incontriamo intanto tre “indigeni” che si accingono a fare un’altra via lì vicino, e, crocs ai piedi, ci dicono che si può raggiungere la sosta del primo tiro anche camminando per facile cengia. Ma ormai la corda è su, io lascio il posto a Silvan, che supera di slancio il punto da me raggiunto, arriva a due chiodi un po’ sopra, si alza di altri due metri e si trova a fare i conti con una frana verticale. Decide di scendere fino all’ultimo chiodo, gli scappa una mano, un piede, quasi vola, ma riesce miracolosamente a raggiungerlo. Veloce scarrucolamento su maglia rapida già in loco e partenza per la fantomatica cengetta. Peccato che ad un certo punto la cengia finisca e per raggiungere la sosta si deva fare un traversino esposto di 15m di quarto, più scalare un po’ di muretti erbosi. Noi non abbiamo i crocs ai piedi, e, con il morale sotto i tacchi, decidiamo allora di fare la via anaconda, un po’ più sostenuta ma su roccia ottima. Riparte Silvan, la roccia è veramente ottima, ma anche il grado si fa sentire. Dopo una quindicina di metri lo calo e riparto io. Riesco a raggiungere in azzero selvaggio il punto da dove l’ho calato, ma poi cedo di fronte al fatto di dovermi staccare dall’ultima protezione. A quel punto decidiamo di cambiare sport, e ci dedichiamo alla visita culturale dei resti di guerra in loco e poi andiamo al bar ad annegare la sconfitta. Che dire ancora, dovendo trovare un lato positivo all’uscita… che abbiamo visto un posto nuovo, un ambiente sicuramente impressionante e suggestivo, che forse le vie erano un po’ “sottogradate”, che devo prendermi i crocs…. Diciamo che ogni tanto una sconfitta fa bene, aumenta la motivazione, oggi stesso avrei voglia di tornare di nuovo a fare anaconda e finirla (ma per fortuna è brutto tempo, anche xchè probabilmente non ci riuscirei). Ringrazio i miei compari per la compagnia e la pazienza. Alla prossima.

lunedì 26 aprile 2010

giaron della scala....

da lalla


eccoci qui..finalmente posso scrivere e allora allacciate le cinture che si parte.....


volevo ringraziare tutti voi per la magica giornata di ieri sul Giaron della scala.


Ritrovo ore 4.55 in via natisone..credo ormai che abbiamo anche i parcheggi riservati..e via per campogrosso...per strada raccattato anche l'ultimo di tutti noi e una volta arrivati, dopo aver parcheggiato la macchina e preso l'arnamentario via per la salita...


era splendido vederci tutti insieme per uno stesso scopo...che all'inizio era un altro ma alla fine si è rivelato eccezzionale..


dopo il primo tratto iniziale..giusto un po' in salita per scaldarci..una volta arrivati al rifugio ci siamo divisi..gli scialp con i loro sci, i ciaspolanti con le ciaspe e noi scarponari con gli scarponi..


il nostro sentiero un po' lungo e mai banale era caratterizzato da neve che si stava sciogliendo e infatti pensavo di iscrivermi ad un corso di sub tante sono state le vole che mi sono immersa con le gambe..ma tutto ciò faceva parte del gioco finche finalmente nn siamo arrivati alla base del giaron..


da qui pensavo di sedermi, godermi lo splenido panorama ed aspettarli ma prontamenti i fieri uomini mi hanno convinto..per forza credo che altrimenti sarei rotolata giù..quindi via per la salita...il tutto proseguiva bene ma ad un tratto mattia ha pensato bene di provare l'ebbrezza di scivolare in giù per poi fermarsi fortunatamente poco più sotto..anche perchè se no ci facevi lavorare anche oggi...e io avevo il cartello chiuso per ferie...anche se per te avrei potuto fare un'eccezzione..luca intanto era già su faceva la funzione di "cerca mine" hert e qualcosa...ma qui si scrive come si mangia e quindi l'inglese nn ci sta..tutto bene..il boss poi ha detto di mettere i ramponi..e finalmente tuta un'altra vita..su come missili per arrivare alla cima..che gioia!!!


tutti insieme lassù..dove tutto sembra perfetto, possibile, ti senti libero come nn mai..la fatica è cancellata della sgurado di quell'infinito che vedi e che ti riempie il cuore e l'anima..ma ahimè poi c'era la discesa..che bello vedervi scendere con gli snow e gli sci e poi noi con i ramponi che figata!!!l'ultima fatica per il sentiero di ritorno prima di gustarci la nostra birra e mangiare un qlc..ma dulcisi in fundo (nn so ma io lo scrivo così) stesi al sole a nn fare nulla..solo a parlare, ridere e scherzare e sentire tutto ciò che la giornata ci aveva regalato progettando altre uscite..


è troppo forte, emozionante, uscire con voi amici..mi date tanta carica e forza e poi mi sento così orgogliosa di essere stata lassù con voi..grazie davvero di cuore..




domenica 18 aprile 2010

Isola di Nagual

Sabato mattina ore 6.00 siamo partiti per l’Isola di Nagual. Non è un’avventura in mezzo al mare ma è stata comunque un’avventura. Arrivati con l’auto al parcheggio consigliato dalla guida abbiamo guadagnato a fatica e sudore l’attacco salendo su sentiero e ghiaione finale. Parte Stefano su un diedro poi gradoni, raggiunge tranquillamente la sosta su passaggi di IV. Lo raggiungo e riparto in alternata su un diedro molto più ripido, a vederlo è molto impegnativo. La guida lo da A0 ma la tecnica di approccio sarebbe stato A1 con staffe anche se i chiodi erano molto vicini. Le staffe non le avevamo quindi ci siamo adattati con dei cordini lunghi e proprio in questo punto volano gli occhiali da sole che si fermano per un attimo sul mio piede e poi cadono giù sotto di me; fa sempre uno strano effetto qualcosa che ti scivola giù in montagna, non tanto per il valore dell’oggetto ma perché ti fa pensare al peggio, ad una parte di te che si stacca, comunque, come si dice, meglio gli occhiali che io. La parte difficile è stata staccarsi dall’artificiale e riprendere in libera su movimenti di V per 3 lunghi metri e finalmente sosta. Stefano mi raggiunge come se si stesse muovendo in camera sua con le pantofole, bene, significa che si trova a suo agio e questo mi da sostegno morale ed ho pensato che in certe vie è molto importante avere il compagno giusto. Riparte muovendosi sul VI, non banale ma il tiro è breve di fatti il 2° e il 3° tiro si potevano concatenare. Lo raggiungo evitando un punto difficile passando 1 metro più a sinistra di dove era passato lui abbassando il passaggio di 1 grado. Quando lo dico a Stefano stenta a crederci, di fatti aveva fatto molta fatica in quel punto. Risalgo a destra su un diedro di blocchi instabili (tv da 19 o 21 pollici) non difficile ma neanche sicuro, controllo con cura di non scaricarli di sotto. Raggiunto dall’amico di corda prosegue dandomi il cambio di primo di cordata, ancora una volta stacca dalla sosta su un tratto difficile soprattutto nella seconda parte e quando ripercorro i suoi passi mi rendo conto della difficoltà di risolvere il tratto. Al cambio Stefano è contento di cedermi il posto ed io di prenderlo. Riprendo su 2 pareti ad angolo, una grigia e l’altra gialla e si elevano verso l’alto fino a sembrar toccare le nuvole tanto era alto dandomi forti emozioni, quasi un’invitante varco per il cielo. Stefano mi vede così emozionato che mi lascia tracciare anche il tiro successivo che prosegue similmente e lineare al precedente; questo è forse il tratto più bello della via: un susseguirsi di movimenti sinuosi con il corpo fatto di opposizioni e bilanciamenti con vuoto sopra e sotto su V sostenuto e continuo: “Come se fosse una danza” dirà poi Stefano. Sono in sosta appesa e tanto per cambiare tocca a Stefano un tiro difficile: strapiombante A0 continuo (reale stavolta), tutto di braccia ed un altro diedro. Dalla sosta sembrava facile ma quando provo personalmente mi impegna molto e arrivato in sosta espongo i complimenti al mio compagno. Prendo nuovamente da primo per l’ennesimo diedro fin sotto un tettino interessante e qui prendo una botta forte al gomito che mi informicola la mano tanto da non riuscire ad appoggiare la mano per proseguire; aspetto che mi passi un po’ con le gambe in opposizione in atteggiamento scomodo poi sosta comoda 3 metri a destra. Qui la via vera e propria finisce e cominciamo a cercare la doppia sulla via vicina Baci di Carta, intanto comincia una pioggerellina che ci rinfresca, ma non riusciamo a trovare il punto di discesa. Tutt’intorno è una frana e non è facile muoversi, continuiamo quindi per uscire un po’ più su sul bosco tenendoci più o meno sicurezza a seconda dei punti. Una volta trovato il bosco cerchiamo di interpretare la guida senza riuscirci, andavamo un po’ “a naso” cercando di puntare al fantomatico sentiero (almeno fino a quel momento) che porta al Pian della Paia. Tracce di boscaioli, animali e altri disavventurieri ci avevano portato solo a balzi nel vuoto o pareti da superare scalando, scegliendo il menopeggio arrampichiamo su una breve placca con fogliame (molto scivoloso) e continuando intuitivamente riusciamo dopo 30 minuti buoni a raggiungere il sentiero. Dopo 2 ore (quasi di corsa) avevamo aggirato tutta una serie di pareti per giungere alla macchina. Continuo a guardare il diedro scalato poco prima e mi piace l’idea che l’abbiamo fatto noi, sono orgoglioso di questo. Mentre mettiamo via il materiale manca all’appello un paio di occhiali ed un rinvio perso chissà dove, guadagnato un cordino trovato all’attacco e un diedro che continuo a guardare finché la valle me lo permette. Siamo stanchi ma che ci importa: domani è domenica e la via è fatta, onore e rispetto a Nagual che non ha egual.

