giovedì 30 dicembre 2010

due passi sul carega....


Stamattina nonostante i volti assonnati ci siamo diretti verso Verona per salire al rifugio Scalorbi... dopo un po' di fatica per parcheggiare lungo la strada e il tentativo di aiutare dei perfetti sconosciuti spingendo la loro macchina, ci siamo avviati dapprima al Revolto e poi al Pertica...il sole ci accompagnava e la giornata era splendida... passo dopo passo sulla neve battuta e ormai in fase di scioglimento ci siamo diretti verso lo Scalorbi...strada facendo ci siamo imbattuti nei ghiaccioli che Andrea e Chicco hanno opportunamente usato in altri modi...( vedi foto...) e il tentativo di Andrea, con i ramponi nuovi regalati da noi del GASP, di salire per una piccola salita con neve e roccie...ma per fortuna nn c'è riuscito se no.....i ramponi glieli mettevo sulle orecchie...ma tutta la strada se li è tenuti su tanto si è affezzionato..

una breve pausa per il pranzo al sole che ci illuminava e scaldava..qualche gioco sulla neve..il tentativo di farmi congelare le mani mal riuscito per fortuna e Chicco che faceva il pesce sulla neve...beh se fossimo normali nn saremo noi...

poi via per la discesa... in rapidità siamo scesi e poi via a berci la cioccolata calda che ci sognavamo già da mo'....ma qualcuno aveva voglia ancora di dolce...e allora perchè non un caffè e dei dolci? anche perchè Andrea ha detto che non si può più bere birra finchè lui nn sta meglio...ma ti pare....è che dopo si doveva guidare...

intanto i ramponi vanno bene...noi abbiamo passato una gran bella giornata in compagnia e già tanti altri giri da fare sono nei pensieri...

ps....ragazzi mettete la testa a posto.....

domenica 12 dicembre 2010

Sentiero 100 Monte Grappa

E fu così che dopo le 20:00 di venerdì scorso Andrea ed Enrico in quattro e quattro otto, dopo mesi di tesi, esami e lauree hanno deciso di rientrare nel mondo alpinistico e quindi via!!! Ore 07:00 della mattina successiva ritrovo davanti ad AlpStation a Bassano e, vista l'ora di chiusura e i pochi schei, siamo ripartiti direzione Santa felicita e, bevuto il caffé e calzati gli scarponi siamo partiti! Ci aspettavano 5 ore di salita e, causa un po' lo scarso allenamento e la neve che a colpi dura a colpi fragile siamo arrivati in vetta con qualche minuto di ritardo...!!! Beh pranzo veloce, visita all'altare dei caduti, volo di Enrico su di esso e poi bisogna decidere su come procedere....il buio ci raggiungerà presto e ci coglierà nel buio! Foto assieme e passaggio in rifugio per un caffè (corretto grappa Nardini) e per chiedere quale sia la via più breve per il ritorno ma ecco che un altro personaggio compare e ci propone di scendere con lui fino a Crespano che è da solo e sarebbe più tranquillo e poi ci accompagnerà lui alla macchina! Beh, noi aiutiamo lui, lui aiuta noi....perchè no?! Quindi accettiamo, ci fermiamo un po' in rifugio e poi giù.....anche Andrea fa il suo volo atterrando di c**o e poi è tutta una passeggiata fino all'auto raggiunta con il primo buio!!!!
Una bellissima giornata, a volte tanto fredda!!! Ottimo reinizio.....
Semper ad altum

domenica 5 dicembre 2010

le alternative a volte ci sono...

bene....al lieto evento io e Silvan decidiamo di andare a fare via Similaun e il ritrovo è alle ore 6 in via Natisone...freddo e pioggia non ci fermano e partiamo...Camilla è pronta anche per la neve incontrata e noi forti della meteo che dava bel tempo, continuamo a tirare dritto fino a Mori..ma ahimè giunti qui troviamo 10cm di neve...non ci crediamo..arco imbiancato e tutto il circondario sotto un aspetto mai visto...tristezza perchè volevamo toccare la roccia..e allora che fare?l'alternativa è il king rock a verona e allora via verso quella meta che sicuramente non sarebbe stata la stessa cosa ma..... nel frattempo stavo per scaricare il mio boss perchè mi stava facendo impazzire con il navigatore....ma poi eccoci arrivati...entriamo e partiamo...silvan fa un 6c da primo..eccezzionale.....e anche se la soddisfazione non è stata la stessa, abbiamo lavorato e fatto tiri simpatici, su spigoli, strapiombetti, più o meno difficili e con un certo divertimento.... e poi il boulder...noi peggio dei bambini...
a volte l'alternativa non da la stessa soddisfazione della tua idea principale, ma ti aiuta a focalizzare l'obiettivo, ad avere la pazienza fino all'occasione successiva per poterti guadagnare ciò che vuoi...l'alternativa ti lascia un margine per crescere un po', per non abbatterti per capire che la volta decisiva sarà ancora più bello!!!
lalla

sabato 4 dicembre 2010

Benvenuto DAVIDE!!!

Ore 01:19 del 02 dicembre 2010 viene alla luce il primogenito erede di casa Rova!!!
DAVIDE: un giovane, sano e futuro alpinista (ora mamma Licia ci ucciderà) di 3,7 kg!!!
I migliori complimenti a Mamma e Papà!!!
Il GASP

E la tradizione del G.A.S.P. con i neo-nati, continua:


....consegnato l'imbrago artigianale fatto a mano al papà Stefano!!!!

sabato 27 novembre 2010

Dott. Carraro hahahahaha

Ebbene si, il 16 novembre scorso anche Andrea è stato proclamato Dottore in Infermieristica! Non si poteva non festeggiare e quindi ecco il GASP riunito a casa Carraro per una grigliata innaffiata da Buon vino!!!
Un grazie di cuore a tutti quelli che hanno partecipato e a chi ha partecipato al regalo!
Non resta che ghiacci per poi andare a morderlo con quelle 12 punte.....
GRAZIE!!!

sabato 30 ottobre 2010

Claudia

Finalmente dopo tanto tempo passato a desiderare, progettare e tentare una via che era diventata quasi un mito, insicuri che esistesse veramente, eccoci sulla epica via Claudia. C’è chi ha dovuto star sveglia la notte e poi far la via e chi come me che ha dormito in via, poiché mi son trovato su un “6a” tenuto conto che la via è massimo “5c” solo al primo tiro. Laura ed io ci sentiamo gasati, avevamo proprio voglia di arrampicare: volevamo metterci alla prova dopo tante ore passate a pannello. Avevamo anche fatto recentemente “Lo Spigolone” a Rocca Pendice, ma in realtà volevamo essere alle Placche Zebrate, ed oggi eravamo proprio la a realizzare il sogno tanto atteso. Va bene che il primo tiro difficile è bagnato, va bene che la placca dei vari tiri è spietata, mi sta anche bene che i resinati non siano proprio vicinissimi, ma se poi ti trovi su tutti i passaggi il marmo lisciato (vedi tomba di Sant’Antonio al Santo di Padova) allora ditelo, il mito mi si frantuma, non è regola fissa che il marmo liscio è uguale a bello. Abbiamo cominciato la via alle 9.45, davanti a noi una cordata di due trentini ci terranno compagnia per tutto il tragitto; sono riusciti a starci davanti per circa 5 o 6 tiri poi, come nella formula 1, un loro pit stop sbagliato permette un nostro sorpasso passando al comando, loro intanto cercavano di rientrare in pista dopo aver preso una sbandata sulla vicina via “Luna 85”. La nostra cordata è dinamica e l’alternarsi da capocordata risulta essere efficace, anche Laura ne è convinta che prosegue convinta e capace. Quasi alla fine, a pochi tiri dalla meta, prendo una sbandata anch’io e mi trovo (stranamente) su un’ottima placca con molto grip ma con grado superiore rispetto la relazione. I trentini già vedevano il sorpasso, visto che mi ero ormai alzato per 15 metri a sinistra fuori via, ma invece di ritornare sui miei passi, invento una variante di rientro degna di nota (tanto per non smentirmi vedere via Helena con variante Sassetti) che mi riporta alla sosta corretta mantenendo il primato sugli inseguitori. Laura tenta il tutto per tutto seguendo il mio nuovo tracciato ma alla fine, dopo imprecazioni taciute, provoca un pendolo controllato che la riporta a destra sulla giusta via. Gli ultimi due tiri li conduce Laura portandomi fuori da vera capocordata ormai testata. Può mancare la foto di vetta? Chiaramente no, e la Radler al bar? Ovvio che no, abbiamo di che brindare: un brindisi alla nostra vecchia e cara amica Claudia che oggi ci ha voluto bene.

Semper ad altum.

via claudia...

dopo una mattina e notte a lavoro completamente sveglia con Silvan si era già deciso di fare la tanto attesa via claudia considerando anche la bella giornata...un sonno e una stanchezza invadevano il mio corpo ma niente..siamo partiti e dopo la solita colazione a Mori parcheggiamo la macchina, ci vestiamo e andiamo. In macchina mi dice che è una via lunga...la relazione prevede un tempo di 5 ore ma noi sicuramente ce ne metteremo di più.. e io che penso..vabbè, speriamo di reggere...all'attacco della via (finalmente quello giusto) c'erano due ragazzi veloci quindi attacchiamo subito..Silvan in gran forma fa il primo tiro con scioltezza....io decido che bisogna farlo e quindi senza tanti pensieri via dietro....duri e lisci i primi metri ma nn per questo ci siamo arresi e poi via in alternata....ma ad un tratto salgo, salgo e nn trovo la sosta...guardo, scruto e finalmente eccola...e per fortuna...nn avevo più corda...recupero Silvan che mi dice che la via per lui non aveva particolari difficoltà..detto fatto...piega a sinsitra invece che a destra ed eccolo prendere un tiro della via affianco..laLuna 85.."solo" un 6a.. e ha avuto il coraggio di dirmi che la sentiva tirare un po'...i tiri procedevano, la via dava soddisfazione e mi piaceva un sacco..guardo l'orologio e, o il tempo non passava o noi eravamo veloci...qualche passaggio un po' delicato, una velocità di prosecuzione ecccccezzzzionale e un coordinamento tra di noi davvero perfetto....mi lascia chiudere la via e lassù tutto torna...un paesaggio mozzafiato con i colori dell'autunno in lontananza, il sole che ci scalda un po', la piacevolo sensazione di aver chiuso una via.. e mentre mangiamo la nostra amata cioccolata guardiamo l'ora e ci rendiamo conto che ci abbiamo messo 4 ore...(la prima volta che ci metto meno tempo di quello indicato dalla relazione)...restiamo un po' là a goderci la pace, la soddisfazione della via, la bellezza di quel posto che ogni volta regala belle emozioni e la sensazione splendida di aver raggiunto un obiettivo importante...
durante la via del rientro ho avuto il permesso di pisoccare un pochino..ma certo che la gente prima di andare via per la strada dovrebbe rifare l'esame della patente.....
Grazie per la splendida via e giornata....mi sembrava di avere le ali ai piedi..via bella, un po' consumata..ne è valsa la pena aspettare per farla perchè me la sono goduta fino in fondo anche perchè il mio compagno di corda è altrettanto fuori quanto me...
ps..scusate per gli errori..ora provo a dormire un po'....:)
laura

