domenica 31 luglio 2011

Via "Paolo Amedeo"

Ci sono delle giornate, e chi va in montagna lo sa bene, in cui tutto gira storto.
Altre invece in cui tutto o quasi sembra andare per il verso giusto.
Il ritrovo è alle 5.30 a S.vito di Vigonza, a casa di Silvan. Meta una via sui lastoni di Formin, per la precisione la Via Bonetti Mezzacasa. "Non arrampico in montagna sopra il terzo grado, da un mese" avevo detto a Silvan la sera prima... così avevamo deciso per la via dei Bolognesi che attraversa nel mezzo le placconate di Formin. Poi il tarlo aveva lavorato, così alla mattina strada facendo propongo a Silvan la via "Paolo Amedeo", sul poco distante torrione Marcella. Qualcuno me ne aveva parlato bene... detto fatto, alle 9.20, dopo 45 minuti di piacevole passeggiata nel bosco a saltare ruscelli, siamo all'attacco. La via è molto piacevole, mai banale, a tratti impegnativa. Ci alterniamo al comando negli otto tiri, che, sempre su roccia abbastanza salda, portano in cima al torrione. R occia abbastanza salda... infatti al quinto tiro Silvan, da secondo, partito da quattro metri, precipita fino alla sosta con dieci chili di dolomia in mano... grazie anche alla mia assicurazione un po' lasca :-) fatto salvo questo piccolo incidente risoltosi senza conseguenze, faccio i miei complimenti al compare, oggi quanto mai attento e preciso, deciso sui tiri che gli sono capitati, per nulla banali. Alle 13.45 siamo in cima al torrione, segue la facile discesa, birra, panino e a casa... Una giornata piacevole, per tirare il fiato. Una bella via e di soddisfazione, un grande compagno con cui condividere la fatica. Come aveva scritto un alpinista famoso "tempo per riflettere, tempo per respirare".
Alla prossima

domenica 17 luglio 2011

campanile Val Montanaia

eccoci finalmente al nostro tanto atteso campanile...
sveglia presto e durante il viaggio in macchina io e Silvan parliamo del più e del meno, qualche sbadiglio qua e là fino ad entrare nella valle....come mi ha detto lui:"Sembra la valle di cappuccetto rosso"..e così era..un mix di colori, degli squarci di cielo e montagna tra la vegetazione, questa strada che porta al Rif. Pordenone splendida....
ci prepariamo e poi via..intanto verso il caffè e un pezzo di torta..Il boss sapeva che oggi si sarebbe portata dietro una zoppa che poi tutto sommato nn ha dato tanti problemi..:)
iniziamo la salita dapprima dolce poi molto più ripida e impegnativa..il cielo era coperto ma faceva un gran caldo...la gente cominciava a salire e la voglia di arrivare alla base anche passo dopo passo nonostante la fatica...ogni tanto qlc breve pausa di qualche secondo per farmi tirare il fiato e riposare la caviglia e poi su come dei treni...in un'oretta e mezza siamo alla base, pronti per partire ma bisogna prendere il bigliettino del supermercato..e così aspettiamo...
una cordata dietro l'altra...un po' stretto arrampicare così..ma per lo meno tutti ragazzi alla mano e simpatici che cantavano e riempivano il silenzio della valle..poi dal terzo tiro via da soli...uno stacco dagli ultimi e si inizia ad arrampicare veloci ma delicati come sappiamo fare..la fessura Cozzi...bravo Silvan..direi un po' liscia..tu che dici?!ma poi tutto benissimo in alternata ci siamo portati su alla cima dove la campana ci aspettava...che sensazione strana suonarla..mi è sembrato come chiedere il permesso a qualcuno per entrare...in discesa ci siamo uniti ad altri quattro ragazzi e una doppia dopo l'altra via verso il basso...la calata Piaz troppo entusiasmante nel vuoto poter roteare di qui e di li, nn avere appoggi e sapere che sei tu, la corda e il vuoto a gestire il tutto e sentire la libertà e la leggerezza del nulla...le nuvole stavano scendendo, la temperatura teneva ancora e via verso il basso con i ragazzi di Pordenone conosciuti strada facendo..qualche nozione di botanica e il sentiero del rientro ha messo a dura prova le articolazioni ma la soddisfazione di aver scalato il tanto amato e atteso campanile ci ha fatto scendere veloci...al Rif. Pordenone poi un panino e la birra e la calda ospitalità ci ha fatto raggiungere la pace e tranquillità..la pioggia ha aspettato che arrivassimo alla macchina per scendere come un torrente in piena...:)
dopo tre sett di stop è stato un grande ritorno per me e grazie boss di tutto!!come sempre una gioia e un divertimento arrampicare con te!!e che nn ci siamo nemmeno persi....strano!!??
Laura