giovedì 15 aprile 2010

Felpe del GASP

Cari amici,
intanto un grazie a tutti quelli che martedì sera sono venuti a rampegare a Curtarolo in palestra (ben 6 componenti del GASP in un colpo solo, un record).
Ebbene sì, le felpe sono finalmente arrivate e al momento sono custodite a casa del Maestro Baldo. Per averle potete prendere contatto direttamente con lui, oppure può essere una scusa per trovarci a bere una birra o mangiare una pizza. Fate sapere la vostra preferenza, in caso vediamo di trovare una sera che possa andare bene a tutti.
Alla prox
Stefano

giovedì 8 aprile 2010

Via Spigolo Barbiero - Rocca Pendice

E fu così che ieri 07.04.2010 la cordata Andrea - Laura per la prima volta hanno affrontato una via più o meno seria! Alle 12:25 si è attaccato lo Spigolo Barbiero in quel di Rocca Pendice. Ok, fin da subito Andrea ha maledetto gli amici del GASP che la sera prima in palestra gli avevano fatto distruggere le braccia e che all'attacco dello spigolo già erano molto dolenti...ma si va....e Laura la vedo bene...!!! Metro dopo metro l'ascesa continua, qualche piccola incertezza, qualche piccolo intoppo e "con i nostri tempi" riusciamo a raggiungere la rocca; ok, ci avremo impiegato la bellezza di 4 ore e 30 minuti esatti, ma la soddisfazione di una prima via solo nostra....altro che mastercard...!!!!
Beh bene direi, la cordata ha piantato un primo chiodo (dopo quello che Laura mi ha lasciato l'anno scorso sulla cresta) e poi giù diretti al bar a Teolo per una Radler dissetante e un po di cibo vah!!!
Alla prossima....

Via del 92° congresso SAT - Monte Baone

Mentre la cordata Silvano-Laura era impegnata nella via Man-ilia alle placche zebrate clicca qui Andrea e Davide si sono cimentati nell'ascesa del Monte Baone per la via 92° congresso, descrizione via (clicca qui).
Come già detto da Silvano e Laura, la mattina siamo partiti tutti assieme e dopo la colazione di rito a Mori ci siamo divisi per affrontare le due vie. Siamo arrivati sotto le placce di Baone, posteggiata l'auto e ci siamo incamminati; via tutto sommato facile, che ci ha lasciato respirare quell'aria di tranquillità e svagatezza. Ad essere onesti i primi due tiri erano pressochè banali, poi la via senza mai diventare difficile ci ha offerto un po di brio e alcuni traversi (gli unici già protetti a chiodi) non banalissimi ma mai difficili ci hanno proprio fatto divertire. Beh se si vuole possiamo dire che è una via di m***a ma non perchè non sia una bella via ma perchè ne è piena e sembra che i colpevoli siano i caprioli!!!! Beh usciti dalla via abbiamo compilato il quaderno di via (vedi foto) e ci siamo fatti quattro risate e scendendo abbiamo raggiunto gli altri in centro ad Arco per una birra e una pizza (meglio sarebbe stato un panino)!!!

lunedì 5 aprile 2010

Placche zebrate via Manilia

"Scusa, questa è la via Claudia"? Risposta del tipo 70 metri più giù: "No, la Claudia è molto più a destra; attenti questa via ha un grado molto più alto"! Forse abbiamo sbagliato via. Stamattina alle 6 non sapevamo a che cosa andavamo incontro. Laura era molto entusiasta di fare la Claudia e anch'io sinceramente, tanto che dovevo farla anche con Stefano, anzi me l'aveva proposta proprio lui, mentre Davide ed Andrea, come d’accordo, volevano fare la via 92° Congresso. Al bar dopo la colazione, una volta salutati gli altri due “GASPeiani”, le auto si dividono e con Laura ci dirigiamo alle Placche Zebrate. Arrivati sul posto, cominciamo ad osservare tutte le vie ma non avevamo riferimenti certi ne fotografici ne di esperienza, visto che in quel luogo avevamo fatto molto poco, dopo alcuni estenuanti saliscendi per la morena ghiaiosa, partiamo su una via che secondo me è la Claudia. Sapevo che il primo tiro era difficile (tra le altre cose era anche bagnato), ma il secondo tiro doveva essere un 3C e invece continuava ad essere faticoso e laborioso. Mi guardo attorno non sono più sicuro, penso che se ho sbagliato via forse il grado si può alzare anche oltre le mie possibilità, allora vedo giù un tizio e gli chiedo se è la Claudia e lui conferma i miei dubbi. Mi faccio scarrucolare giù da Laura fino alla prima sosta e da li giù in doppia. Guardo l’ora sono le 10 e 45, guardo il cielo: c’è il soletto ma le previsioni non promettono bene per il pomeriggio, mi consulto con Laura, anche se sapevamo che dovevamo spostarci a destra per cominciare la Claudia, decidiamo di fare qualcosa di più corto vista l’ora e il tempo. Andiamo a sinistra della parete verso la massa, parecchie cordate attendono il loro turno, sembra di essere in centro il sabato sera con gruppi di compagnie fuori dei locali, cerchiamo di accodarci dove c’è meno gente. Vediamo ad un certo punto sulla via Manilia (io e Laura non l'abbiamo mai fatta) solo una coppia di ragazze che ci lascia il passaggio, loro facevano solo il primo tiro. Partiamo, alla prima sosta ci sono 5 persone, gli arrivo appresso velocemente visto la facilità della via, cerco un ancoraggio col mio filo su un gomitolo ingarbugliato di corde. Cerco di convincere la cordata da 3 che mi sta davanti a superarla, visto che prosegue lenta e anche se non sono convintissimi li superiamo. Laura è una scheggia mi sta dietro bene è un terreno che gli dà fiducia e così facendo maciniamo metri velocemente. Al penultimo tiro Laura supera il passaggio chiave e continua da prima per l’ultimo tiro, la vedo piacevolmente contenta e convinta, ricalca i passaggi ormai marmorei degli appigli obbligati di mani e piedi, sparisce sopra di me. Mi chiama, la sento a malapena, mi dice qualcosa tipo “mi mollo e mi butto” o “molla tutto”, penso la seconda, quindi la raggiungo. Mentre ci mettiamo le scarpe scambiamo due parole con un’altra cordata di via e ne approfittiamo per farci scattare una foto di vetta, da quel momento ho sempre in testa la canzone di Tiziano Ferro “Ti scatterò una foto” e non riesco a levarmela dalla testa. Torniamo giù e intanto comincia a piovere, sono le 14 e 20; Laura mi dice che non è un caso se abbiamo fatto un’altra via, ribatto che a quest’ora saremmo stati ancora in via se facevamo la Claudia. Raggiungiamo Davide e Andrea in centro Arco, piove ma siamo contenti, respiriamo cercando di trattenere una riserva di quell’aria che odora di roccia, forse è solo la mia maglietta sudata, ma l’ambiente è quello che mi piace: c’è gente che ha ancora l’imbrago addosso, qualcuno ha una corda sulle spalle, molti con lo zaino. Ci raccontiamo il vissuto di quella giornata, nessuno di noi ha il kappawey, passo tranquillo mani in tasca e battuta pronta, mangiamo un pezzo di pizza, 2 ore dopo saremo stati a a casa nostra, piove ma siamo contenti.
P. S. Davide ha cambiato scarpe da roccia: 1 grado in più.