domenica 3 ottobre 2010

Porci con le ali

E' il secondo sabato consecutivo che io Silvan e Laura percorriamo la stessa strada, alla stessa ora, per andare nello stesso posto. Ossia ad arrampicare in valle del Sarca. Sta volta c'è Laura al volante (....), solita colazione a Mori e via sotto la parete San Paolo. Personalmente ho voglia di arrampicare dopo una settimana di lavoro ma non mi va di fare troppa fatica, e così la parete San Paolo (vie di 200 m e avvicinamento nullo) ha la meglio al ballottaggio con le placche zebrate, dove la via Claudia prometteva ben altro impegno, se non altro per la lunghezza più che doppia e l'avvicinamento di circa 10 minuti.
La nostra meta è la via "Porci con le Ali", la relazione è la solita foto al libro. Solo alla fine del primo tiro scopriremo che avevamo fotografato la pagina sbagliata... Nessun problema però perchè la via, carina, si guadagna letteralmente il percorso tra le frasche a destra e strapiombi marci e inscalabili dall'altra parte. E se ancora non bastasse, una spitattura a prova di bomba permette una salita veramente spensierata. Così mi trovo davanti alla cordata, e passando con un A0 impietoso (tirone sul rinvio dopo aver riposato sullo stesso) le uniche vere difficoltà che la via oppone (2 passaggini di 6a ben protetti), finisce che alle 12 in punto siamo già a passeggiare in centro ad Arco.
Breve scampagnata fino al castello, giusto per fare appetito, e poi trancio di pizza, birra, caffè e gelato... insomma dei veri alpinisti, duri e puri.
Il viaggio di ritorno è il solito giocare con gli abitanti dell'arca di noè di Laura (ovvero i mille animaletti di peluches che vivono nella sua auto), ascoltando cd dei cartoni animati.
Grazie amici per la bella (mezza) giornata; complimenti a Laura per aver superato brillantemente la via, specie qualche passaggio che scherzi a parte proprio facile non era; Silvan solita macchina da guerra, anche se per un giorno sono riuscito a fargli fare la via da secondo. Peccato che era troppo corta... Alla prossima salita!

lunedì 27 settembre 2010

Amazzonia

Se solo fossimo arrivati cinque minuti prima all’attacco. Sabato sera Stefano mi propone telefonicamente di andare con lui e Laura a fare Amazzonia, via che avevo gia fatto al corso di roccia nel 2008 da secondo, ma ero contento di andare per poterla rifare da primo e perché è una via che mi era piaciuta molto. Detto fatto l’indomani mattina ci stiamo avviando all’attacco dopo solita sosta a Mori per la colazione desiderata da tutti ma implorata da Laura; il vento in loco ci costringe a vestirci bene, il solito cane lupo (che abbiamo visto sul posto più volte per fare un’altra via li vicino) ci riconosce e ci abbaia contro e per fortuna è ben rinchiuso, Il sole sta uscendo e comincia gia a scaldare, tutto sembra cominciare bene sennonché vediamo in fondo all’attacco della nostra via una cordata da tre appena partita. Chiedo che via vogliono fare, sembrano non capire poi ci fanno il nome della nostra via: “Speriamo che almeno siano veloci e non facciano cadere sassi”! Ultime parole famose. Aspettiamo che salgano poi parto standogli dietro, vanno mooolto traaanquiiilli e nel frattempo osservo il loro materiale che sembra uscito da un libro di Bonatti. Giunto alla sosta mentre recupero i miei assicuratori, chiedo ai tre chemi precedono da dove vengono, sono della Repubblica Ceca. Proseguiamo a rilento su una via che diventa sempre più interessante, non la ricordavo così perpendicolare, i movimenti sono belli coordinati su una roccia più che bella: mi sto divertendo, era quello che cercavo da varie settimane ormai. Nella vicina via Orizzonti Dolomitici qualcuno urla qualcosa di incomprensibile, risponde uno dei cechi davanti a me, dopo un po’ sotto di noi una cordata parla assieme ad un altro dei lumaconi che ci bloccano la strada, mi viene il dubbio che ci sia il “raduno del ceco disperso” e abbiano pensato di ritrovarsi tutti proprio qui al Piccolo Dain, non era meglio farlo sui “Monti dei Giganti” al loro paese? Credetemi non sono razzista ma questi erano proprio rocciatori improvvisati ed erano un pericolo per loro stessi e per noi. A metà via era diventato un calvario, peggio una via crucis, dove le stazioni erano le soste e ci si fermava tutti per un’oretta, non solo noi anche altre tre cordate sotto di noi. Stefano trova il coraggio di chiedere cortesemente (in inglese) di farci passare, loro dicono di no, Stefano non puo’ che dire: “Thank you”. Dopo aver abbandonato l’idea di superarli, non mancano i momenti per inveire contro i cechi, anche perché loro se la godono: cambiano capocordata ogni sosta legandosi pericolosamente con nodi inventati al momento da loro stessi; non cercano di fare presto, anzi mangiano e bevono fregandosene e dicendo chissà che cosa sghignazzando verso le cordate in coda, sono diventati insopportabili. Per fortuna il posto è bello, guardandosi attorno l’ambiente da’ pace e serenità, la parete a picco sul torrente mi fa pensare ad una scogliera, approfitto del tempo a disposizione per provare a far bene i passaggi seguendo gli standard canonici. Ultimi tratti impegnativi, la via ormai è finita, non resta che fare la foto e scendere; Laura anche oggi ha superato bene tratti impegnativi fino al 5c, Stefano come al solito un ottimo amico di cordata e di compagnia, resta il ricordo di questa bella via caratterizzata da tre personaggi cechi meritevoli di essere accecati di nuovo visto che sono gia cechi.

Semper ad altum.

venerdì 24 settembre 2010

Ferrata Roda de Vael


Ore 04:30 ad Andrea suona la sveglia ed il malessere di ierisera sembra quasi passato, scende ed il caffè è già lì pronto grazie alla Moka Alicia che si sveglia qualche minuto prima e te lo fa trovare pronto!
Enrico intanto poco prima delle cinque si sveglia prepara il caffè e mentre lo beve su facebook chiede all'amico (ignaro):"Ore 5.20 bevo il caffè mentre Andrea ZanatoBoys Carraro è già per straada...ma non potevamo fare calcetto a 5 il giovedì sera come tutti glia altri?! Mariasantachesonno..."
Ma gli scarponi scalpitavano....causa tesi e compagnia bella erano fermi oramai da mesi...e via in macchina direzione Vigo di Fassa, nello specifico al passo di Costalunga. Caffè (si espresso signora) un po' poco economico (1,20€ cadauno) e giretto fisiologico!! E poi via, si esclude subito l'ascesa in funivia....costa massa e poi noi dobbiamo rendere oggi!!! La voglia c'è la testa anche unico problema è il non poter tornare a casa tardi!!!
Scarponi su e via...rapidissimi in poco meno di un'ora raggiungiamo il rifugio Vael...la guida dava molto di più!Da lì subito saliamo seguendo le indicazioni ma poi prima battuta d'arresto non riusciamo più a capirci, indicazioni sparite. Una indigena del posto ci indica un sentiero "alternativo" per arrivare all'attacco.. su per un canalone alzandoci tra massi siamo saliti e qualche sassetto ogni tanto cascava...sarà mica che era forse lanciato da qualcuno?!?!
E su veloci veloci cominciando un po' però a prendere quel tipo di passo che io ed Enrico chiamiamo "himalaysta" ma eccoci all'attacco...!!!
Secondo ciuccetto del giorno (il primo era una barretta coop al rifugio) un bel pezzo di grana a testa...che fa sempre bene per TUTTO ricordatevelo...!!!!!!!
Imbrago casco e set e via su per la ferrata che sapevamo essere facile ma...sarà stato che eravamo al 100% o che era giornata o non so...ma siamo andati su proprio spediti e (non dateci parole) ma il set se nè passato tanto tempo restando appeso all'imbrago. Arrivati in vetta la visuale rendeva proprio bene......per pochi secondi un 360° fantastico ma poi le nostre amiche nuvole (in una giornata che doveva essere serena) ce l'hanno ridotta....!!!
Qui abbiamo imbandito la tavola: uova, panini a salame e sopressa, dolci piemontesi...che ben fioi...!!!
E poi foto di gruppo, dedica sul libro di vetta, adesivo del gasp sulla cassetta della croce della Roda de Vael a 2806 metri e poi via giù veloci per la seconda parte di ferratina...! Giunti sul Masarè abbiamo cercato l'altra ferrata seguendo le indicazioni (forse devono rifare la segnaletica) ma dopo alcuni minuti passati a camminare su traccia di sentiero e gradoni di parete ci siamo resi conto di essere fuori e abbiamo fatto marcia indietro. Fotografata una cordata in discesa dalla Torre della Finestra e presa la mail per mandargli le foto e poi giù...nuove indicazioni (esatte) per la ferrata non trovata ma era tardi quindi via verso la macchina ma ora la sete si fa sentire....passaggio stretto (50cm) tra due rocce in discesa....(ottimo per un Nut umano) e poi via al rifugio Vael e verso l'auto de corsa...Mancava l'acqua e tra gli abbeveratoi degli animali che ci facevano piangere il cuore e l'acqua che scorreva nel sentiero eravamo disperati finchè eccola...una sorgente e un tubo dove bere.....il resto poi sono pochi metri per arrivare alla macchina, una birra dimenticata e tanto tanto tanto traffico! Ma questa giornata ci serviva.....che ben!!!!
Foto della giornata sul mio picasaweb: "Clicca qui"
Alla prossima vecchio....

mercoledì 8 settembre 2010

Che sen...