giovedì 7 luglio 2011

Ferrata Marino Bianchi

E rieccoci qui a scrivere...non narrerò un'impresa grandiosa ma una giornata che nel complesso è stata tutta un'avventura!!!
Partenza puntuali ore 6:00 e già lì un messaggio ci arriva: io aspetto Chicco in un park e lui in un altro!
Poi via, su direzione Cortina!!!
Premessa: la sera prima io una cena con colleghi di lavoro, le previsioni preannunciavano temporali nel pomeriggio quindi la scelta doveva ricadere in un qualcosa di corto e non troppo difficile visto da quanto non toccavamo una montagna! E quindi eccoci partiti per la ferrata Marino Bianchi che già mi aveva respinto per neve (sia a terra che dal cielo).
Siamo per strada allegri e felici e di colpo gli allarmi della mia auto iniziano a suonare e la Valvola EGR decide di andare in ferie (oggi la stanno riparando) ma senza demordere e con molta potenza in meno in 3 ore e mezzo raggiungiamo Cortina! E poi via su, veloci per il sentiero fino al primo rifugio senza pensare di prendere la funivia ma poi, il canalone è troppo ripido e quindi optiamo per la bidonvia....!!!
Qui, un po per far teatro e un po perchè non li ritengo la cosa più affidabile al mondo, dimostro ad Enrico che non sono poi così tranquillo a stare là dentro ma si sale.....



E scesi da quella cabina telefonica senza cornetta ci imbraghiamo veloci e partiamo prima di una ventina di persone convinti di aver superato tutti ma invece il calvario ha solo inizio.... sembrava di essere al supermercato con una sola cassa aperta.....Tedeschi, Austriaci, Italiani, Inglesi, Cechi e altre nazionalità non indicate si erano riunite in quella ferrata!!! Ma non demordiamo e un passo alla volta, spesso staccati per superare siamo arrivati in vetta godendoci un panorama mozzafiato a 360°......
Anche qui ora è passato il GASP...




E poi anche la discesa come per la salita con l'aggiunta di aiutare anche qualcuno in salita! Ma alla fine giunti in auto prima della pioggia e tornati alla solita velocità ridotta posso proprio dire che son sempre contento di queste uscite magari non alpinisticamente di spicco ma passate con un grande amico!!!

Semper ad altum!!!!