giovedì 1 aprile 2010

Cari Soci e non, ma soprattutto amici, volevo lanciare una domanda aperta a tutti per poter esprimere liberamente quello che vi spinge e/o quello che provate andando in montagna, il "perchè" arrampicate, passeggiate, sciate e qualsiasi altra attività vi porti in montagna.
E' una domanda a cui ognuno di noi avrà già risposto per conto proprio ma che difficilmente abbiamo esternato.
Sarà interessante scambiarsi e condividere la propria idea il proprio credo. Questo non farà che rafforzare la nostra passione riscoprendo negli altri un modo diverso di vedere la stessa cosa.
Non abbiate paura di esporvi o di dire la vostra, è anche questa una piccola sfida da non farsi scappare; aspetto almeno qualcosina da tutti, ciao. Silvan

sabato 20 marzo 2010

Parete San Paolo via Nereidi e Aganippe

Solita storia, solito posto, solito obbiettivo: 6,30 partenza da via Natisone per Arco con sosta bar a Mori. Stavolta siamo io Stefano e Laura che ci offre la sua auto per fare il viaggio, solo che la sua non è una vettura normale ma un’arca di Noè piena di animaletti di peluche, ognuno con una storia e oltre a quelli, molti oggetti, libri e quant’altro tra cui un cappello in panno cotto che ad indossarlo faceva molto Remì; così strada facendo non ci annoiavamo e fra una battuta e una cavolata siamo arrivati alla parete San Paolo. Alla fine abbiamo deciso insieme di fare la via Nereidi, Stefano da 1° e chiaramente Laura ed io da secondi. In parete si stava veramente bene anche se il sole era pallido e Laura mi faceva notare che la “pace” di quel posto dava veramente la “pace” nel cuore trovando il mio consenso, era la carica giusta per riprendere tutte le attività nei giorni futuri. Non era difficile il tracciato a parte qualche piccolo passaggio, le protezioni c’erano e Stefano si sbizzarriva elegante come sempre sui vari tratti del tracciato. Anche Laura, ancora una volta, con un po’ d’impegno e la giusta carica è riuscita a superare alcuni tratti difficoltosi, regalandole soddisfazione. Sopra, finita la via, non potevano mancare i nomi sul libro di via, la foto di gruppo e le congratulazioni reciproche. Vista la soluzione a breve della via, ci siamo convinti di scendere e fare un’altra via e così abbiamo fatto: tornati alla base abbiamo cominciato la via Aganippe abbastanza vicina a Nereidi. Stavolta parto io per primo ma la partenza mi sembra alquanto insidiosa ed unta. Arrivo in qualche maniera alla sosta sofferta e Laura tenta l’impresa; ad un certo momento, anche se a malincuore, ci rendiamo conto all’unanimità che forse Stefano ed io avevamo trascinato Laura in qualcosa di difficile e ci sentivamo in colpa per questo. Scarrucolata giù col mezzo barcaiolo, parte Stefano e salutiamo a più tardi Laura che ci aspetterà di sotto, tranquillizzandola che la via non è più lunga dell’altra. Alla sosta Stefano mi conferma che il primo tiro era sporco. Il 2° tiro è impegnativo, c’è la possibilità di azzerare ma lo faccio in libera tranquillo. La via prosegue impegnativa e Stefano svolge il 4° tiro. Anche il 5° e ultimo tiro è molto bello di soddisfazione. Anche qui scene gia viste: nomi sul libro di via, foto di vetta e una forte stretta di mano sintetizza e consolida la soddisfazione di entrambi. Mentre scendiamo Stefano chiama Laura al cellulare canzonandola ordinando un tè caldo; quando siamo giunti in strada lei ci ha raggiunti in auto portandoci gentilmente del cioccolato ben gradito e gustato da me e Stefano. Il ritorno, dopo un panino al bar, è un simile all’andata: sigle dei cartoni animati canticchiate da noi e nuove avventure con lo zoo di teneroni inseparabili di Laura. Una bella giornata passata in allegria, con obiettivi raggiunti di appagamento e in buona compagnia di Laura che conosco sempre di più con piacere e Stefano che ancora una volta ritrovo con piena compatibilità sia in via, sia col mio carattere anche se a volte burrascoso: grazie ragazzi. Semper ad altum.

sabato 6 marzo 2010

Piccolo Dain, parete del Limarò via Orizzonti Dolomitici

Stamattina presto alle 6.30 in via Natisone, 5 personaggi del GASP si sono trovati per fare una via in zona arco, ma in verità hanno fatto una via che non si aspettavano e non sapevano di fare: alcuni volevano fare la via 92° Congresso più lunga con un grado facile, altri la via Archai, via più corta ma sostenuta. Alla abbiamo scelto una via intermedia per poter stare tutti assieme. Non poteva mancare la tappa fissa a Mori per la colazione (gentilmente offerta a costo di lite da L. P.). All’attacco partiamo convinti (chi più chi meno) con 2 cordate: una formata da Laura ed io con corda singola in lana grossa (penso un 13 a guardarla) e l’altra composta da Stefano al vertice delle 2 mezze con Davide e Massimiliano alle estremità (corde di Davide nuovissime). I primi 3 metri dell’attacco in comune con Amazzonia non erano dei più semplici ma con l’aiuto di una provvidenziale cancellata il grado si abbatteva. La via si inerpica per la parete verticale sfruttando i punti deboli e vi posso dire che mentre ero in via guardare giù verso la roccia che contrastava sull’acqua del Sarca era piacevole. E’ vero, ci abbiamo messo un po’ più del previsto dalla guida, ma tutto sommato non ci correva dietro nessuno, abbiamo fatto la nostra via con calma e poi, tornati alle macchine, siamo andati al bar Placche Zebrate a prenderci un panino e qualcosa da bere e a raccontarci le nostre impressioni sulla via; poi tutti a casa. Mi sentivo bene e in forma, anche i punti più laboriosi della via li risolvevo con disinvoltura, forse perché questa, avendola già fatta, psicologicamente ero preparato a fronteggiarla. Anche i miei compagni d’avventura hanno gestito la via in maniera ottimale, anche se qualcuno (non faccio nomi) non ci credeva fino in fondo, forse per scaramanzia giacché alla fine n’è rimasto entusiasta anche lui. Complimenti a Laura, mia compagna di corda: mi è piaciuto lo spirito con cui hai affrontato la via, sempre attenta e non ha mai mollato. Complimenti a Davide: gli avevo già detto che non avrebbe avuto problemi dato che al Pirio lo avevo visto in forma. Bravo “Massi”: di massi in testa ne basta uno ogni tanto, spero non si sia fatto male; anche se non faceva roccia da un po’ si muoveva bene, figuriamoci se fa qualche via; intanto gli auguriamo buon corso SA2. E per ultimo non d’importanza complimenti a Stefano, posso tranquillamente parlare anche per gli altri se dico che è un punto di riferimento importante per il Gasp. Ad ogni modo ci siamo divertiti insieme, è sempre bello trovarsi in compagnia per una via. Concludo con una frase di Alex Lowe (alpinista americano):”Il più grande alpinista è quello che si diverte di più…” Be’, non per essere megalomane, ma se lo ha detto lui penso di essere un grande alpinista. Semper ad altum.