Ciao a tutti, il caldo è finito, la pioggia è arrivata ma qui sembra che l'arsura alla gola non passi...ci siamo seduti ad un tavolo rotondo (assieme a Re Artù) per cercare una soluzione al problema e dopo ore la risposta era chiara: è necessaria una birra e tutto passerà! Serviva però una scusa ufficiale per trovarci e sentita anche la farnesina (che va sempre di moda) ci siamo ricordati che qualcuno di noi è tornato da poco e quindi tutto era a posto!
Mercoledì 15 settembre 2010 ore 20:30/20:45 presso il Franziskaner Kofler Group Srl di Caselle di Selvazzano ci troviamo tutti assieme (invitati tutti) per degustare una buona birra e specialmente farci raccontare dai 3 giannizzeri di spedizionieri (permetteteci di chiamarvi così per qualche altro giorno) l'avventura in Ecuador e farci vedere le foto.
Certi in una ampia vostra adesione alla serata per non rischiare che sbagliate "via" vi allego anche la "relazione" di dov'è il posto (che già conoscete)...!!!



venerdì 3 settembre 2010

lunedì 30 agosto 2010

Via Carugati (due varianti)

Ore 07:30 del 29 agosto di un anno montanaro per me da dimenticare...Enrico arriva a casa mia per ritagliarci qualche ora di roccia nel corso del solito anno solo dedicato ad esami e tesi! Ore 08:00 raggiungiamo puntuali Laura e Jack al park di Rocca, ci si veste e via che si parte, rapido avvicinamento alla via e le cordate si sono formate: Io ed Enrico e Laura e Jack, siamo ad un passo dall'essere legati ed Enrico si accorge che le scarpette sono in auto...ok è confermato noi due oramai da giorni stiamo andando avanti per inerzia! Recuperate anche quelle iniziamo a legarci ma intanto Jack è partito e come un razzo sale il primo tiro; nel frattempo parlo con Laura e gli racconto come sto a seguito di un brutto evento accaduto in questi giorni nella mia vita e gli confido che non mi sento a mio agio arrampicare perchè la testa proprio non c'era, ma lei mi lancia a partire!
Ma proprio non c'eravamo e ad un quarto del camino le cose andavano tutt'altro che bene, la testa era altrove e solo il corpo era nella roccia! Enrico che sa, capisce al volo, mi cala e sembra deciso ad andare....un po alla volta raggiunge la sosta, è la mia volta, fatico, arranco sulla roccia salendo un po' come se fosse la prima volta che mi mettevo sul verticale ma un metro alla volta eccomi in sosta!!! Il pensiero ricorrente è: ma cosa ci faccio io OGGI qui??? Intanto Enrico parte e macina il secondo tiro e anche per me questo passa più tranquillo e poi su, via per la variante Diedri Sandi e anche il 3° tiro passa in maniera tranquilla, non mi sento in forma ma non posso negare che va un po' meglio; ecco il vero effetto che ci fa questo amore che abbiamo per questo nostro stile di vita alpinistico che ci rapisce dai problemi e ci fa vivere le nostre emozioni! E poi via che si deve continuare ma ecco il fattaccio, abbiamo frainteso tutto, non volevamo di certo seguire la variante della Fessura centrale che la cordata Laura e Jack avevano scelto e percorso in maniera eccellente ma per stare più a sinistra di loro abbiamo attaccato la variante Placche di sinistra con un grado decisamente più elevato e che, a parte un primo fix e un chiodo con cordino poi non si vedeva altro e qui il tempo iniziava a passare... Capiamo allora che la via era più a destra di noi e ciò ce lo conferma una cordata (padre e figlio) che ci raggiunge. Enrico si lancia in un traverso delicato e poi arriva sotto al piccolo strapiombino della Diedri Sandi ma qui il guaio era fatto, la corda faceva una bella "Z" con due angoli retti a 90° e non scorreva. Giunge quindi la necessità di liberarla e trovato un anello di calata, attrezza una sosta mi recupera e ripercorrendo la sua "via" riesco a liberare la corda e qui decidiamo che una sosta lì dov'è Enrico risulta molto scomoda quindi riscendo nella sosta da cui ero partito e facciamo passare l'altra cordata! E poi via ma ormai di minuti ne sono passati proprio tanti.... da qui tutto è filato liscio; la necessità di uscire il prima possibile mi ha fatto togliere tutti i brutti pensieri e questo tiro chiave anche se da secondo l'ho bruciato via al limite del fiatone e giunto in sosta, solo il tempo di caricarmi un paio di rinvii e su di corsa all'ultima sosta: ora sembrava tutta un'altra storia, se ci fosse stato il tempo e qualche altro tiro, sarebbe stata un'altra storia...!!! Mi è dispiaciuto per come è iniziata la giornata da parte mia e per non essere riusciti a stare tutti assieme ma tra me ed Enrico sicuramente si è rafforzata l'intesa e la fiducia.
Passerà tutto e la rifaremo nei tempi giusti!
La difficoltà della via a me ed Enrico ce l'ha fatta passare mamma Carraro con il pranzo a cui siamo arrivati con la bellezza di 1ora e 40 minuti di ritardo!!!
Un'altra bella giornata è passata ed ora caro Enrico si torna sui libri!!!

sabato 28 agosto 2010

via cengia martini

ore 5.30 ritrovo al solito posto..ormai i posti sono prenotati mi sa...carichiamo tutto sulla macchina di stefano compreso lo zaino della black e partiamo..per strada il Baldo pisola ma non russa...e si sveglia giusto giusto per fare colazione...dopo aver riempito la pancina via a passo falzarego..la giornata sembra promettere bene, il cielo è limpido certo un po' freschino ma..si parte!!!!raggiungiamo l'attacco un po' titubanti ma fiduciosi ed ecco il rova che si lega e parte. va via come un caccia e dopo aver messo giù le protezioni arriva in sosta e inizia a recuperare i due naufraghi intanto restati sotto a parlare...tutto bene, roccia ottima e al solo si sta di un bene...via con il secondo tiro.....si prosegue a buon ritmo tutti contenti e si arriva alla seconda sosta...tutto fila liscio e azzardo a chiedere se posso tirarlo io il terzo..come due cavalieri mi lasciano il comando...un po' titubante mi lancio....proteggo poco ma vado su che è una favola..arrivo in sosta e vedo un bel chiodo e allora via si recupera....arrivano i miei baldi giovani e arriva il momento del passaggio chiave e me lo fanno fare a me..per la prima volta ho l'onore, per così dire, di tirare il passo più arduo..ma ne sarò all'altezza?tutto prosegue bene fino a quel passaggio..prova e riprova e dove mettere la mano?ma nn potevo dargliela vinta o mollare e allora fatta!!!ho stretto i denti e usato la zucca e via...fatta la sosta e recuperati..troppo buoni i miei compagni di corda che si son fidati delle mie soste e protezioni..nn sapete cosa vi siete persi..e poi la chiusura e la discesa sotto pioggia e sole...
il ritorno..le comiche...beh stefano che si stava mangiando il toast con il ketchap scaduto a marzo di quest'anno....baldo che facevo lo stacchetto pubblicitario in macchina e le montagne russe per la strada nel bel mezzo del più bell'arcobaleno degli ultimi tempi..
grazie raga per questa occasione che mi avete dato e per l'opportunità che ogni volta mi date di crescere con voi!!!!
laura

mercoledì 25 agosto 2010

Gli spedizionieri sono tornati



Comunicato originale di Massimiliano dopo il ritorno in patria:

"ciao tosi,
siamo tornati!!!
scusate per non aver dato notizie ma l'accesso alle mail non era facile ed inoltre io ho rotto telefono e forse anche la sim.....
per questo tra l'altro vi chiedo di scrivermi i vostri numeri di cell altrimenti nn riesco a sentire nessuno.
che dire:
viaggio bello, esperienza molto dura ma sicuramente valida e forte nn solo dal punto di vista alpinistico.
Per quanto riguarda le montagne abbiamo raggiunto due cime da circa 4.700/4.600 molto belle e appaganti.
Per quanto riguarda il Cotopaxi grande onore ad Alessio e luca che hanno raggiunto i 5.500 circa ad un'ora dalla cima. GRANDI!!
per quanto mi riguarda io ho provato a quota 4.800 ttt il repertorio dell'attacco acuto di mal di montagna ( i nostri amici medici e infermieri che leggono immaginano bene di cosa si tratta) e quindi mi sono fermato se nn volevo continuare a buttare fuori anche il pranzo di Pasqua '92.....
Cmq gran figata di cui vi faremo sapere e vedere le foto a breve!!!
un caro saluto a tutti
maci, ale, luca"

A nome di tutti: Bentornati e COMPLIMENTI VIVISSIMI...!!!

mercoledì 18 agosto 2010

Eà Renata dea Gei

Ierisera con Stefano ci accordiamo per un raid nel bel rumego delle piccole per una via in velocità; lo Stè propone la Guglia Gei e nello specifico via Renata.
Giunti quasi all'albeggiare presso il rif. Campogrosso partiamo alla volta della Gei e all'attacco siamo già ben coperti dalle nubi. Nel viaggio di andata mi chiedevo spesso se io fossi stato in grado di superare una via in montagna con passaggi quasi uguali al grado massimo che faccio in falesia. Stefano parte, lo vedo bene, sale in maniera continuativa e molto sciolto il primo tiro di V°+.
I minuti passano ma non è certo Stefano ad essere lento, anzi sale deciso, a tratti sparisce e non lo vedo più, le nubi sempre più fitte mi coprono la visuale su di lui spesso completamente poi ritorna, giù qui da me c'è sempre qualche gocciolina che di tanto in tanto viene a tenermi compagnia. Mentre Stefano arriva in sosta ecco che due dalla Negrin (credo), alzano bandiera bianca e fanno marcia indietro verso l'auto. E' la mia volta, si parte, il grado fin da subito si fa sentire, ma c'è tutto tranne che la voglia di rinunciare, l'ambiente è duro, se guardo giù, già dopo pochi metri quasi non si vede il punto da cui sono partito, la roccia è diversa da quella a cui sono abituato e con una certa difficoltà ma decisione salgo ma ecco che un punto proprio mi respinge e da lì dopo vari tentativi e molti minuti, anche a causa dell'ambiente che ho attorno alzo bandiera bianca. Stefano capisce che non è giornata o forse che ancora non è il mio grado per la montagna e anche lui mi consiglia di tornare; sopra inoltre c'è un tiro di VI e quello è sicuramente il mio grado massimo di questo periodo. Mi scarrucola e poi vien giù anch'egli in doppia. Sono dispiaciuto e demoralizzato ma poi inizia a cadere qualche gocciolina più insistente, la pressione cala e le nubi diventano sempre più scure, forse non è stato tutto completamente sbagliato, anzi forse è stato un messaggio. Stefano mi rincuora e cerca di farmi ritrovare la motivazione che non è certo sparita ma che era un po' scesa sotto le scarpe..."capita a tutti" dice lui, ma una rinuncia, una ritirata non rende mai felici però a volte è la cosa migliore per un alpinismo classico come lo vedo io, altrimenti srischiavo di trasformare la salita in una via con la tecnica del: "ciapa el ciodo e tira"!!! Poi una rinuncia non è mai una sconfitta e la montagna non scappa!
Un grazie a Stefano che anche in questo caso si è dimostrato un grande alpinista, con un compagno di cordata che deve ancora un po' crescere vah!!! Ma mi rifarò e la rifaremo presto assieme!