martedì 21 giugno 2011

Cresta delle Emozioni

Sicuramente indovinato il nome di questa via, anche se il signor Castagna forse non si riferiva alle emozioni provate dalle nostre due cordate: Stefano con Alessio e Davide con me. Arrivati sul posto, notiamo subito i residui della pioggia caduta la notte che assieme al vento forte aveva picchiato la zona. Arrivati velocemente all’attacco, non riusciamo a tenerci incolumi dal fango, infatti, azzerando nella difficile partenza, tingo la roccia con la patina marrone delle scarpette cercando invano un punto di aderenza. Arrivo alla prima sosta in stile Rollerblade in salita, assicurandomi anche su una radice scoperta scavando a mani nude nel fango, tutto questo poteva essere un buon motivo per ritornare sui nostri passi ma, consultandomi con gli altri, continuo sperando in un miglioramento del tipo di terreno. In effetti, più su la roccia migliora, più asciutta, fango non ce n’è. Si alternano passaggi semplici con tratti più impegnativi, uno in particolare devo capirlo un pochino prima di superarlo, stretto in un camino dove i movimenti non sono liberi e intuitivi, perdo un po’ di tempo cercando di proteggermi e non vedo un chiodo che mi avrebbe dato una maggior sicurezza mentale: fa sempre un certo effetto quando la difficoltà resta alta e l’ultimo punto di sicurezza certa si allontana sempre più sotto i tuoi piedi. Anche i miei amici ritardano in quel punto, mi rincuora sapere che anche gli altri hanno avuto difficoltà e ripresa la fiducia in me stesso continuo su spigolo verticale compatto con qualche passaggio tecnico ma di piena soddisfazione. Le nuvole basse fanno temere il peggio ma non piove e con questa strana atmosfera passiamo su un terrazzo sospeso molto suggestivo, poi continuiamo su crestine e guglie, aeree ed emozionanti. Seguendo su e giù la cresta faccio l’errore di saltare una sosta facendo due tiri concatenati, blocco fatalmente le corde creando uno “stendibiancheria” sul punto più basso; per fortuna Stefano fermandosi correttamente alla sosta giusta mi accompagna le corde mentre le recupero. Ancora una lunghezza, la via è giunta al termine, mentre aspetto la seconda cordata con Davide, prepariamo la doppia che ci porta trenta metri più sotto fino al sentiero. Mi resterà un bel ricordo di questa via grazie a chi l’ha vissuta con me: Davide per la sicurezza che ha e la fiducia che m’infonde, Stefano per la professionalità e il rispetto verso di noi e per la montagna, Alessio per l’umiltà e l’audacia trovata in questa via che ha regalato veramente a tutti noi forti emozioni.


Semper ad altum.

venerdì 3 giugno 2011

Col dei Bos, via Alverà Menardi

Ore 4 e 20: La montagna chiama ed io da bravo soldato rispondo. Siamo in tre stamattina a rispondere alla chiamata: Stefano, Alessio ed io; anche se è presto, anche se siamo assonnati, anche se le previsioni non sono delle migliori, noi ci siamo perché quando la montagna chiama, lo fa in maniera autorevole e non ti puoi rifiutare. Col dei Bos, via Menardi Alverà, Stefano parte ma non è convintissimo, lo stimoliamo senza molto successo, probabilmente non ha fatto una gran notte, lo si vede dall’espressione. Intanto ci ha portati fino alla 5° sosta e mentre medita di cedermi il posto al passaggio chiave del 6° tiro trovo, non so come, le parole giuste per convincerlo a provarci e qui accade il miracolo: quando lo raggiungiamo superando il camino e la successiva fessura a fatica fino alla sosta, lo vediamo completamente risvegliato, con Alessio arriviamo alla conclusione che gli abbia fatto bene un po’ di adrenalina. A questo punto tocca me e arrivo abbastanza agevolmente alla 12° sosta, intanto il tempo si alterna con nuvoloni, pioggerellina e schiarite, in molti tratti il vento e il freddo si fa sentire anche con il pail antivento, soprattutto quando spesso si nasconde il sole; guardando Alessio che veste con una magliettina tecnica e il senzamaniche del GASP, non capisco come riesca a sopportare quel clima. Esco dalla nicchia su uno stretto camino alla 13° lunghezza, la relazione parla di soli 8 metri elettrizzanti. Mi alzo e con casco e torace incastrato mi dimeno inutilmente per salire ulteriormente: dentro la fessura non si passa; mi porto all’esterno e con movimenti amorfi e innaturali mi trovo come un tappo tra la roccia, insistendo riesco a risalire tra imprecazioni e lo sguardo sbigottito dei miei amici che, ripercorrendo poi la stessa traccia, comprendono a loro spese lo strano passaggio da circo. Comincia a piovigginare nuovamente, ma che importa, ancora un ultimo facile canale e siamo fuori dalla via, torna di nuovo il sole. Sopra al Col dei Bos è meraviglioso: un prato pianeggiante con qualche masso bianco qua e la, ad Est sovrasta lo sguardo imponente la Tofana di Rozes con la parte alta ancora bianca, sembra quasi di poterla toccare da quanto grande è. Dopo questa via, essere qui sopra e stringerci la mano prende un valore maggiore, ci sentiamo in sintonia anche con noi stessi, il detto “tocco il cielo con un dito” mi piace pensare sia stato inventato su una di queste alture. Resta da fare la solita procedura standard: qualcosa da mettere nello stomaco, foto di vetta, corde e zaini in spalla e giù per il facile sentiero aggirando le chiazze di neve restate sul crinale. Ore 17.00, la nostra missione l’abbiamo adempiuta alla grande, la montagna ci da la libera uscita, siamo consapevoli che potrebbe chiamare al più presto.