martedì 16 febbraio 2010

Via Le Scalette dell'Indria

Ore 6 e 30 partenza. Soliti ragionamenti di autolesionismo mentale: “Non potevo restare a letto? Che ci faccio in giro a quest’ora col buio? Il letto non era abbastanza comodo?” etc. . Stefano ed io scacciavamo questi pensieri convincendoci che è per passione, arrampicare è bello, la montagna ci chiama e via così, le solite barzellette. Solo dopo la colazione a Mori (tappa fissa dei pellegrini diretti in terra santa di Arco), riusciamo a svegliarci un po’ e ci rendiamo conto che probabilmente è una bella giornata, vale la pena sfruttarla. Arrivati sotto le Coste dell’Anglone, parcheggiamo l’auto e ci dirigiamo all’attacco della via, lasciando con qualche dubbio l’Opel Corsa vicino ad una proprietà privata: chissà se al ritorno sarebbe stata ancora li. Parto convinto al primo tiro: III °, riscaldamento. Il secondo tiro è per Stefano: IV°, III°, si muove bene, è in forma. Tocca a me il terzo tiro, mi accingo a fare quello che sarà il tiro chiave (almeno per me). Dulferone di VI°, non sono convintissimo, mi sento un po’ in difficoltà all’ uscita e chiaramente anche se ci fosse qualcosa per aiutarti quando sei in difficoltà non si fa mai trovare. Alla fine ne esco ma il passaggio lo realizzo imitando Big Jim (per quelli che lo conoscono), ad ogni modo sono contento di essere passato, mi sento come se avessi fatto goal ad una partita di calcio, mi dà coraggio per il resto della via. Osservo Stefano da secondo in Doulfer, passa bene, si vede che è allenato. Su ogn’uno dei tiri successivi c’è sempre il tratto impegnativo, mai da sottovalutare devo dire comunque tutti protetti. Al penultimo tiro Stefano apre uno tra i tratti più impegnativi della via: un bel diedrone anche visivamente parlando (guardatevi le foto su Picasa). Anche l’ultimo tiro non scherzava sebbene un po’ più facile, quello che mi rompe è che tutti gli spit di partenza, ultimo tiro compreso, erano sopra di 10 cm la mia massima estensione ed ogni volta dovevo alzarmi con i piedi di quei 10 cm che mi mancavano per rinviare. Una volta sopra una grossa stretta di mano confermava la contentezza, tempo di far la foto di vetta, far su le corde e giù a vedere se ritrovavamo l’auto. 11 tiri che mi hanno impegnato con soddisfazione, via protetta, roccia più che buona, consigliata. Io non ero al 100% e si è visto in alcuni tratti, comunque non è mancato il divertimento e l’appagamento. Ringrazio Stefano grande compagno di corda, che ha saputo compensarmi quando non ero al massimo e mia moglie, probabilmente ignara che la montagna per me non è una semplice “amica”.

sabato 6 febbraio 2010

Solo poche righe per dare un po' di "linfa" al sito del GASP, sperando che non sia "accanimento terapeutico" :-)..... Giovedì, con la scusa di provare le nuove felpe, ci siamo riuniti e, nonostante i numerosi assenti, tutti giustificati tranne uno, la serata è finita degnamente, con la nascita di un nuovo improbabile quartetto..... musicale (Ale alle percussioni, Ste alla chitarra, Silvan alla fisarmonica a bocca e il grande Maestro Baldo come vocalist). Alessio facci avere le foto!! Sperando di ritrovarci a breve, magari in montagna a rampegare, vi lascio con questa perla di video (per chi non l'avesse ancora visto), giusta punizione per il nostro pacco-man, qui alle prese con una scaletta metallica sul sentiero Torti. Per vederlo cliccate QUI Alla prossima

lunedì 18 gennaio 2010

Sentiero alpinistico M. Torti

A picco sul Lago di Garda vicino a Limone, su una via che doveva essere una strada, 4 appassionati di montagna si accingevano ad affrontare l'impresa della via Torti. Cosa ci facessero poi 4 come noi a meno di 100 mt sopra il lago non si sa; forse la voglia d'estate, o forse qualcuno voleva provare l'ebrezza del tuffo; fatto stà che questo connubio tra roccia ed acqua ci attirava. Stefano, io, l'autista di rally Andrea e l'amico Enrico, avevamo parcheggiato con un po' di fortuna su una piccola piazzola con tetto di roccia basso sulla Gardesana che da Riva porta a Limone. Ci rendemmo subito conto della pericolosità del tratto di strada da fare a piedi (anche se breve) per raggiungere il sentierino. Controllammo bene quasi a voler scorgere le macchine oltre le curve vicine. "Andiamo? Corriamoo"! Ci sentivamo un po' birilli su una pista da bowling. Scampato il pericolo strada e dopo un avvicinamento non tropo lungo, ci trovammo su questa strana via scavata nella roccia, dove solo il quarto lato (di un rettangolo ideologico ricavato dalla roccia) dava sul lago, a tratti con paratie per il pericolo strada sottostante. Il sole c'era, i paesaggi erano stupendi, difficoltà ridotte poiché il percorso era pressoché orizzontale, si stava proprio bene. Sono convinto che in alcuni punti se sputavo raggiungevo l'acqua del lago. Dopo una prima parte di ferrata, c'erano solo gli spit, quindi ci siamo legati in conserva a 15 mt circa e abbiamo proseguito. Dopo un paio d'ore si era alzato il vento e Stefano ed io davanti, aspettavamo Andrea ed Enrico dietro, solo che a star fermi il freddo si faceva sentire di più, cercavamo quindi di muoverci sul posto come potevamo ingozzandoci di quadrati di cioccolata, come se le calorie ingerite ci isolassero dal freddo. Abbiamo incontrato anche qualche passaggino delicato: 2 traversatine su ferrata nel vuoto e una scaletta d'acciaio in discesa dove Andrea, restato per ultimo, si era soffermato un po' più del solito, probabilmente coglieva il momento per essere fotografato e videoripreso dagli altri... Alla fine della via con nostra turbata sorpresa la relazione ci faceva dirigere chiaramente verso la Gardesana: non so gli altri ma personalmente cominciavo a sentirmi nuovamente un birillo e la cosa non mi piaceva per niente. Giunti alla strada avevamo 20 minuti di roulette russa su asfalto per tornare alla macchina. Comunque nelle molte gallerie c'era un minimo di marciapiede (se così si può chiamare): 30 centimeti di rialzo con gemme riflettenti a paletto ogni 20 mt che ti costringeva ad esporti in strada. Finita la galleria costretti a salire sul muretto di un metro dove da una parte subito la strada e dall'altra l'alta scogliera sul lago. In qualche breve tratto c'era la possibilità di stare fuori dalla strada ma poi eri costretto a ritornarci. Finalmente il traguardo della macchina, dopo l'ultimo tentativo di suicidio per attraversare la strada. Un ringraziamento ai miei amici e consorti d'avventura, per aver passato assieme una giornata per niente banale. Insomma una giornata così, dove spero ricorderò solo quella stupenda scogliera di roccia a picco sul lago.