(Foto: situazione di visibilità, Stefano si intravede ed è circa a 8 o 9 metri da terra).



Colgo l'occasione per avvisarmi che mi sono giunte notizie dalla spedizione Ecuador 2010; i ragazzi stanno bene e nei giorni scorsi si stavano riposando dopo la salita a 4700mt; proprio in questi giorni invece iniziano a fare sul serio salendo le mete più alte (non che un 4700 sia una vetta poco seria ovviamente)!!!

venerdì 13 agosto 2010

Tre giorni, due spigoli!

Domenica sera, guardo le previsioni meteo su internet. Da mercoledì il tempo dovrebbe guastarsi; che facciamo? Breve telefonata a Silvan, poco meno di un'ora per preparare da zero tutta l'attrezzatura da roccia e per il campeggio. Speriamo di non aver dimenticato nulla. L'indomani mattina alle 5 Silvan è puntuale davanti a casa mia. Partiamo per una tre giorni sulle dolomiti.


Primo giorno, Spigolo Piaz al Sass Pordoi

L'auto corre veloce per le strade, è ancora buio, si vede che l'estate è ormai avanti. Alle sei e quaranta ci fermiamo a Agordo a fare colazione. Breve consultazione della guida e la via è decisa, sarà lo spigolo Piaz del Sass Pordoi. Alle 8 siamo al passo e alle 9 circa all'attacco, dopo un avvicinamento un po' faticoso (per me). Parto io su tiro semplice di quarto, prosegue Silvan su tiro di quinto. Sono all'ombra e mi raffreddo velocemente, parto e quando tocca a me il passaggio le mani sono completamente insensibili, non distinguo nemmeno se sto toccando un cordino o la roccia. Mi arrangio come posso e faccio il passaggio tirandomi sui chiodi. Segue tiro breve in A0, e un altro tiro ostico con passaggio di V+ su chiodi mobili. La via continua ora su lunghezze più facili. Ci alterniamo al comando fino a sbucare sulla vetta, tocca a me il tiro e vado a sostare sulla balaustra del rifugio Maria, mentre una dozzina di turisti mi osserva squadrandomi come se venissi da Marte. La prima via è andata. Segue lungo trasferimento a Canazei (evviva la coda delle 17) e installazione in campeggio, quindi cena.... in pizzeria, altro che veri alpinisti :-)


Secondo giorno, Spigolo Abram a Piz Ciavazes

Alle sette e trenta siamo sotto il paretone di Piz Ciavazes, per fare lo spigolo Abram. Con noi ci sono anche l'amico Andrea e sua figlia Alice, che sono in vacanza in Val Badia. Faremo due cordate. Non mi voglio dilungare troppo nel descrivere la via. Dirò solo che sono 12 tiri entusiasmanti su roccia (quasi) sempre molto buona, mai banali, con alcuni passaggi sostenuti. Una linea fantastica, complimenti ai primi salitori (che tra l'altro hanno continuato a nche dopo la cengia dei camosci). Io e Silvan ci alterniamo in testa alla cordata, così fanno anche Alice (complimenti!!!) e Andrea. Alle tre circa usciamo sulla cengia dei camosci sotto una grandinata. Per fortuna il tempo torna bello... e la soddisfazione è grande, durante la discesa, per la bella via. Segue di nuovo lungo trasferimento a Canazei (ma noi dobbiamo sempre tornare alle 17??) , quindi cena.... di nuovo in pizzeria, per via del meteo che non è il massimo (…..)


Terzo giorno

Ormai siamo appagati, la notte è piovuto e il cielo è grigio. Smontiamno con calma la tenda in campeggio.... alle nove siamo a passo sella. Che fare? Bighelloniamo fino a mezzogiorno alla città dei sassi, facendo qualche monotiro, qualche passaggio di bulder... poi all'una partiamo verso Padova. Intanto è pure uscito il sole... Il veloce viaggio di ritorno pone fine alla tre giorni. Una volta a Padova però non è facile ritrovarsi subito nella quotidianità... la testa è ancora lì a pensare agli spigoli fatti, e perchè no, a quelli ancora da fare. Ringrazio Silvan, grande compagno di cordata, con cui mi sono trovato benone ancora una volta. Grazie anche al Baldo, che costretto a Padova dal lavoro non ha smesso di pensare a noi, informandosi quotidianamente sulle nostre “peripezie”.

Alla prossima

I nostri amici stanno bene!!!


Sono felice di aggiornarvi che gli amici Alessio e Massimiliano, rispettivamente alle 22:46 e 22:15 ora italiana (15:46 e 15:15 ora Ecuadoregna) mi hanno comunicato a seguito di un mio messaggio che stanno tutti bene e che da loro la scossa di terremoto non si è neanche sentita! Inoltre hanno dato i primi aggiornamenti relativi alla spedizione dove riportano già due giri fatti di cui oggi un 4700mt... Continuate così!!!

Vi riporto i due sms
Alessio: Ciao tranqui raga la scossa è stata ad est non arrivata da noi. Fatti due giri prima cima 4700 oggi. grazie ciao!

Massimiliano:Tutto bene! Neanche sentito! Grazie beo

Un inbocca al lupo da tutto il GASP!!!

sabato 7 agosto 2010

Ecuador 2010


Alessio, Massimiliano e Luca....tutto il GASP vi augura una buona partenza e un in bocca al lupo per la vostra esperienza nelle montagne Ecuadoregne!!!
Tutto il GASP è con Voi, la bandiera vi è stata affidata e quindi vogliamo vederla a quota 6000....attendiamo Vostra newsletter di aggiornamento!!!
Buon divertimento ragazzi....

Buon compleanno Baldo


E fu così che con 5 giorni di anticipo il giorno 5 agosto 2010 ore 20:30 quasi tutti i componenti, anzi gli amici del GASP si sono ritrovati per festeggiare il compleanno del maestro Davide!!! Tra ottimi dolci, buon vino e l'ospitalità sempre lì di casa, la serata è trascorsa in allegria e giovialità! Ben gradito è sembrato il regalo, ma ora caro il nostro Davide, attendiamo di vederti impegnato in qualche vione con una corda in più per il recupero del saccone.

Da non dimenticare inoltre il saluto ai 3 componenti della spedizione Ecuadoregna con la consegna della bandiera!!!

Per concludere, tanti auguri a Davide per il 10 agosto, auguroni a Seila (che pensava di cavarsela) per il compleanno del 4 agosto e un Buona Fortuna a Massimiliano, Alessio e Luca per le 3 settimane in Ecuador e portate in alto il simbolo del GASP a quota 6000 mt.

giovedì 5 agosto 2010

Falesia Sass de Stria

Esordisco annunciando che sarà un brevissimo post semplicemente per ricordare una giornata passata con una spensierata allegria ai "piedi" del Sass de Stria, salendo un buon numero delle vie della falesia. Nel complesso tutto bene, speravamo in un po' di più sole (viste le previsioni di Arabba) ma così non è stato...anzi la combinazione Gillet+Maniche corte ha portato a farmi assomigliare più ad una nacchera che ad un "alpinista".... Ma ciò che è importante è che io ed Enrico avevamo bisogno di staccare una mezza giornata dalla tesi e così è stato....
Un saluto a tutti!!!!

lunedì 2 agosto 2010

Cason di Formin via Dallago Costantini

Oggi è una bella giornata. Mentre mi avvicino con i miei amici al Formin, nel sottobosco, sto bene a manica corta, ho voglia di di toccare la roccia con le mani. Giacomo (per gli amici di roccia Jak) è davanti a tutti, Stefano, Laura ed io un po' più indietro; Davide è dietro a noi di 100 metri, lo aspettiamo, dice di non stare bene: non arrampicherà con noi. Arriviamo all'attacco sudati dopo un caldo ghiaione in salita. Partiamo in 2 cordate: Jak ed io all'attacco originale diretta, Laura e Stefano sulla variante a sinistra più facile. Siamo a Nord-Ovest, mi alito sulla punta delle dita, mi sono messo il pile e fa fresco specialmente a star fermi. E' la prima volta che arrampico con jak, lo guardo da sotto mentre supera punti impegnativi, mi chiedo se sarò in grado di alternarlo nella via, il grado sulla relazione dice che posso farcela. Più su vedo Laura sulla sosta comune, mi accorgo che non ho messo niente 15 metri sotto di me, sono salito veloce su 2°, 3°, voglio mettere un salva vita, non riesco, non trovo niente, metto un chiodo? No, altri 3, 4 metri sono in sosta, è così che succedono gli incidenti. La via prosegue su gran diedro con punti di placca abbastanza lavorata, altre volte in fessura camino, gli appigli ci sono, chiodi o protezioni di via quasi niente, e non sempre ci si può proteggere. Dopo svariati tiri seguendo il diedro in ombra e freddo, sbuco finalmente al sole su ghiaie detritiche, a prima vista non capisco dove prosegue la via, decido di fare sosta da qualche parte e dopo vari tentativi riesco a piantare due chiodi su roccia sana (uno resterà sul posto per i posteri), interpretando poi con gli altri la relazione un po’ sommaria e non precisa, salgo fin sopra l’ultima parte sommitale della cima, sono veramente soddisfatto, obiettivo raggiunto. Mentre recupero guardo il panorama che si estende fino alle dolomiti di sesto, a poco a poco arrivano su gli altri e con ognuno mi congratulo. Jak: ottimo compagno di corda, altri mi avevano parlato bene di lui ma oggi l’ho sperimentato personalmente; Laura: combattiva e cocciuta nei passaggi impegnativi, complimenti per la convinzione. Stefano si è fatto tutta la via da primo, arrampico con lui da ormai 3 anni e mi son sempre trovato bene, continua così. La discesa è stata un po’ sofferta, non ci siamo capiti subito (grazie alla precisione della relazione…), comunque dopo doppie allungate, recupero tardivo dei chiodi di Jak e risalita della doppia, abbiamo beccato letteralmente la finestra di uscita (finestra di roccia), per poi scendere su ripido canalone fino all’attacco. Troviamo Davide che nel frattempo si è fatto un giro nei dintorni fino al Palmieri. E’ tardi decidiamo per un trancio di pizza e una birra a San Vito, siamo stanchi ma ormai la giornata si è conclusa alla grande e la fatica è solo un bel ricordo, scendiamo a valle alzando la testa guardando verso le vette, forse per portare a casa l’ultimo ricordo o forse per progettare la prossima avventura.