Semper ad altum.

domenica 8 maggio 2011

Benedizione delle corde e dei materiali!!!

Sveglia quasi all'alba oggi per Stefano, Davide ed Andrea che hanno presenziato alla SS. Messa del CAI a Teolo ai piedi di Rocca Pendice e successivamente alla rituale ed annuale benedizione delle corde e dei materiali!
Poi il gruppo si è diviso con Stefano che è andato al corso di Alpinismo 2 mentre Davide ed Andrea sono andati a fare qualche tiretto e una lezione fulll immersion su manovre di recupero!
Mattinata domenicale in compagnia di amici!!!

lunedì 2 maggio 2011

Battesimo piccolo Davide

Ieri 01.05.2011 il G.A.S.P. era presente per festeggiare il battesimo del piccolo Davide che assieme a mamma Licia e papà Stefano con il padrino Massimiliano e la madrina Anna (spero di ricordare il nome giusto altrimenti chiedo venia) è entrato a far parte della famiglia cristiana!
Un rinnovato benvenuto al futuro grande alpinista figlio d'arte (ora mi sono scavato la fossa da solo, vero Licia?!) e un grazie a tutta la famiglia Rova & Company per la festa e la mangiata che ha seguito la cerimonia!!!!

sabato 23 aprile 2011

Diretta Carlesso al Baffelan

È un po’ di tempo che non facevo con i miei amici una via di roccia, così l’occasione è venuta oggi organizzata con un certo anticipo con Stefano, poi si è aggiunta Laura: tutti al Baffelan a fare una via aperta da un magazziniere che tra il 1932 e il 1933 decide di aprire alcune tra le più importanti vie nelle Piccole Dolomiti tra cui quella che abbiamo fatto noi, quel signore era un certo Raffaele Carlesso. La via ha i primi due tiri in comune con la via Carugati e secondo me sono i tiri più bruttini poiché comincia con un canale/camino umido e insidioso. Per fortuna poi il tracciato cambia completamente in positivo: la roccia si fa più salda e l’arrampicata diventa bella, esaltante. Dal terzo tiro in poi c’è una continuità di grado e di modo d’arrampicare, i chiodi scarseggiano ma c’è la possibilità di integrare e la linea è logica vincendo quasi direttamente tutta la parete. Stefano e Laura mi fanno l’onore di condurre da primo di cordata, sono contento di questo, visto che l’avevo già fatta questa via nel 2008 con il corso di roccia, ma l’avevo fatta spensieratamente da secondo di cordata; rifarla da primo mi ha fatto prendere coscienza di quanto fosse bella una via di questo tipo, con la sua logica, soprattutto nei passaggi chiave dove ripensavo al signor Carlesso con i suoi scarponi e la sua tenuta alpinistica anni ’30, lui si che era un vero alpinista e non io con la mia super dotazione extra sicura e tecnologica, avesse avuto lui una dotazione così … Stefano e Laura intanto mi seguono con con gli occhi e con voci amiche che sostengono il mio morale nei passaggi più impegnativi e alle soste dove mi danno nuovo vigore per una nuova lunghezza. Non siamo stati “schegge” per arrivare in cima comunque siamo stati perseveranti e continui; Stefano spalla sicura: qualora dovessi fare una via impegnativa, vorrei essere con lui, anche Laura ad ogni nuova uscita migliora a vista d’occhio, ora gli manca solo un po’ di più fiducia nelle proprie capacità. Una volta arrivati su alla croce l’ambiente attorno ha qualcosa di spirituale, un ringraziamento spontaneo silenzioso e un segno di quella croce che portava Chi ha creato quelle alture che amo tanto e quel panorama tutt’intorno a 360 gradi sotto di noi. L’aria è fresca e i nostri sentimenti sono quelli che si hanno dopo una grande scalata, ottenuta solo dopo aver superato le più disparate difficoltà. doverosa foto di gruppo e poi giù per roccette non facili, deviando poi per una “frana” in forte pendenza inseguendo due personaggi che pensavamo facessero una via più facile. Al rifugio Campogrosso davanti ad una Radler ci ridavamo sopra, ma poco prima in quella pendenza non c’era molto da ridere, ma che importa il pericolo è scampato e se ci sarà un’altra volta scenderemo per un’altra strada. Chiudo gli occhi nel divano di casa, una sensazione forte mi sembra di vedere un film dove sto ancora arrampicando in quella parete, questo significa o che una parte di me è restata la, oppure ho portato a casa un po’ di montagna e questo mi fa stare bene.