lunedì 14 dicembre 2009

Cena I° compleanno del GASP e Ferrata Sass Brusai

Ecco giunto il momento di festeggiare il primo compleanno della nascita del GASP...e così tutti riuniti presso Andrea's house, mangiando costine salsicce e pancetta e condindo il tutto con del buon vino la festa si è fatta; ringraziamo il Massi e Silvan per il vin brulè che ci ha uniti nel brindisi di festeggiamento!!!! E poi a casa e letto che 5 avventurieri (ognuno con, chi più chi meno sonno, a causa dei diversi motivi) partirono alla volta della ferrata Sass Brusai...oramai un pelligrinaggio (come quello alla mecca) annuale per il GASP. Il freddo (tanto) non mancava ma poi via via per l'avvicinamento tutt'altro che tranquillo ci siamo iniziati a spogliare e per buona parte della salita ci ha accompagnato anche qualche fiocco di neve!!! La ferrata è andata bene, ognuno l'ha affrontata come ha voluto chi più chi meno in libera (Silvano ti ho ascoltato e non ho toccato cavo se non per la sicura)! Giunti all'uscita abbiamo mangiato qualcosa e poi giù.....qualche tratto di sentiero da tenersi un po' in campana per la neve ma nulla di che....e poi giù a pendiiiii....beh dimenticavo....siamo stati pure baciati dal sole!!!!
Una serata e una giornata in ottima compagnia e di ottimo e sano divertimento!!!
A presto

sabato 12 dicembre 2009

Via Helena con variante Sassetti (anca grossi)

Bella salita in valle del Sarca nel freddo e umido lunedì di ponte. Arrivati presto all'attacco, Silvan si è fatto velocemente il primo tiro, mentre io guardavo con orgoglio la strapiombante partenza della Via Hades, salita 2 settimane prima. Orgoglio che è durato poco. Venuto il mio turno di staccarmi da terra, ho dovuto provare ben 5 volte lo strapiombetto iniziale prima di passare. Mani fredde, poca voja, il secondo tiro è stato un po' un'agonia, comunque alla fine sono riuscito in qualche modo e dopo un tempo abominevole a venirne fuori. Terzo tiro, placchetta tecnica iniziale, poi chiodo cementato con cordino lungo. Qui la via andrebbe a sinistra, ma non per noi. Silvan infatti sale dritto, su terreno difficile e friabile, con lame di qualche metro quadro che stanno su letteralmente appoggiate alla parete, praticamente sprotetto. Dopo un po' trovo il coraggio x chiedergli come va, la risposta è lapidaria: "go canà a via". Riesce alla fine a ricongiungersi miracolosamente alla vicina via Hades, per la quale usciamo velocemente.
Che dire, bella linea la variante, speriamo nessuno cada nel nostro errore. Un plauso a Silvan per essere uscito indenne da una situazione sgradevole ed essersi mosso in libera sicuro su passaggi dove io da secondo pensavo di risalire sui prusik.... alla prossima!!!!

venerdì 27 novembre 2009

Cena GASP

Ormai il numero dei post delle cene sta eguagliando il numero di quelli delle vie.... Ad ogni modo, per festeggiare il primo anno del nostro gruppo si pensava di fare grigliata a casa di Andrea, in data sabato 12 Dicembre. Il programma completo prevede anche che il giorno dopo, ancora storditi da vin e costesine, si vada a fare tutti assieme la ferrata Sass Brusai sul Grappa, ovviamente se il tempo e l'innevamento lo permettono. Fate sapere se siete liberi in queste date... ciaoooo

lunedì 23 novembre 2009

Fuga da Hades

Mai avrei pensato qualche anno fa di poter fare una via di questo tipo. Fra le meno sportive fatte in zona Arco Stefano ed io avevamo deciso da tempo di farla, parlandone sempre con un po’ di riserbo e rispetto visto le difficoltà che prometteva. Sabato mattina prestino dopo una incoraggiante colazione a Mori non riuscivamo a trovare la strada e il sentierino che portava all’attacco e quando abbiamo chiesto alla gente locale di Drò (un pakistano, un finto climber e dei presunti tedeschi) senza risultato, decidemmo di seguire il nostro istinto con successo. Arrivati all’attacco guardando allibiti la partenza strapiombante, preparavamo le corde meditando in silenzio. Scorgemmo vicino a noi altre cordate che non sapevano se eravamo climbers o pazzi improvvisati e cercavano di capirlo con sguardi critici e saluti di circostanza: probabilmente non sapevano che la via che si accingevano a fare era sicuramente più impegnativa della nostra. Convinto Stefano a partire io per primo, mi stacco da terra convinto, l’allenamento fatto nelle settimane precedenti senz’altro mi era di grande aiuto, riflettendo su questo, arrivai distratto al primo cordino rovescio, non pensai e continuai il movimento fino al secondo cordino già presente, mi assicurai e mentre chiedevo la foto sentivo le braccia sempre più pesanti. Uscii al più presto da quel strapiombo continuando poi su placca delicata in traverso verso destra, le dita saltavano dal freddo, cercavo di alitarci sopra per scaldarle ma non ci riuscivo più di tanto e pian piano raggiungevo la sosta. Parte Stefano, non lo vedevo alla partenza ma continuavo a recuperare corda, significava che si muoveva bene sullo strapiombo. Eccolo ora ci vedavamo, attraversava la placca delicata ed anche lui otteneva la sosta, ci guardammo con soddisfazione e sembrava di aver fatto una via con un solo tiro di corda. Eravamo entusiasti e carichi di adrenalina, assodato che dopo una partenza di questo tipo niente ci faceva più paura. Continuammo la via alternandoci su tiri fino al quinto superiore con movimenti non solo di placca ma alternando traversatine e fessure sempre proteggibili e una roccia veramente bella che si prestava per superare quelle difficoltà che incontravamo, fino ad un bivio sotto un tetto-strapiombo, dove a destra si seguiva per una fessura di grado elevato, mentre a sinistra era più alla nostra portata. Percorsi un traverso sotto questo tetto-strapiombo molto bello, sia visivamente che come arrampicata, intorno al quarto grado forse con un + : veramente appagante. Il tiro successivo lo doveva aprire Stefano ed era uno dei passaggi chiave della via, altro strapiombetto impegnativo, eravamo consapevoli entrambi che era un tiro duretto. Ci consultammo e non riuscivo a trattenere un ghigno beffardo e scaramantico: ”Questo tiro tocca a te”. Stefano sapeva bene che avrebbe potuto cedermi il tiro ma, preso il materiale necessario, deliberò in pochi precisi passaggi quel strapiombo continuando poi nel tiro più difficile (secondo me) di tutta la via, mentre secondo Stefano il tiro più difficoltoso era stato il primo. L’ultimo tiro era una lunghezza divertente con un po’ di tutto: traverso, strapiombetti e placca finale, un po’ sottograduata dalla relazione secondo me, però interessante con arrampicata di soddisfazione. Una delle vie più belle che io abbia mai fatto: non è prettamente sportiva, non è alpinistica, impegnativa toccando gradi importanti che non ci ha colti impreparati; indubbiamente una porta che ci lascia intravedere nuovi traguardi da raggiungere grazie al mio compagno ed amico di cordata che stimo e saluto.
Semper ad altum...

sabato 21 novembre 2009

Alcuni del GASP si allenano!