martedì 20 luglio 2010

Ferrata Lipella Cima Tofana di Rozes

Lunedì 19 luglio Andrea, Enrico (amico di Andrea di Mestre), io e mio figlio Lorenzo di 11 anni, abbiamo preso l'occasione di salire sulla più maestosa delle Tofane: la Rozes con i suoi 3225 metri. Per fare le cose per bene abbiamo deciso di salire per la Lipella, lunga ferrata che si sviluppa tra i punti deboli (ma non facili) della parete sud-ovest sulle tracce della grande guerra, tra cui una galleria semi gradinata lunga 500 metri da fare con la frontale. Con grande impegno e piena soddisfazione da parte di tutti siamo arrivati in cima sgranando gli occhi su Lorenzo che si è fatto valere sopratutto per fiato e gamba, riuscendo così ad integrarsi col gruppo senza essere di peso, anche se gli rompevo le scatole nell'essere più veloce nei cambi dei moschettoni (non vorrei essere troppo di parte vista la stretta parentela). Gli ultimi 200 metri, dal mio punto di vista, sono stati i più impegnativi arrivando sopra col fiatone, ma si dice che la soddisfazione è più grande quanto più è stato l'impegno per raggiungere l'obiettivo e una volta su sembrava che nulla fosse più impossibile, avevamo il mondo sotto di noi. Mangiato un panino ben guadagnato e dopo abbondante integrazione di liquidi, abbiamo scattato qualche foto di vetta per poi scendere su terreno non facile a volte bagnato o con neve fino al rifugio Giussani; poi puntando al rifugio Dibona (punto di partenza), abbiamo cominciato a prendere tutte le scorciatoie possibili, buttandoci a capofitto per ghiaioni. Giunti alla macchina esausti, Enrico si è accorto di aver perso la fotocamera digitale, sicuramente balzata fuori mentre scendavamo rapidi in qualche ghiaione, impossibile capire dove potrebbe essere successo su 500 metri di dislivello dall'ultima foto. Dopo esserci cambiati e abbeverati al Dibona mentre stiamo salendo in macchina un po' abbattuti dal fattaccio, un'onesto alpinista viene direttamente incontro ad Enrico restituendogli la macchina fotografica, in tutta risposta non potendo trattenere l'emozione il nostro amico gli salta in braccio dalla gioia dimostrando a modo suo un'enorme riconoscimento: incredibile ma è successo. La giornata si è compiuta per il meglio, il tempo ha tenuto e noi siamo stati pienamente soddisfatti, ripenso ancora a Lorenzo che ha portato a termine una via che ritengo per me stesso impegnativa e stancante: complimenti Lorenzo e continua così.
Semper ad altum.
Silvan.

martedì 13 luglio 2010

Primo Spigolo della Tofana di Rozes, via Alverà-Pompanin

…dai che vi do qualcosa da leggere alla mattina mentre fate finta di lavorare….. J

Dopo una settimana estenuante, il venerdì passato a casa in malattia, per stare meglio decido che il Sabato devo assolutamente curare l’altra malattia, quella della montagna. Così, anche se la forma fisica non è il massimo, mi lascio convincere da Silvan. Si parte alle 5 da Padova. Destinazione primo spigolo della Tofana di Rozes. Giusto per non strafare guadagnamo l’attacco in meno di mezz’ora contro i quaranta cinquanta minuti previsti dalla relazione, e alle 8.30 siamo già pronti. Fatica sprecata perché in via, davanti a noi, ci sono già diverse cordate. Lascio partire Silvan, sicuramente più in forma e reduce da una uscita in Pendice con Laura la sera prima. Il secondo tiro tocca a me, ma subito ci rendiamo conto che sulla via si è formata una specie di coda tipo esodo di Ferragosto… inutile spingere o tentare improbabili sorpassi, tanto siamo ultimi, non ci resta che metterci a ruota. Così i tiri si susseguono, sempre su roccia eccezionale, proteggibili alla grande ma protetti il minimo indispensabile, mentre noi ci alterniamo a comando della cordata… con l’unica accortezza che i tiri con passaggi duri toccheranno inesorabilmente al mio compagno. Ad un certo punto, ad una sosta, aspettiamo quasi un’ora che venga il nostro turno… la passiamo a guardare e fotografare due cordate di extraterrestri alle prese con vie di un altro pianeta sulla gialla parete del pilastro della Tofana. Il ritmo si rompe inevitabilmente, e di lì in poi rallentiamo anche noi; i tiri che seguiranno saranno un continuo perdere e riprendere una cordata di austriaci che ci precede. Tutto questo fino a una piccola cengia, stretta ghiaiosa e quanto mai scabrosa, che funge da via di fuga per tutte le cordate che ci precedono. Noi invece, stoici e perseveranti, finiamo la via fino alla cima dello spigolo, ma non senza emozioni; prima si incastrano le corde mentre Silvan scala da primo, ed è costretto suo malgrado a farsi scarrucolare su un chiodo per disincastrarle. Poi arriva un temporalone, ma per fortuna, mentre ormai contavamo i minuti che ci separavano dalla bufera, gira verso il Falzarego e ci risparmia una bella lavata. Alla fine anch’io mi sento quanto mai spompato, e gli ultimi due tiri se li cucca Silvan, che arriva raggiante in cima dove attrezza una sosta con chiodi e martello. E alla fine, ultima chicca, estrae dallo zainetto un piccolo treppiede portatile per immortalare con un autoscatto la vetta conquistata! Marianna!! Il pensiero in vetta va agli amici che la domenica prima avevano conquistato il Gran Zebrù… Intanto complimenti a Silvan, e mentre scendiamo prima per cengia esposta e poi per facile mulattiera, penso che, anche se fisicamente non ero al meglio, la mia spompatezza è stata compensata dalla bravura e dall’entusiasmo del mio compagno (che ringrazio ancora). E penso anche che grazie a lui ho realizzato un sogno, e la lunghezza della via ha portato un po’ di requie alla mia voglia di roccia. Pensiero che però è durato poco. Già la domenica la malattia ha ripreso il sopravvento e sono tornato a sognare la prossima avventura.

Alla prossima dunque,

domenica 27 giugno 2010

Via Illing Alverà & co. all'Averau

Quanto difficile obbedire alla sveglia al mattino presto, è una cosa a cui non mi abituerò mai. Stefano, Davide e Alessio la pensano come me: stessa esperienza traumatica; ma siamo tutti e quattro puntuali a partire, tutti per un unico obiettivo, tutti per la nostra più grande passione: arrampicare. Intanto fino al passo Giau, poi verso l’Averau sulla via Illing Alverà e co. Un’ora per arrivare al rifugio, successivamente l’avvicinamento esposto un po’ pericoloso, ometti e chiodo alla base della via ci dicono che siamo sul posto giusto. Non è una delle vie del Fanis o di Arco tutte super protette ma una classica alpinistica fatta di roccia non sempre buona e sassi semimobili, fatta di quella roccia gialla che non sai mai bene se tiene o no. Le cordate sono formate da Stefano – Davide ed Alessio con me, partiamo io e Stefano da primi. Capiamo subito che la nostra sicurezza non sempre è possibile, proseguiamo piano, con cautela, con difficoltà. Si è vero, è solo un 4° grado, ma quando con lo sguardo segui le mezze che scendono dritte senza sicurezze, quel 4° grado si trasforma in un muro e una serie di idee negative ti frullano in testa bloccandoti psicologicamente. In qualche maniera dopo parecchio tempo arriviamo alla prima sosta. Alessio mi da il cambio oggi è in “pompa” ha voglia di scalare dopo un lungo periodo di digiuno. Davide ci vuole convincere che per lui non è giornata, nessuno gli crede, si muove bene anche su passaggi difficili, ma vorrà continuare da secondo per tutta la via. Stefano riparte da primo, è provato dal primo tiro quasi da rinunciare al proseguimento, ma presto ritrova lo spirito giusto per procedere molto più tranquillo e convinto. La via si dimostra fattibile con difficoltà superabili con diverse tecniche, abbastanza logica nel tracciare una linea tra i punti possibili della parete sud-ovest, interessante un breve traverso che porta ad una nicchia che ci ha visti particolarmente impegnati. Nell’alternarmi con Alessio, sorte vuole che sbuchi fuori dalla via per primo e nell’arrivare su scorgo un’impatto visivo incredibilmente favoloso: un circo a 360° gradi di monti che non possono lasciarmi indifferente, li saluto per nome come rincontrare vecchi amici e ricordare i bei momenti vissuti assieme in passato. Mi raggiungono anche gli altri, festeggiamo con qualche cioccolata, qualche barretta e ci dissetiamo, qualcuno ha pure bresaola e pizzette, ne mangio una volentieri. La foto di gruppo non può mancare, a perenne ricordo il Boè dietro di noi, forse per non dimenticare che mi deve una macchina fotografica che si è inghiottito tempo addietro, o forse semplicemente perché era l’unico posto dove si poteva orientare la macchina fotografica per una foto che ci prendesse tutti vittoriosi sull’Averau. E’ ora di scendere, ci incamminiamo verso la ferrata e con nostra sorpresa troviamo dei lunghi tratti da attraversare su neve fresca. Poi la ferratina caratteristica con le scarpe e calzini bagnati. Ultimo tratto di sentiero che ci separa dal passo Giau, la magia si è quasi esaurita, mi fermo guardo bene attorno a me, chiudo gli occhi per fissare nel tempo quello che ho fatto e visto, intanto sento e ascolto la brezza fine caratteristica della quota che mi prende tutto il corpo, più sensi partecipano a questa acquisizione e più indelebile sarà il ricordo di questa giornata faticosa ma piena di emozioni vissuta assieme ad amici che condividono un unico obiettivo, la stessa grande passione: arrampicare.