Semper ad altum.

domenica 13 marzo 2011

Al Pirio

Ore 07:30 di domenica mattina suona il telefono di Andrea: pronto ciao Seila, aa no cia Davide! Ciao, (voce da sonno) vara che piove! Andrea: bon, ciao notte! Tu tu tu tu tu.....

Prefazione: il giorno prima i due si erano accordati che se il meteo concedeva andavano al pirio a fare una via in libera e poi a provarne una completamente in artificiale, attrezzandola! Ma piove!

Ore 10:00, telefono di Andrea: drinnnn, drinnnn, drinnnn, drinnnn, drinnnn, pronto, ciao dime (voce da appena svegliato)! Davide: cossa dito de ndare oncò pomeriggio; Andrea: dai fatta, se sentimo alle 13:00 e se non piove si parte! Ovviamente decisi nonostante il tempo ma gocciola! Arriviamo là e bardati con superzaini da Big Wall ci accingiamo sotto le prime gocce tra pozzanghere d'acqua alla base della parete. Vestito provo a salire ma si scivola, aggiriamo, voglio arrivare alla prima sosta per mettere giù una corda ma è tutto muschio e ancora peggio!!!
No fermi qua se femo tanto mae!
Stiamo per decidere di andare sopra e scendere a doppie quando in saggio Davide prevede che di lì a poco quelle poche gocce sarebbero diventate pioggia.
Decidiamo per fare manovre, prove di attrezzatura di soste, di protezioni e progressione in artificiale fino a quando le previsioni di Davide sono divenute realtà e ce ne siamo tornati a casa belli che bagnati!
Un caffè e dolce di mamma Carraro ed un altro pomeriggio alternativo ma alla fine divertente è passato!!!
Ps.... il Hooks el tien da dio....!!!! ;)

I nostri zaini:


Schievenin

Arco o non Arco, questo era il dilemma del venerdì sera! Dilemma che nasceva dopo aver visionato le previsioni meteo! Ed è così che, il sabato mattina Stefano, Silvano e Andrea partirono alla volta di........Schievenin!
Beh oh......almanco mae che a vaga se femo on panin a La Speranza!
Scherzi apparte, arrivati in valle si accingono al Torrione degli Zingari e attaccano la via Ignazu; due tiri che entusiasmano... beh diciamo la verità, il primo ci diverte fin da subito, bei passaggini, mai banale ma neanche impossibile, con un bel passaggio che scalda anima e cuore! Ma la sosta è buona e i tre si ritrovano tutti là! E' la volta di Stefano che parte tralasciando un facile camino di IV e spostandosi in una sorta di diedro/paretina ben più difficile, rumegosa in alcuni tratti e con roccia non sempre buona, ah dimenticavo praticamente sprotetta! Ma non è questo a fermarlo, anzi con calma, sapienza bravura posiziona una buona dose di "cavalleria pesante" più che dovuta e sconfigge anche questo tiro e poi su anche noi due...! Alla seconda sosta posta in una erbosa e scivolosa cengia decidiamo che l'ultimo facile e ancora più rumegoso tiretto lo lasciamo là e ce ne scendiamo con due belle doppie!!! Silvan i cordini dea prima me fasea paura e i fasea anca on rumore strano ma...ti che te me rimonti a sosta dea seconda doppia dopo che a ghemo trovà desvidà e con dado e piastrina partera, beh quello è stato il massimo!!!!
E poi altre due belle vie a monotiri, belle toste e dure e una delle quali per Andrea erano un grado sopra la sua abilità!
Bella giornata in compagnia!!!!