Ecco come alcuni membri del GASP si allenano divertendosi e (chi più chi meno) distruggendosi ma sempre con impegno costante.
Alcune foto di giovedì scorso...

domenica 25 ottobre 2009

Torre dell'Emmele, spigolo Daniele - Scorzato

Bella Domenica sulle Piccole Dolomiti per ripercorrere questa breve via aperta 35 anni fa sull'imponente torre dell'Emmele, zona Cornetto. Alla fine, con un bell'avvicinamento di poco più di un'ora, raggiungiamo l'attacco dopo una breve discesa nel franoso boale dietro la torre. Primo tiro tranquillo per fessurina proteggibilissima di 3+. Sosta su clessidra, Massi mi raggiunge veloce e parto subito all'attacco del secondo tiro. 4+ dice la guida, effettivamente l'arrampicata si fa impegnativa, forse anche di più di quello che ci si aspettava. Mentre salgo, dopo aver indugiato un po' su un passaggetto ostico, in una strana sensazione di insicurezza, penso al famoso detto "Piccole Dolomiti, Grandi casini". Così, giusto per esorcizzare, visto che l'ultima clessidra si trova già un po' di metri sotto i miei piedi, decido di piantare un chiodo, che entra alla perfezione. Mentre tiro le ultime martellate, mi accorgo di un bel chiodo di via un metro sopra. Peccato.... anche perchè poi il chiodo rimarrà lì. Poi su fino alla sosta appesi ai chiodi. Terzo diro abbastanza impegnativo, V/V+ dice la guida. Alla fine si rivela meno duro del previsto grazie anche alla buona chiodatura e discreta proteggibilità. Massi mi raggiunge veloce e riparto per una placca ben chiodata di 4+. Fin qui roccia ottima e appigliata. Poi passa avanti il Massi che si destreggia abilmente negli ultimi tiri, meno sostenuti nel grado ma di contro resi difficili dalla qualità della roccia, ora mediocre. Sulla vetta, solitaria e assolata, il panorama spazia dalle Piccole Dolomiti al Carè Alto, Presanella, Brenta, Pale di San Martino, Asiago.... Bella salita e bella giornata in amicizia. In vetta il pensiero va al grande Lorenzo Massarotto, che proprio all'uscita della nostra via era stato sbalzato nel vuoto da un fulmine qualche anno fa. Poi veloce discesa verso casa attraversando il bosco infiammato dai colori dell'autunno. Fine del poema ;-) Alla prossima ciao!!

lunedì 12 ottobre 2009

castagne e vin da sassetti

Nuovo aggiornamento: ci troviamo lo stesso domani dopo cena da Silvan.... x chi può. ciao!

Aggiornamento: visto che venerdì questo molti non possono posticipiamo.

Ci sentiamo meglio e lasciamo passare qualche giorno, eventualmente fate sapere a me o Silvan quando vi va meglio.

Cari amici Gasp, giunge da Silvan la proposta per una serata in compagnia, a casa sua, a base di castagne e vin rosso!!
La proposta è per venerdì questo, fate sapere se vi va bene o se preferite un'altra data, a me o ancora meglio a Silvan.
A presto!
Stefano

mercoledì 7 ottobre 2009

Rocca Pendice via Dorna

Qualche problemino a casa, io e Stefano, ci costringe ad una via sui nostri colli: "Cossa femo, a ghemo fato quasi tuto..." E così parlando ci mettiamo d'accordo per fare la Dorna, che ne io ne Stefano avevamo mai fatto. Sabato in tarda mattinata sto per partire su questa via che ne avevo sentito parlare come di un qualcosa di infattibile. Il primo tiro lo faccio abbastanza bene anche se salivo con l'angoscia di dovermi trovare da un momento all'altro davanti ad una difficoltà estrema. Il secondo tiro lo conduce Stefano e passa anche se mi confiderà poi che stava arrampicando con la mia stessa ansia. Un attimo da capirsi alla fine del secondo tiro dove Stefano incrocia degli spit recenti probabilmente di un'altra via e noi seguiamo quelli. Il terzo tiro sembra tosto, è un'attraversata a sinistra di grado più elevato; parto convinto diventa sempre più difficile, mi dico che ce la posso fare finchè non mi parte un piede su del muschio o dei licheni che siano della trachite, al che nascondo il mio orgoglio e comincio ad azzerare sugli spit (mica l'ho fatto per niente il corso di artificiale). Stefano raggiungendomi a fotocopia, riparte per un diedro poco rassicurante e strapiombante, integra nei passaggi chiave vista la scarsa e vecchia presenza di protezioni esistenti e dopo alcuni passaggi finali atletici mi incoraggia a raggiungerlo; effettivamente è un tiro molto bello, difficile e gagliardo quel che basta per superarlo con entusiasmo. Eccoci poi, conclusa la Dorna, collegarci con la Bianchini dove ritrovo passaggi belli e non banali fatti recentemente. Ne esce una via a torto poco ripetuta, esaltante abbastanza alpinistica per essere a Rocca Pendice, una bella classica. Alla prossima. Semper ad altum...

mercoledì 23 settembre 2009

Pala di Punta Ellie

Bella salita in compagnia nel cuore dei Cadini. Bel tempo, via abbastanza facile, su roccia ottima, che abbinata alla discesa complessa ha fatto di domenica una indimenticabile giornata "dolomitica". Complimenti a tutti i partecipanti. Evito di dilungarmi oltre, mi limito a fare un sincero complimento al mio compagno di cordata Silvan, per la sicurezza e la generosità dimostrata (el ga anca disincastrà a corda)... e io che gli avevo anche porconato dietro ;-) Sicuro che il blog sarà inondato di commenti vi saluto! Alla prossima

lunedì 14 settembre 2009

Grande Evento
Pizzata di ritrovo del G.A.S.P.
Giovedì 11.09.2009
Ore: 19:30 (o più tardi per chi non può prima, "ve spetemo bevendo qualcosa e fumando na cicca par chi che fuma)!
Location: Pizzeria da Giordano in via Chiesanuova a Padova.
Come dice il Nostro maestro Baldin: "...n'demo magnare nà pissa da Pissa!"
L'invito è per tutti noi con morose, morosi, amanti meglio di no, mogli, figli e parentado a seguito!!!!
Scherzi apparte ci si vede tutti giovedì!!!
Non mancate!!!!

11.09.2009 - Solitaria nel gruppo del Carega

Dopo la performance di Massi e Checco eccomi a narrarvi una mia piccola avventura compiuta in solitaria venerdì 11.09.2009.
Ore 06:53 si parte dall'auto al rif. Revolto direzione Passo delle tre Croci (detto anche passo della Lora) dove vi giungo con circa 15 min di anticipo; poi giù di corsa verso il rifugio Battisti arrivandovi con 40 minuti di anticipo. Qui per affrontare meglio il Vaio decido di prendermi una mezzoretta di pausa e sono proprio le 09:23 l'ora a cui riparto e via su, come programmato si prende il Vaio di Pelagatta che fin da subito ma specie sulla parte terminale fa vedere le sue difficoltà; passaggi di II° e III° non protetti da fare in libera ma tutto si dimostra difficoltoso ma emozionante, all'uscita dieci minuti di pausa, via il casco e subito al rifugio Scalorbi dove ci giungoalle 11:25. Pausetta pranzo di altri dieci minuti, rifornimento idrico e, anche se il Vaio mi aveva un po sfiancato decido per il portare avanti la sfida e quindi su, veloce verso l'attacco della ferrata Campalani e da esso veloce la ferrata verso il rifugio Scalorbi. Giunto ad esso me magno qualcosa, una Radler dissetante e via in 5 minuti in vetta. Il meteo inizia un po a peggiorare quindi racolte le forze parto veloce per il Sentiero delle Creste fino a Costa Media, un saluto a cima Tibet per poi imboccare il Sentiero attrezzato Angelo Pojesi che si rileva lungo, ma che per accrescerne la scarsa difficoltà ci si mette il meteo scaricando prima cinque minuti di abbondante pioggia, poi dieci di sereno e poi una mezzoretta di temporale che mi ha visto costretto in due occasioni a mettermi in sicura sotto a un tettino e a non toccare il cavo per il rischio fulmini; il tutto condito da scariche di sassi dai canaloni. Sono cmunque giunto all'atteso rifugio Pertica da dove imboccata il sentiero Bocca Trappola (raggiunta in 10 minuti in meno) ho poi deviato per il rifugio Revolto raggiunto in circa altri 20 minuti. Un'avventura fantastica, un po' provante nella durata di 10h e 48 minuti, un'ora e 8 minuti in più del tempo previsto ma con circa 1 h 30 min abbondante di soste. Quindi direi bene!!!!!