Semper ad altum.

domenica 30 maggio 2010

Gran Paradiso

Ciao a tutti. Su invito del Rova, lascio due righe sulla salita al GranParadiso di domenica scorsa.
Per motivi tecnici partiamo da Padova il sabato alle 20.30 arriviamo al parcheggio di Pont in Val Savarenche alle 23.45. Qui veniamo accolti da una volpe che viene a mangiare vicino alla macchina......
All'una meno un quarto partiamo e in piena notte arriviamo al rifugio Vittorio Emanule II. Facciamo un pisolo di un'oretta e poi via il resto del Corso SA2 è già in marcia!!!!
Dal rifugio in poi è tutta una meravigliosa salita con ottima neve e ottima compagnia!
In cima vediamo il Monte Bianco e lì scoppia l'emozione per tutti! Figata!!!
DIscesa spaziale su ottimo firn fino alla macchina.
Finale: gran salita dislvello atomico ma grande soddisfazione.
Un caro saluto ai due scialp Luca S. e Luca C. per l'accoglienza quando sono arrivato....
Un grazie al Gasp che ogni volta mi sostiene su queste scamellate!!!
Massi

domenica 23 maggio 2010

Via Maica al Pilastro Est del Vaio Stretto

Ora tocca a me. Guardo in su, guardo la relazione, è proprio di la per la fessura-camino strapiombante. Strano, la relazione segna un 5+ ma a guardare sopra di me sembra oltre le mie possibilità. Ripensavo alla sera prima quando a Lumignano con amici mi divertivo allenandomi e non sapevo ancora che dovevo venire qui sulla via Maica al Pilastro Est del Vaio Stretto; mentre scendevamo al paese con frontale ci sentivamo osservati e mi veniva da dire: ”Salve abitanti della Terra, veniamo in pace”! Era buio ma con Andrea, Laura ed Elisa si stava proprio bene anche se non c’era il sole. Ora ero al 2° tiro sotto quel camino a campana, mi stacco dalla sosta sotto gli occhi attenti di Stefano, tecnica da camino, dopo il primo rinvio su chiodo non vedo più niente per proteggermi, allora ricordai le parole di Castagna, incontrato poco prima al parcheggio autore di questa via, che consigliava un friend da 3 su quel punto, lo metto, ma poi 20 cm più sotto vedo un’altro chiodo, è ben protetto. Stacco il friend e mi attacco sull’appena scoperta sicurezza: forse il friend da 3 è per chi vuole una maggior sicurezza. Riparto, mi alzo coi piedi, mi sposto sul lato di destra ecco una maniglietta, piede in opposizione e su col braccio libero su un nuovo appiglio per uscire sullo spigolo: bellissimo passaggio, alto livello di adrenalina, mi sono esaltato. Rassicuro Stefano che dalla sosta, lo vedo uscire dopo aver fatto il passaggio aereo, è esaltato anche lui. La via continua meno aerea ma non meno impegnativa, tutta su roccia più che buona, non ho più il pensiero di superare la difficoltà, ora gioco con la gravità, cerco il movimento coordinato, sto bene in questo contesto, mi sento a mio agio. Anche Stefano si sta divertendo, continuiamo in alternata su traversi, spigoli, camini e placche che non superano il 5+, fino al libro di via: è il primo scritto dell’anno, ricordiamo i nomi, il GASP e anche il CAI. Inscatolo di nuovo e riparto, ma questo penultimo tiro è insidioso, sto molto attento dove metto i piedi, cerco roccia sicura e abbraccio un masso ma questo d’un tratto si muove e me lo sto per trascinare giù con me: mollo tutto ed in punta dei piedi resto in bilico spaventatissimo, intanto il masso torna nella sua sede, Stefano mi urla se sto bene mentre segue la scena preoccupato per il mio stato d’animo, gli rispondo che sto bene e che voglio continuare. Per fortuna è solo il penultimo tiro con roccia mobile e che si frantuma, poi la cima, quassù c’è un bel panorama, qualche chiazza di neve è rimasta qua e la sui canali in ombra, l’aria è quella fina dolomitica, penso che sia per questo che le chiamino Piccole Dolomiti, si sta veramente bene, soprattutto perché Stefano mi ha prestato il suo pile perché il mio lo avevo dimenticato. Ancora una volta con Stefano raggiungiamo un bell’obbiettivo con una nuova via di roccia che ci ha visti protagonisti insieme, sono contento di aver rafforzato la mia esperienza e la nostra amicizia attingendo anche dalla sua esperienza, mi trovo veramente bene con lui in montagna. Scendiamo e dopo un paio di doppiette e qualche passaggio esposto, alla forcella decidiamo di scendere per il Vaio Stretto: due impressionanti paretoni a picco, una vicina all’altra e noi in mezzo sul canale in discesa con salti di roccia anche difficili, superabili con catene fisse e scalette. Torniamo alla macchina un po’ provati ma contenti, dopo un’avventura soddisfacente. Prima di scendere un panino e una radler per brindare al successo e al riscatto su un triste ritiro al Cengio di qualche settimana prima che ci aveva abbassato il morale, oggi nuova linfa scorre nelle vene.

Semper ad altum. Silvan.

domenica 2 maggio 2010

Monte Cengio

Ossia come pochi metri di arrampicata sul marso ti riportano con i piedi per terra (in senso metaforico). Partiti prestino da Padova, diretti verso l’altopiano di Asiago, Alessio Silvan ed io, abbiamo raggiunto velocemente gli attacchi delle vie sulla parete sud del Cengio, monte sacro alla partia per via dei combattimenti della guerra 15-18. Parto io sulla via dal Bianco, primo tiro V/V+ secondo la fotocopia della relazione. Mi alzo pochi metri da terra, e dopo un chiodo e un dado “psicologico”, non mi sento sicuro per via del marsume che mi attende e non riesco a decidermi per proseguire. L’invito al cambio dai miei compari di sotto giunge come il canto delle sirene. Incontriamo intanto tre “indigeni” che si accingono a fare un’altra via lì vicino, e, crocs ai piedi, ci dicono che si può raggiungere la sosta del primo tiro anche camminando per facile cengia. Ma ormai la corda è su, io lascio il posto a Silvan, che supera di slancio il punto da me raggiunto, arriva a due chiodi un po’ sopra, si alza di altri due metri e si trova a fare i conti con una frana verticale. Decide di scendere fino all’ultimo chiodo, gli scappa una mano, un piede, quasi vola, ma riesce miracolosamente a raggiungerlo. Veloce scarrucolamento su maglia rapida già in loco e partenza per la fantomatica cengetta. Peccato che ad un certo punto la cengia finisca e per raggiungere la sosta si deva fare un traversino esposto di 15m di quarto, più scalare un po’ di muretti erbosi. Noi non abbiamo i crocs ai piedi, e, con il morale sotto i tacchi, decidiamo allora di fare la via anaconda, un po’ più sostenuta ma su roccia ottima. Riparte Silvan, la roccia è veramente ottima, ma anche il grado si fa sentire. Dopo una quindicina di metri lo calo e riparto io. Riesco a raggiungere in azzero selvaggio il punto da dove l’ho calato, ma poi cedo di fronte al fatto di dovermi staccare dall’ultima protezione. A quel punto decidiamo di cambiare sport, e ci dedichiamo alla visita culturale dei resti di guerra in loco e poi andiamo al bar ad annegare la sconfitta. Che dire ancora, dovendo trovare un lato positivo all’uscita… che abbiamo visto un posto nuovo, un ambiente sicuramente impressionante e suggestivo, che forse le vie erano un po’ “sottogradate”, che devo prendermi i crocs…. Diciamo che ogni tanto una sconfitta fa bene, aumenta la motivazione, oggi stesso avrei voglia di tornare di nuovo a fare anaconda e finirla (ma per fortuna è brutto tempo, anche xchè probabilmente non ci riuscirei). Ringrazio i miei compari per la compagnia e la pazienza. Alla prossima.

lunedì 26 aprile 2010

giaron della scala....

da lalla


eccoci qui..finalmente posso scrivere e allora allacciate le cinture che si parte.....


volevo ringraziare tutti voi per la magica giornata di ieri sul Giaron della scala.


Ritrovo ore 4.55 in via natisone..credo ormai che abbiamo anche i parcheggi riservati..e via per campogrosso...per strada raccattato anche l'ultimo di tutti noi e una volta arrivati, dopo aver parcheggiato la macchina e preso l'arnamentario via per la salita...


era splendido vederci tutti insieme per uno stesso scopo...che all'inizio era un altro ma alla fine si è rivelato eccezzionale..


dopo il primo tratto iniziale..giusto un po' in salita per scaldarci..una volta arrivati al rifugio ci siamo divisi..gli scialp con i loro sci, i ciaspolanti con le ciaspe e noi scarponari con gli scarponi..


il nostro sentiero un po' lungo e mai banale era caratterizzato da neve che si stava sciogliendo e infatti pensavo di iscrivermi ad un corso di sub tante sono state le vole che mi sono immersa con le gambe..ma tutto ciò faceva parte del gioco finche finalmente nn siamo arrivati alla base del giaron..


da qui pensavo di sedermi, godermi lo splenido panorama ed aspettarli ma prontamenti i fieri uomini mi hanno convinto..per forza credo che altrimenti sarei rotolata giù..quindi via per la salita...il tutto proseguiva bene ma ad un tratto mattia ha pensato bene di provare l'ebbrezza di scivolare in giù per poi fermarsi fortunatamente poco più sotto..anche perchè se no ci facevi lavorare anche oggi...e io avevo il cartello chiuso per ferie...anche se per te avrei potuto fare un'eccezzione..luca intanto era già su faceva la funzione di "cerca mine" hert e qualcosa...ma qui si scrive come si mangia e quindi l'inglese nn ci sta..tutto bene..il boss poi ha detto di mettere i ramponi..e finalmente tuta un'altra vita..su come missili per arrivare alla cima..che gioia!!!


tutti insieme lassù..dove tutto sembra perfetto, possibile, ti senti libero come nn mai..la fatica è cancellata della sgurado di quell'infinito che vedi e che ti riempie il cuore e l'anima..ma ahimè poi c'era la discesa..che bello vedervi scendere con gli snow e gli sci e poi noi con i ramponi che figata!!!l'ultima fatica per il sentiero di ritorno prima di gustarci la nostra birra e mangiare un qlc..ma dulcisi in fundo (nn so ma io lo scrivo così) stesi al sole a nn fare nulla..solo a parlare, ridere e scherzare e sentire tutto ciò che la giornata ci aveva regalato progettando altre uscite..