Per le foto vi linko l'album: Clicca Qui

domenica 30 gennaio 2011

Via del Dottore

“… Laura parto, anca se no vedo spit o ciodi. Ah eco go visto dei spit qua visin a sinistra”. “Silvan ma sito sicuro che sia secondo, terso? Pi che altro semo so a via giusta?” Effettivamente eravamo non all’inizio della Via Del Dottore, ma sulla via vicina “Te Lo Do Io Il Colorado”, quindi con passaggi più impegnativi; meglio così, risulta sicuramente più sicura che non arrampicare su “una frana” con grado più facile. La scelta è stata fatta per poter fare una via meno impegnativa della volta precedente (vedi commento via Teresa) e la cosa si è vista funzionare fin dal mattino visto che la pasticceria Bologna a Mori non era più in ferie e un incontro fortunato con altri climbers ci ha indicato il posto giusto, visto che ne io ne Laura ricordavamo il posto esatto della parete. Il tracciato si dimostra appassionante con tratti esposti, impegnativi ed eleganti, da segnalare un traverso delicato di sesto, uno strapiombo con uscita tecnica, un bel diedro di una quindicina di metri in diagonale e un altro diedrino completamente sprotetto al penultimo tiro, affrontato da Laura che se avesse avuto dei friends si sarebbe anche protetta, ma non era il suo caso e ispirata probabilmente dal sig. Messner (si dice che su una lunghezza di corda gli basta un chiodo a metà) ha affrontato una ventina di metri sprotetta con un diedro finale impegnativo. Non mancavano nel tracciato tratti di terra e di bosco che sporcavano le scarpette rischiando una successiva scivolata, fortunatamente questi punti fastidiosi erano pochi e brevi; la roccia comunque mi piaceva e nella maggior parte dei casi salda, anche se bisognava tastare e ogni tanto qualcosa si muoveva. Avevo già sentito parlare di questa via, chi ne parlava bene e chi male, io l’ho trovata interessante e la consiglio soprattutto a chi si sta avvicinando al sesto grado. Sono stato contento di aver arrampicato ancora una volta con Laura che sta prendendo sempre più sicurezza sulla roccia affrontando e risolvendo situazioni anche difficili: l’infermiera che ha affrontato “Il Dottore” ed io ne sono testimone.

domenica 23 gennaio 2011

-3 gradi...via teresa-via luna '85?