Per le foto vi rimando all'album su picasaweb: Clicca Qui!
Qui posto solo il percorso!!!

giovedì 10 settembre 2009

Eccomi qua!
grazie a Stefano e Andrea per i commenti lusinghieri.
Per ricapitolare:
tanto per tenere alto il valore del Gasp, sabato 5 ho pensato bene di andare sulla Cima del Gioveretto (BZ), 3439 metri per circa 1500 metri di dislivello; un grazie agli ski alp (luca s-luca c)per questa scammellata.
Non contento il giorno dopo con checco abbiamo fatto la transpelmo!
Onore a Checco che ha fatto il gran tempo di 2 ore e 45 su 5 massime. Un atleta.
Io ho cercato di stargli dietro con 2.50.
Nel complesso abbiamo corso come i matti ma abbiamo fatto di tutto per tenere alto il gasp!!

lunedì 7 settembre 2009

Cima Carega al chiar di luna

Ore 21:00 di sabato 05.09.2009 eccola spuntare l'idea nella mia mente di sfruttare la luna piena e di andare a camminare in montagna!!! Con le gambe sotto la tavola mangiando, lancio a degli amici l'idea che dapprima mi prendono per pazzo ma poi accettano e ci stanno!!! (P.S. non vi ho avvisati sapendo dei vari impegni che avevate)
Partenza da casa e arrivo al rifugio Revolto per le 00:30, subito su fino al rif. Scalorbi dove ci siamo stesi su un lastrone di cemento nelle vicinanze del rifugio (il bivacco era pieno) e, col mio solito sonno improvviso mi sono addormentato alla fantastica temperatura di 1°c alle ore 02:00. Cielo limpido, luna splendente freddo polare e umidità che hanno accompagnato e tenuto sveglio gli amici tutta la notte! Dopo circa 40 minuti mi sono svegliato (grazie alla sveglia) e sono partito alla volta del Fraccaroli e della Cima Carega raggiunta in 1 ora e 15 per poi scendere subito dagli amici (che non mi avevano seguito) in circa un'ora e rientrare nel "caldo" sacco a pelo! Un'altra oretta di sonno e poi la sveglia forzata e congelata per ripartire alla volta della macchina!!! Un'esperienza fantastica...
Ovvio non poteva mancare la foto del GASp...

mercoledì 2 settembre 2009

ciao a tutti amici del Gasp!al ritorno dalle ferie è d'obbligo ricordare le belle cose fatte insieme a voi quest'estate:tra queste sicuramente il Cevedale ( grande Rova per essere venuto) e il Bernina.
AL Bernina in realtà siamo arrivati quasi in cima ma comunque una due giorni di ghiaccio veramenti belli.
Infine ricordo che il nome del Gasp da venerdì scorso è scritto nel libro di vetta del campanile di val montanaia!!!!!!!!!!
Un saluto a tutti
Massimiliano Gasp

lunedì 24 agosto 2009

Via del Buco (o dei Finanzieri)

Relazione: Clicca qui.

Via piacevole che ci ha reso tutti e quattro (Andrea, Stefano, Davide e Silvano) soddisfatti all'uscita dai 9 tiri di via!
Partiamo dall'inizio, il ritrovo è stato alle 04:50 c/o casa Baldin per Andrea e doveva essere alle 05:00 c/o via Natisone con tutti gli altri...lo stato comatoso accompagnava tutti e 4 i, chi più chi meno, giovani alpinisti (non odiateci cordata dei "vecchi", restate sempre i mejo). La domanda che ci ha accompagnato fino al passo del Falzarego è stata: "Ma chi ce l'ha fatto fare stamattina di alzarci invece che restare a letto in questa bella domenica estiva!?!?!?!?!?"
Dibattuta e lunga è stata la scelta della via ma alla fine si è arrivati ad una decisione! Via del Buco o dei finanzieri!

Decise le cordate; Cordata dei giovani: Andrea e Stefano & Cordata dei Vecci: Davide e Silvano; ci siamo preparati e abbiamo raggiunto l'attacco (ricercato) della via ricevendo anche, durante l'avvicinamento, il buongiorno da una famiglia di Stambecchi (o caprioli boh... ma vi confesso che li vedevo bene in umido)!

Via bella, non proprio idonea per me da tirare da primo ma che mi ha permesso comunque di farlo per un tiro (in meso al rumego con poca possibilità di proteggere) e che però mi ha entusiasmato nell'arrampicata!!! Come sempre diciamo, in via si possono fare più o meno belle conoscenze, beh per noi ciò è avvenuto e ci ha permesso di ridere fino a casa!



Da ricordare anche che, i due capocordata (Stefano e Silvano) avevano consegnato (chissà se apposta o meno) a Davide la relazione della via : "Cuore T'oro", il quale fino al terzo tiro, guardandola sosteneva di essere fuori via!





Ebbene si, conoscemmo un certo "ooo uu gnao muuu beeehh" beh insomma che personaggio!!!!

Grande però la soddisfazione dopo l'arrivo in vetta!!!

La discesa per qualcuno possiamo dire sia stata un po' dolorosa...avremmo tutti voluto essere nei suoi pensieri per capire a cosa pensava!
Bella via, entusiasmante l'arrampicata in un paesaggio sempre mozzafiato e con una giornata stupenda!!! Un grazie a tutte e due le cordate oltre che per l'ascesa anche per del buon sano divertimento e della buona compagnia!!!

Il resto di foto sono nell'album di Andrea e di Silvano di Picasaweb.


Permettetemi un appunto a nome mio (Andrea): Ieri mentre salivamo spesso mi tornava in testa un amico che drasticamente ci ha lasciati il giorno prima in un incidente aereo.
http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=70517&sez=NORDEST
Era un alpinista come noi oltre che un medico e ieri anche se in modo personale, sono andato su portandolo dentro al cuore e dedicandogli col pensiero la via! Volevo ricordarlo anche quì, perchè era una persona che quando qualcuno era in pericolo saliva e metteva a rischio (come tutti i suoi colleghi) la sua vita per salvare quella degli altri; lui era ed è il dott. Fabrizio Spaziani che volava con "Falco" di Pieve di Cadore! Un grazie per quello che hai e avete fatto nella vostra vita!!!
Due link per conoscerlo:
Fabrizio Spaziani
Fabrizio Spaziani

mercoledì 19 agosto 2009

Cevedale, via Normale dalla Valfurva

In sostanza una tranquilla e panoramica salita su ghiacciaio, facile e priva di crepacci a parte la crepaccia terminale. Sempre presente una ottima traccia, utile soprattutto nella parte ripida a 40°. Il bell'ambiente ha pienamente ripagato la scammellata che ci siamo fatti per raggiungere il rifugio Casati. Personalmente ho trovato bellissimo il tratto finale che porta in cresta, che la mia cordata (quella delle persone normali, formata da me, Simone e Alessio) ha affrontato mentre un vento abbastanza forte faceva correre veloci le nuvole sopra le nostre teste. L'altra cordata (quella degli atleti, formata da Massi Checco e Luca) ci aveva preceduto di una decina di minuti. Ho messo un po' di foto sul mio link picasa. Peccato che alcune siano un po' sfuocate o "bruciate" causa riverbero della neve. Inoltre (peccato mortale!!!) non ho neanche una foto di vetta di gruppo.... Aspetto di vedere le vs foto. Alla prossima. Stefano

lunedì 17 agosto 2009

Cevedale - Bernina

Col pensiero seguiamo le Nostre cordate impegnate nella salita al Cevedale e successivamente per i più temerari la salita al Bernina!
Per chi è stato costretto a casa non resta che aspettare il loro ritorno per le foto e i racconti!!!!
La "spedizione" è partita all'alba del 16 e i più temerari rientreranno il 20 agosto 2009!

Oggi 17.08.2009 ore 10:01 giungono notizie positive dalla spedizione da parte di Stefano; il Cevedale è raggiunto!!!