è troppo forte, emozionante, uscire con voi amici..mi date tanta carica e forza e poi mi sento così orgogliosa di essere stata lassù con voi..grazie davvero di cuore..




domenica 18 aprile 2010

Isola di Nagual

Sabato mattina ore 6.00 siamo partiti per l’Isola di Nagual. Non è un’avventura in mezzo al mare ma è stata comunque un’avventura. Arrivati con l’auto al parcheggio consigliato dalla guida abbiamo guadagnato a fatica e sudore l’attacco salendo su sentiero e ghiaione finale. Parte Stefano su un diedro poi gradoni, raggiunge tranquillamente la sosta su passaggi di IV. Lo raggiungo e riparto in alternata su un diedro molto più ripido, a vederlo è molto impegnativo. La guida lo da A0 ma la tecnica di approccio sarebbe stato A1 con staffe anche se i chiodi erano molto vicini. Le staffe non le avevamo quindi ci siamo adattati con dei cordini lunghi e proprio in questo punto volano gli occhiali da sole che si fermano per un attimo sul mio piede e poi cadono giù sotto di me; fa sempre uno strano effetto qualcosa che ti scivola giù in montagna, non tanto per il valore dell’oggetto ma perché ti fa pensare al peggio, ad una parte di te che si stacca, comunque, come si dice, meglio gli occhiali che io. La parte difficile è stata staccarsi dall’artificiale e riprendere in libera su movimenti di V per 3 lunghi metri e finalmente sosta. Stefano mi raggiunge come se si stesse muovendo in camera sua con le pantofole, bene, significa che si trova a suo agio e questo mi da sostegno morale ed ho pensato che in certe vie è molto importante avere il compagno giusto. Riparte muovendosi sul VI, non banale ma il tiro è breve di fatti il 2° e il 3° tiro si potevano concatenare. Lo raggiungo evitando un punto difficile passando 1 metro più a sinistra di dove era passato lui abbassando il passaggio di 1 grado. Quando lo dico a Stefano stenta a crederci, di fatti aveva fatto molta fatica in quel punto. Risalgo a destra su un diedro di blocchi instabili (tv da 19 o 21 pollici) non difficile ma neanche sicuro, controllo con cura di non scaricarli di sotto. Raggiunto dall’amico di corda prosegue dandomi il cambio di primo di cordata, ancora una volta stacca dalla sosta su un tratto difficile soprattutto nella seconda parte e quando ripercorro i suoi passi mi rendo conto della difficoltà di risolvere il tratto. Al cambio Stefano è contento di cedermi il posto ed io di prenderlo. Riprendo su 2 pareti ad angolo, una grigia e l’altra gialla e si elevano verso l’alto fino a sembrar toccare le nuvole tanto era alto dandomi forti emozioni, quasi un’invitante varco per il cielo. Stefano mi vede così emozionato che mi lascia tracciare anche il tiro successivo che prosegue similmente e lineare al precedente; questo è forse il tratto più bello della via: un susseguirsi di movimenti sinuosi con il corpo fatto di opposizioni e bilanciamenti con vuoto sopra e sotto su V sostenuto e continuo: “Come se fosse una danza” dirà poi Stefano. Sono in sosta appesa e tanto per cambiare tocca a Stefano un tiro difficile: strapiombante A0 continuo (reale stavolta), tutto di braccia ed un altro diedro. Dalla sosta sembrava facile ma quando provo personalmente mi impegna molto e arrivato in sosta espongo i complimenti al mio compagno. Prendo nuovamente da primo per l’ennesimo diedro fin sotto un tettino interessante e qui prendo una botta forte al gomito che mi informicola la mano tanto da non riuscire ad appoggiare la mano per proseguire; aspetto che mi passi un po’ con le gambe in opposizione in atteggiamento scomodo poi sosta comoda 3 metri a destra. Qui la via vera e propria finisce e cominciamo a cercare la doppia sulla via vicina Baci di Carta, intanto comincia una pioggerellina che ci rinfresca, ma non riusciamo a trovare il punto di discesa. Tutt’intorno è una frana e non è facile muoversi, continuiamo quindi per uscire un po’ più su sul bosco tenendoci più o meno sicurezza a seconda dei punti. Una volta trovato il bosco cerchiamo di interpretare la guida senza riuscirci, andavamo un po’ “a naso” cercando di puntare al fantomatico sentiero (almeno fino a quel momento) che porta al Pian della Paia. Tracce di boscaioli, animali e altri disavventurieri ci avevano portato solo a balzi nel vuoto o pareti da superare scalando, scegliendo il menopeggio arrampichiamo su una breve placca con fogliame (molto scivoloso) e continuando intuitivamente riusciamo dopo 30 minuti buoni a raggiungere il sentiero. Dopo 2 ore (quasi di corsa) avevamo aggirato tutta una serie di pareti per giungere alla macchina. Continuo a guardare il diedro scalato poco prima e mi piace l’idea che l’abbiamo fatto noi, sono orgoglioso di questo. Mentre mettiamo via il materiale manca all’appello un paio di occhiali ed un rinvio perso chissà dove, guadagnato un cordino trovato all’attacco e un diedro che continuo a guardare finché la valle me lo permette. Siamo stanchi ma che ci importa: domani è domenica e la via è fatta, onore e rispetto a Nagual che non ha egual.

giovedì 15 aprile 2010

Felpe del GASP

Cari amici,
intanto un grazie a tutti quelli che martedì sera sono venuti a rampegare a Curtarolo in palestra (ben 6 componenti del GASP in un colpo solo, un record).
Ebbene sì, le felpe sono finalmente arrivate e al momento sono custodite a casa del Maestro Baldo. Per averle potete prendere contatto direttamente con lui, oppure può essere una scusa per trovarci a bere una birra o mangiare una pizza. Fate sapere la vostra preferenza, in caso vediamo di trovare una sera che possa andare bene a tutti.
Alla prox
Stefano

giovedì 8 aprile 2010

Via Spigolo Barbiero - Rocca Pendice

E fu così che ieri 07.04.2010 la cordata Andrea - Laura per la prima volta hanno affrontato una via più o meno seria! Alle 12:25 si è attaccato lo Spigolo Barbiero in quel di Rocca Pendice. Ok, fin da subito Andrea ha maledetto gli amici del GASP che la sera prima in palestra gli avevano fatto distruggere le braccia e che all'attacco dello spigolo già erano molto dolenti...ma si va....e Laura la vedo bene...!!! Metro dopo metro l'ascesa continua, qualche piccola incertezza, qualche piccolo intoppo e "con i nostri tempi" riusciamo a raggiungere la rocca; ok, ci avremo impiegato la bellezza di 4 ore e 30 minuti esatti, ma la soddisfazione di una prima via solo nostra....altro che mastercard...!!!!
Beh bene direi, la cordata ha piantato un primo chiodo (dopo quello che Laura mi ha lasciato l'anno scorso sulla cresta) e poi giù diretti al bar a Teolo per una Radler dissetante e un po di cibo vah!!!
Alla prossima....

Via del 92° congresso SAT - Monte Baone

Mentre la cordata Silvano-Laura era impegnata nella via Man-ilia alle placche zebrate clicca qui Andrea e Davide si sono cimentati nell'ascesa del Monte Baone per la via 92° congresso, descrizione via (clicca qui).
Come già detto da Silvano e Laura, la mattina siamo partiti tutti assieme e dopo la colazione di rito a Mori ci siamo divisi per affrontare le due vie. Siamo arrivati sotto le placce di Baone, posteggiata l'auto e ci siamo incamminati; via tutto sommato facile, che ci ha lasciato respirare quell'aria di tranquillità e svagatezza. Ad essere onesti i primi due tiri erano pressochè banali, poi la via senza mai diventare difficile ci ha offerto un po di brio e alcuni traversi (gli unici già protetti a chiodi) non banalissimi ma mai difficili ci hanno proprio fatto divertire. Beh se si vuole possiamo dire che è una via di m***a ma non perchè non sia una bella via ma perchè ne è piena e sembra che i colpevoli siano i caprioli!!!! Beh usciti dalla via abbiamo compilato il quaderno di via (vedi foto) e ci siamo fatti quattro risate e scendendo abbiamo raggiunto gli altri in centro ad Arco per una birra e una pizza (meglio sarebbe stato un panino)!!!

lunedì 5 aprile 2010

Placche zebrate via Manilia

"Scusa, questa è la via Claudia"? Risposta del tipo 70 metri più giù: "No, la Claudia è molto più a destra; attenti questa via ha un grado molto più alto"! Forse abbiamo sbagliato via. Stamattina alle 6 non sapevamo a che cosa andavamo incontro. Laura era molto entusiasta di fare la Claudia e anch'io sinceramente, tanto che dovevo farla anche con Stefano, anzi me l'aveva proposta proprio lui, mentre Davide ed Andrea, come d’accordo, volevano fare la via 92° Congresso. Al bar dopo la colazione, una volta salutati gli altri due “GASPeiani”, le auto si dividono e con Laura ci dirigiamo alle Placche Zebrate. Arrivati sul posto, cominciamo ad osservare tutte le vie ma non avevamo riferimenti certi ne fotografici ne di esperienza, visto che in quel luogo avevamo fatto molto poco, dopo alcuni estenuanti saliscendi per la morena ghiaiosa, partiamo su una via che secondo me è la Claudia. Sapevo che il primo tiro era difficile (tra le altre cose era anche bagnato), ma il secondo tiro doveva essere un 3C e invece continuava ad essere faticoso e laborioso. Mi guardo attorno non sono più sicuro, penso che se ho sbagliato via forse il grado si può alzare anche oltre le mie possibilità, allora vedo giù un tizio e gli chiedo se è la Claudia e lui conferma i miei dubbi. Mi faccio scarrucolare giù da Laura fino alla prima sosta e da li giù in doppia. Guardo l’ora sono le 10 e 45, guardo il cielo: c’è il soletto ma le previsioni non promettono bene per il pomeriggio, mi consulto con Laura, anche se sapevamo che dovevamo spostarci a destra per cominciare la Claudia, decidiamo di fare qualcosa di più corto vista l’ora e il tempo. Andiamo a sinistra della parete verso la massa, parecchie cordate attendono il loro turno, sembra di essere in centro il sabato sera con gruppi di compagnie fuori dei locali, cerchiamo di accodarci dove c’è meno gente. Vediamo ad un certo punto sulla via Manilia (io e Laura non l'abbiamo mai fatta) solo una coppia di ragazze che ci lascia il passaggio, loro facevano solo il primo tiro. Partiamo, alla prima sosta ci sono 5 persone, gli arrivo appresso velocemente visto la facilità della via, cerco un ancoraggio col mio filo su un gomitolo ingarbugliato di corde. Cerco di convincere la cordata da 3 che mi sta davanti a superarla, visto che prosegue lenta e anche se non sono convintissimi li superiamo. Laura è una scheggia mi sta dietro bene è un terreno che gli dà fiducia e così facendo maciniamo metri velocemente. Al penultimo tiro Laura supera il passaggio chiave e continua da prima per l’ultimo tiro, la vedo piacevolmente contenta e convinta, ricalca i passaggi ormai marmorei degli appigli obbligati di mani e piedi, sparisce sopra di me. Mi chiama, la sento a malapena, mi dice qualcosa tipo “mi mollo e mi butto” o “molla tutto”, penso la seconda, quindi la raggiungo. Mentre ci mettiamo le scarpe scambiamo due parole con un’altra cordata di via e ne approfittiamo per farci scattare una foto di vetta, da quel momento ho sempre in testa la canzone di Tiziano Ferro “Ti scatterò una foto” e non riesco a levarmela dalla testa. Torniamo giù e intanto comincia a piovere, sono le 14 e 20; Laura mi dice che non è un caso se abbiamo fatto un’altra via, ribatto che a quest’ora saremmo stati ancora in via se facevamo la Claudia. Raggiungiamo Davide e Andrea in centro Arco, piove ma siamo contenti, respiriamo cercando di trattenere una riserva di quell’aria che odora di roccia, forse è solo la mia maglietta sudata, ma l’ambiente è quello che mi piace: c’è gente che ha ancora l’imbrago addosso, qualcuno ha una corda sulle spalle, molti con lo zaino. Ci raccontiamo il vissuto di quella giornata, nessuno di noi ha il kappawey, passo tranquillo mani in tasca e battuta pronta, mangiamo un pezzo di pizza, 2 ore dopo saremo stati a a casa nostra, piove ma siamo contenti.
P. S. Davide ha cambiato scarpe da roccia: 1 grado in più.