l'arrampicata è come uno stile di vita....ti fa crescere, ti fa sognare, lottare, tirare fuori unghie e denti, sorridere, ammirare il mondo dall'altro, arrivare dove altri non arrivano, ti insegna a non mollare ma anche a conoscere il proprio limite e a chiedere aiuto..il proprio compagno di corda è colui che sta con te, che nn ti lascia, con cui condividi emozioni forti, che sai mai ti abbadonerà..
sabato 22 gennaio io e Silvan siamo partiti per fare via teresa alle placche zebrate...una via a tratti impegnativa ma tutto sommato fattibile...già la giornata non inizia nei migliori dei modi poichè la pasticceria di Mori è chiusa...e pure il bar alle placche...e già qui la cosa mi puzzava..però nonostante il vento il sole sorgeva alto, imponente e ti metteva addosso tutta la voglia di andare..
così partiamo...dopo aver cercato l'attacco..trovato un pezzo di moschettone, due calzini e una scarpa, intravedo su un masso una scritta che in teoria dalla guida doveva essere nera invece era bianca e su cui con molta ma molta fantasia potevo leggere TERESA...
Parte il mitico boss...poi lo seguo io..tutto bene..via su veloci...ma ecco il primo traverso...magico lui che riesce a passarlo senza difficoltà..mi escogita un archibugio per farmi passare e mi dice che è così che si passa in artificiale e io rispondo che allora mi sa proprio che nn fa per me...continuiamo in alternata..via bella ma gli spit difficili da vedere..i piedi e le mani stavano discretamente finchè le soste erano al sole..ma ahimè....iniziavano quelle all'ombra...vedo Silvan tremare dal freddo..a me sembrava di essere un ghiacciolo...gli spit quasi invisibili e la mappa della via davvero poco precisa.. non si vedono gli spit così ci spostiamo di qui e di là in cerca della via giusta...continuiamo ancora su un traverso 5c a cui seguiva un tratto di 5b..Silvan eccezzioanle come sempre... io lo passo meglio e ancora su..non c'era tempo da perdere...il sole non c'era più...stava iniziando a calare...dovevano mancare pochi tiri..gli ultimi tre così attacco io e lo lascio riposare dopo la faticaccia...parto vado su tranquilla ma ad un tratto mi blocco....una sensazione strana che mi dice di non andare su da prima...così recupero lui e prosegue...altro che 4a.....intanto il freddo avanza....continua non si sa per dove, non si sa per quale via di certo non per la nostra...all'ombra era tremendo...mi saliva la voglia di tornare a casa..ma di finire questa via che ci ha fatto faticare ed entrare il freddo nelle ossa...Silvan stanco ormai continua su passaggi di 6a..io lo seguo senza pensare, senza chiedermi, solo con la voglia di uscire perchè il cielo era ormai rosso e la consapevolezza di non essere ancora usciti con il buio un po' mi agitava..ma sapevo che bisognava finirla a tutti i costi....
Silvan saliva e saliva...i minuti sembravano ore....mani e piedi per me erano un blocco unico...le lacrime ormai erano arrivate ai miei occhi ma mai avrei mollato anche solo per la fatica che lui stava facendo anche per me...ad un tratto gli ho detto: "portami fuori e a casa" e non mi ero accorta che eravamo alla fine...le lacrime sono scoppiate e la sua cioccolata mi ha fatto rinvigorire subito...7 ore e trenta di parete senza mangiare e bere...su una via non nostra e senza sapere cosa ci aspettava...siamo scesi ridendo e scherzando per il sentiero di massi...alla luce della luna la parete spiccava maestosa...sembravamo il gufo e la civetta che nel buio sanno dove mettere i piedi e che si fanno compagnia nella notte...
mai come oggi mi sono sentita compagna di questo viaggio insieme..le difficoltà molte a partire dal freddo..Boss sei stato davvero un grande...hai tenuto duro fino alla fine e mi hai fatto uscire...però non è giusto che ogni volta mi fai fare un pezzo di luna '85...l'altra volta un passaggio..questa volta due o tre..tutti di 6a..ormai l'ho fatta quasi tutta..basta dirlo che sabato prossimo andiamo a farla così ti togli lo sfizio..anche perchè adesso l'hai assaggiata così poi te la gusteresti tutta!!!!
una giornata unica..difficile ma di crescita..ho scoperto un lato di me che non conoscevo, fragile ma forte...e un amico nonchè il compagno di corda speciale come sempre...
grazie di cuore!!!
Laura