In bocca al lupo ragazzi!
by "Ardito Desio" Andrea

venerdì 14 agosto 2009

Spigolo Irene Bastioni di Mondeval

Tutto sommato una bella via apparte l'ultimo tiro franoso.Chi non ha tempo si fermi qui.
Chi ha un po' di tempo prosegua: cercherò di rendere meglio l'idea.
Stefano Alessio ed io cercavamo una via non troppo lunga (vista la cordata a 3) e con un'avvicinamento che fungesse da allenamento per fare un po' di fiato. Salta fuori una via colta da Stefano su di un libro di Cipriani. Da Passo Giau ci portiamo con passo veloce fino a Forcella Giau ma con una salita veramente impegnativa; poi un'ambiente che sembra uscito da un libro di fiabe: un falso piano erboso con cime imponenti a destra (Pelmo) e paretoni a picco a sinistra (Bastioni di Mondeval), 15 - 20 minuti più giù sempre a sinistra la nostra via. Parte Stefano con la voglia di riscattarsi sia dall'ultima esperienza negativa sulle Pale, sia dall'ultimo giro su una guglia delle Piccole Dolomiti con me per niente soddisfacente (vedi foto Picasa Silvan). Fa tutto il primo tiro ma ci confessa che forse non è ancora il suo momento. Alessio non sta molto bene, ha un po' di nausea. Mi rendo conto che tocca a me continuare l'opera: tutto sommato mi sento bene, sono in un'ambiente che amo, che mi è caro e la roccia mi sembra discretamente buona. Cominciando il 2° tiro mi rendo conto che bisogna tastare bene la roccia perchè è si dolomia porosa, ma si muove e vien via parecchia roba. Dal basso intanto mi danno corrette indicazioni sulla linea da seguire, visto che la relazione come già successo altre volte è una foto al libro (vedi foto Picasa Silvan). Continuiamo così per altri 4 tiri tutti da proteggere apparte qualche cordino e qualche chiodo già presente, le soste ci sono tutte. Un chiodo Stefano decide giustamente di lasciarlo per i posteri: sono contento di aver lasciato la firma, un po' meno per gli 8 € del chiodo da ricomprare. I passaggi di 5° sono tutti fattibili, gli appigli chiave sono puliti e sani e non è poco. Arrivati all'ultimo tiro mi rendo conto che sto arrampicando su sassi mobili di varia misura ed ho difficoltà a proteggermi sul sano, anche quando penso di essermi protetto bene vedo la mia ultima protezione che se ne va giù per conto suo: sono di ghiaccio, non riesco a muovermi, ho paura, Marianna... (Serie di imprecazioni non riportate). Mentre cerco soluzioni anche per capire la linea di via, vedo il miraggio di un chiodo, traverso a sinistra per arrivarci, sto camminando sulle uova; finalmente protetto supero gli ultimi muretti franosi per arrivare dopo 50 metri di tiro ad una sosta/sperone, con un chiodo esistente che devo ristabilire e con un nuovo chiodo messo in 3 tentativi, scoprirò poi che era come non ci fosse. Mi raggiungono Alessio e Stefano rendendosi conto della difficoltà dell'ultimo tiro. Ci guardiamo soddisfatti, contenti, c'è aria di festa. Una pacca sulla spalla, il tempo di far su il materiale mettere in bocca qualcosa, foto di vetta e giù per il canalone tutto d'un fiato ripassando poi sulle tracce dell'andata fino al passo Giau quasi correndo, la scusa è per fare fiato, ma almeno personalmente era per arrivare al bar a mettere qualcosa nello stomaco.
C'è qualche foto di questo giro sul mio link di Picasa. Se non vi ho trasmesso quello che ho vissuto ditemelo o meglio scivete, anche dei vostri commenti se avete tempo, alla prossima...

lunedì 10 agosto 2009

Guglia Negrin - Via Soldà

Mezza giornata di tempo incerto, voglia di riprendersi dopo le esperienze sulle Pale... una via corta in un ambiente ben conosciuto e con avvicinamento breve è l'ideale. Così la scelta ricade sulla guglia Negrin, Via Soldà sulla parete Est. La relazione diceva "La via è piacevole e frequentata pochissimo. La roccia nel complesso è buona, ma con tratti friabili". Ecco la nostra (mia) opinione: bella linea, ottima chiodatura, buona esposizione, roccia pessima. Unico passaggio "bello" l'uscita dal tetto che caratterizza la via. Guidizio finale: via sconsigliabile. Onore a Sassetti, ancora una volta sugli scudi, sempre capocordata; seppure supportato da una buona e recente chodatura si è destreggiato con maestria nell'arrampicata sulle uova, facendosi strada tra comodini in bilico (Marianna), appigli ricoperti di terra e polvere e passaggi su roccia veramente precaria. Quanto a me, se volevo riprendermi dalle Pale, beh ho scelto il posto sbagliato. Speriamo di rifarci presto. A proposito, per chi volesse proprio ripetere la via: portarsi uno scopino da caminetto, la roccia è veramente sporca, noi siamo usciti che sembravamo due minatori... ciao e alla prossima.

mercoledì 5 agosto 2009

Via Giordano - Piccolo Lagazuoi (Falzarego)

Centra

Giornata proprio bella, via bella senza particolari difficoltà ma che ha permesso a tutti di divertirsi e di uscirne soddisfatti!!!!
Tre le cordate che hanno affrontato la via , carichi dopo la colazione Agordina; la prima col (se continua così) un altro promettente INA il dott. Massi e Luca (Scialp), la seconda composta dai Pallini (Laura e Andrea) e la terza ma non da meno, da Simone e Anna.





Beh insomma, una bella giornata da ricordare....


E non dimentichiamoci del pranzo al rifugio Strobel condito da una giovane ed aittante cameriera che sembrava (e concedetemela questa affermazione) essere in astinenza da qualcosa.... ;-)
Un ritorno a casa per così dire movimentato...o meglio: rallentato!
Ma una giornata tra amici da ricordare, divertente appagante e stimolante!!!

sabato 4 luglio 2009

Scalet delle Masenade via Decima




A chi piace arrampicare in Moiazza non può perdersi questa classica: una bella linea logica (praticamente un colatoio), una roccia veramente bella porosa e sana, più che proteggibile, tiri mai banali di esaltante arrampicata, difficoltà superabili grazie ai molti appigli che la via offre. Il problema nasce quando arrivando prestino all'attacco, Stefano ed io pensavamo che regalassero panini o bibite fresche visto che stavano tutti in fila in attesa e altri che stavano per arrivare; approfittando dell'agilità della nostra cordata a due, siamo riusciti a staccarci un pochino dal gruppo e a goderci la via nel migliore dei modi. Ottima performans del nostro amico (INA?!?!) Stefano che spero in un suo prossimo commento. Resta di questa via un ricordo indelebile che ricorderò sempre con piacere e che mi da nuova spinta per altre vie; sicuramente una delle più belle vie che io abbia fatto.

martedì 23 giugno 2009

Benvenuta Alice

E' con immenso piacere che i membri del G.A.S.P. hanno partecipato al battesimo di Alice....figlia del nostro mastro Davide e della moglie Seila! In prima fila l'ormai INA Stefano che con Licia hanno assorto in modo superlativo al compito di padrini.A fine della cerimonia, sbrigati i convenevoli saliti, ops scusate, andati... tutti a casa del Davide dove il Gasp ha dato il meglio di se tra l'abbondante manicaretto della cena a buffet nel giardino estivo della Baldin family! Una location che si è dimostrata molto suggestiva!! Complimenti davvero!!!


Ma ecco che, dopo una buona mangiata, una buona bevuta, un'ottima macedonia e un dolce favoloso, arriva la notizia del Padova in serie B e che fa il Gasp per festeggiare, decide di andare a visitare l'altare al piano inferiore, ne è testimone qualche foto....pochi hanno accesso a quest'area sacra e noi c'eravamo...

E per finire una bella foto con tutti i membri del Gasp che erano presenti....



Nota dell'autore: Come avrete notato in due foto risultano offuscate delle parti di esse; è stata una scelta personale per proteggere queste due foto dove comparivano il viso di due bambine (una è la festeggiata); il sito è pubblico quindi chiunque può entrarvi e, a scanso di utilizzi spregievoli ho preferito modificare le foto! Spero che siate daccordo!!!