giovedì 1 aprile 2010

Cari Soci e non, ma soprattutto amici, volevo lanciare una domanda aperta a tutti per poter esprimere liberamente quello che vi spinge e/o quello che provate andando in montagna, il "perchè" arrampicate, passeggiate, sciate e qualsiasi altra attività vi porti in montagna.
E' una domanda a cui ognuno di noi avrà già risposto per conto proprio ma che difficilmente abbiamo esternato.
Sarà interessante scambiarsi e condividere la propria idea il proprio credo. Questo non farà che rafforzare la nostra passione riscoprendo negli altri un modo diverso di vedere la stessa cosa.
Non abbiate paura di esporvi o di dire la vostra, è anche questa una piccola sfida da non farsi scappare; aspetto almeno qualcosina da tutti, ciao. Silvan

sabato 20 marzo 2010

Parete San Paolo via Nereidi e Aganippe

Solita storia, solito posto, solito obbiettivo: 6,30 partenza da via Natisone per Arco con sosta bar a Mori. Stavolta siamo io Stefano e Laura che ci offre la sua auto per fare il viaggio, solo che la sua non è una vettura normale ma un’arca di Noè piena di animaletti di peluche, ognuno con una storia e oltre a quelli, molti oggetti, libri e quant’altro tra cui un cappello in panno cotto che ad indossarlo faceva molto Remì; così strada facendo non ci annoiavamo e fra una battuta e una cavolata siamo arrivati alla parete San Paolo. Alla fine abbiamo deciso insieme di fare la via Nereidi, Stefano da 1° e chiaramente Laura ed io da secondi. In parete si stava veramente bene anche se il sole era pallido e Laura mi faceva notare che la “pace” di quel posto dava veramente la “pace” nel cuore trovando il mio consenso, era la carica giusta per riprendere tutte le attività nei giorni futuri. Non era difficile il tracciato a parte qualche piccolo passaggio, le protezioni c’erano e Stefano si sbizzarriva elegante come sempre sui vari tratti del tracciato. Anche Laura, ancora una volta, con un po’ d’impegno e la giusta carica è riuscita a superare alcuni tratti difficoltosi, regalandole soddisfazione. Sopra, finita la via, non potevano mancare i nomi sul libro di via, la foto di gruppo e le congratulazioni reciproche. Vista la soluzione a breve della via, ci siamo convinti di scendere e fare un’altra via e così abbiamo fatto: tornati alla base abbiamo cominciato la via Aganippe abbastanza vicina a Nereidi. Stavolta parto io per primo ma la partenza mi sembra alquanto insidiosa ed unta. Arrivo in qualche maniera alla sosta sofferta e Laura tenta l’impresa; ad un certo momento, anche se a malincuore, ci rendiamo conto all’unanimità che forse Stefano ed io avevamo trascinato Laura in qualcosa di difficile e ci sentivamo in colpa per questo. Scarrucolata giù col mezzo barcaiolo, parte Stefano e salutiamo a più tardi Laura che ci aspetterà di sotto, tranquillizzandola che la via non è più lunga dell’altra. Alla sosta Stefano mi conferma che il primo tiro era sporco. Il 2° tiro è impegnativo, c’è la possibilità di azzerare ma lo faccio in libera tranquillo. La via prosegue impegnativa e Stefano svolge il 4° tiro. Anche il 5° e ultimo tiro è molto bello di soddisfazione. Anche qui scene gia viste: nomi sul libro di via, foto di vetta e una forte stretta di mano sintetizza e consolida la soddisfazione di entrambi. Mentre scendiamo Stefano chiama Laura al cellulare canzonandola ordinando un tè caldo; quando siamo giunti in strada lei ci ha raggiunti in auto portandoci gentilmente del cioccolato ben gradito e gustato da me e Stefano. Il ritorno, dopo un panino al bar, è un simile all’andata: sigle dei cartoni animati canticchiate da noi e nuove avventure con lo zoo di teneroni inseparabili di Laura. Una bella giornata passata in allegria, con obiettivi raggiunti di appagamento e in buona compagnia di Laura che conosco sempre di più con piacere e Stefano che ancora una volta ritrovo con piena compatibilità sia in via, sia col mio carattere anche se a volte burrascoso: grazie ragazzi. Semper ad altum.

sabato 6 marzo 2010

Piccolo Dain, parete del Limarò via Orizzonti Dolomitici

Stamattina presto alle 6.30 in via Natisone, 5 personaggi del GASP si sono trovati per fare una via in zona arco, ma in verità hanno fatto una via che non si aspettavano e non sapevano di fare: alcuni volevano fare la via 92° Congresso più lunga con un grado facile, altri la via Archai, via più corta ma sostenuta. Alla abbiamo scelto una via intermedia per poter stare tutti assieme. Non poteva mancare la tappa fissa a Mori per la colazione (gentilmente offerta a costo di lite da L. P.). All’attacco partiamo convinti (chi più chi meno) con 2 cordate: una formata da Laura ed io con corda singola in lana grossa (penso un 13 a guardarla) e l’altra composta da Stefano al vertice delle 2 mezze con Davide e Massimiliano alle estremità (corde di Davide nuovissime). I primi 3 metri dell’attacco in comune con Amazzonia non erano dei più semplici ma con l’aiuto di una provvidenziale cancellata il grado si abbatteva. La via si inerpica per la parete verticale sfruttando i punti deboli e vi posso dire che mentre ero in via guardare giù verso la roccia che contrastava sull’acqua del Sarca era piacevole. E’ vero, ci abbiamo messo un po’ più del previsto dalla guida, ma tutto sommato non ci correva dietro nessuno, abbiamo fatto la nostra via con calma e poi, tornati alle macchine, siamo andati al bar Placche Zebrate a prenderci un panino e qualcosa da bere e a raccontarci le nostre impressioni sulla via; poi tutti a casa. Mi sentivo bene e in forma, anche i punti più laboriosi della via li risolvevo con disinvoltura, forse perché questa, avendola già fatta, psicologicamente ero preparato a fronteggiarla. Anche i miei compagni d’avventura hanno gestito la via in maniera ottimale, anche se qualcuno (non faccio nomi) non ci credeva fino in fondo, forse per scaramanzia giacché alla fine n’è rimasto entusiasta anche lui. Complimenti a Laura, mia compagna di corda: mi è piaciuto lo spirito con cui hai affrontato la via, sempre attenta e non ha mai mollato. Complimenti a Davide: gli avevo già detto che non avrebbe avuto problemi dato che al Pirio lo avevo visto in forma. Bravo “Massi”: di massi in testa ne basta uno ogni tanto, spero non si sia fatto male; anche se non faceva roccia da un po’ si muoveva bene, figuriamoci se fa qualche via; intanto gli auguriamo buon corso SA2. E per ultimo non d’importanza complimenti a Stefano, posso tranquillamente parlare anche per gli altri se dico che è un punto di riferimento importante per il Gasp. Ad ogni modo ci siamo divertiti insieme, è sempre bello trovarsi in compagnia per una via. Concludo con una frase di Alex Lowe (alpinista americano):”Il più grande alpinista è quello che si diverte di più…” Be’, non per essere megalomane, ma se lo ha detto lui penso di essere un grande alpinista. Semper ad altum.

martedì 16 febbraio 2010

Via Le Scalette dell'Indria

Ore 6 e 30 partenza. Soliti ragionamenti di autolesionismo mentale: “Non potevo restare a letto? Che ci faccio in giro a quest’ora col buio? Il letto non era abbastanza comodo?” etc. . Stefano ed io scacciavamo questi pensieri convincendoci che è per passione, arrampicare è bello, la montagna ci chiama e via così, le solite barzellette. Solo dopo la colazione a Mori (tappa fissa dei pellegrini diretti in terra santa di Arco), riusciamo a svegliarci un po’ e ci rendiamo conto che probabilmente è una bella giornata, vale la pena sfruttarla. Arrivati sotto le Coste dell’Anglone, parcheggiamo l’auto e ci dirigiamo all’attacco della via, lasciando con qualche dubbio l’Opel Corsa vicino ad una proprietà privata: chissà se al ritorno sarebbe stata ancora li. Parto convinto al primo tiro: III °, riscaldamento. Il secondo tiro è per Stefano: IV°, III°, si muove bene, è in forma. Tocca a me il terzo tiro, mi accingo a fare quello che sarà il tiro chiave (almeno per me). Dulferone di VI°, non sono convintissimo, mi sento un po’ in difficoltà all’ uscita e chiaramente anche se ci fosse qualcosa per aiutarti quando sei in difficoltà non si fa mai trovare. Alla fine ne esco ma il passaggio lo realizzo imitando Big Jim (per quelli che lo conoscono), ad ogni modo sono contento di essere passato, mi sento come se avessi fatto goal ad una partita di calcio, mi dà coraggio per il resto della via. Osservo Stefano da secondo in Doulfer, passa bene, si vede che è allenato. Su ogn’uno dei tiri successivi c’è sempre il tratto impegnativo, mai da sottovalutare devo dire comunque tutti protetti. Al penultimo tiro Stefano apre uno tra i tratti più impegnativi della via: un bel diedrone anche visivamente parlando (guardatevi le foto su Picasa). Anche l’ultimo tiro non scherzava sebbene un po’ più facile, quello che mi rompe è che tutti gli spit di partenza, ultimo tiro compreso, erano sopra di 10 cm la mia massima estensione ed ogni volta dovevo alzarmi con i piedi di quei 10 cm che mi mancavano per rinviare. Una volta sopra una grossa stretta di mano confermava la contentezza, tempo di far la foto di vetta, far su le corde e giù a vedere se ritrovavamo l’auto. 11 tiri che mi hanno impegnato con soddisfazione, via protetta, roccia più che buona, consigliata. Io non ero al 100% e si è visto in alcuni tratti, comunque non è mancato il divertimento e l’appagamento. Ringrazio Stefano grande compagno di corda, che ha saputo compensarmi quando non ero al massimo e mia moglie, probabilmente ignara che la montagna per me non è una semplice “amica”.