giovedì 6 gennaio 2011

Vaio della Bottiglia

Ecco la ricetta giusta per superare la pausa delle feste e tonificare il proprio corpo senza traumi (o quasi). Si decide un giorno libero da impegni, si cercano amici per condividere l’evento, si sceglie una meta per fare una salutare passeggiata, si cerca di sfruttare bene la giornata lavorando sulla muscolatura senza esagerare, specialmente se fuori allenamento e/o se si è esagerato con cibarie impegnative e ripetute, oziando nel periodo natalizio. Tutto questo avrebbe un senso logico sennonché la meta non fosse stata il Vaio della Bottiglia alle Piccole Dolomiti e forse ci è sfuggito il fatto che dislivelli da mille metri (circa) e canali a quaranta o quarantacinque gradi con neve fresca probabilmente bisogna affrontarli con un po’ più di allenamento. La nostra guida Alessio (nominata guida da me e Stefano per maggior esperienza nel campo) consiglia partenza alle cinque, e dopo doverosa colazione per strada, arriviamo al rifugio La Guardia con temperatura esterna di meno quattordici. Ci prepariamo e mentre si aspetta saltellando sul posto per non far ghiacciare anche il sangue, c’è chi cerca di organizzare al momento lo zaino ancora vuoto con borse borsette e attrezzature varie, gli altri aspettano increduli mentre il freddo domina il corpo e i pensieri. Dopo trentacinque minuti siamo a Campogrosso, e poi giù al primo ponte del sentiero, ci stiamo muovendo veloci e intravediamo già la nostra meta a destra del Molare, a vedere quella lunga lingua di neve da qua sembra molto verticale e fa impressione sapere che da lì a poco saremo proprio la. Nel frattempo troviamo uno sci alpinista che, mentre opera velocemente con le pelli di foca, scambiamo qualche opinione su come approcciarsi al vaio e comprendendo che conosce la zona ci consiglia un avvicinamento diverso dal previsto, effettivamente la pista da lui indicata è battuta e guadagniamo velocemente quota. Traversiamo fino ad una forcella, io sono già stanco mentre Alessio e Stefano sembrano controllare bene la fatica, ripenso a mia moglie che, anche se non è una alpinista, sembrava sapesse già che mi aspettava fatica e freddo, in effetti se penso al mio letto caldo e comodo abbandonato alle quattro e mezza mi viene quasi da darle ragione, ma neanche stavolta gli darò la soddisfazione della ragione. Dopo qualche saliscendi calziamo i ramponi, imbocchiamo il nostro canale, all’inizio facile ma, in alcuni tratti, neve fino al ginocchio, poi salendo gradi impegnativi che richiedono forza e tecnica, in qualche punto sento l’esigenza di una seconda piccozza, sia per la sicurezza sia per fare meno fatica. Siamo saliti un bel po’, mi sto divertendo, mi sento padrone della situazione, anche i miei amici si sentono in sintonia con l’ambiente, dei camosci sopra di noi ci sono venuti a salutare, arrivati forse dal vaio omonimo vicino. Guardiamo giù e verifichiamo che bisogna scendere piano e con attenzione faccia a monte, l’orologio ci dice che è tardi anche se mancano solo settanta ottanta metri all’uscita e con nostro rammarico facciamo inversione di marcia. Scendiamo prima adagio, poi più veloci faccia a valle ed ecco il nostro primo ostacolo: un salto di due tre metri con rocce e neve ci sbarra la strada; cerchiamo un tragitto alternativo ma apparentemente non c’è, quindi tiro fuori la corda dallo zaino e preparo con Stefano una doppia su due rami scovati sotto la neve. Scendo “alla Piaz”, poiché non ho voglia di tirar fuori l’imbrago per qualche metro di doppia, mi segue a ruota Alessio che tenta un nuovo metodo da lui inventato al momento ma alla fine applica la mia stessa tecnica, poi Stefano che calzava già l’imbrago. Discendiamo altri cinquanta metri ma non possiamo credere ai nostri occhi quando ci troviamo davanti ad un altro salto di sei sette metri senza possibilità di fissare una doppia, a questo punto all’unanimità scegliamo di ritornare su sui nostri passi fino al bivio che arriva dalla forcella fatto all’andata. Con un ennesimo sforzo, sulle tracce ormai coperte da continue cascatelle di neve, risaliamo a fatica (almeno per quel che mi riguarda) ancora una volta su neve fresca e raggiungendo in seguito la forcella tanto sospirata. Un po’ di cioccolata e tè bollente, poi giù ricalcando la pista del ritorno, prima un traverso in falso piano poi una gran discesa tipo pista da sci, tant’è che più volte Alessio avrebbe voluto avere i sui sci. In pochi minuti eravamo al ponte del sentiero, io ho tutte le gambe indolenzite ma ormai le difficoltà sono finite; via i ramponi, fondamentali protagonisti del giro, poi puntiamo prima a Campogrosso e poi nuovamente sulla strada ghiacciata che porta a La Guardia sulla quale più volte sono scivolato come un clown al circo rischiando brutte contusioni applaudito da Stefano e Alessio pubblico non pagante. Che dire: forse quando sentirò parlare in futuro di “vaio” cercherò di farmi trovare più in forma e allenato, ringrazio i miei amici Stefano e Alessio che mi hanno permesso di fare questa esperienza pur sempre impegnativa ma bella in un ambiente che amo e che rispetto. Con questo giro dichiaro chiusa la pausa delle feste ed è chiaro ormai che ho cominciato ad allenarmi, forse con una “scheda allenamento” un po’ pesante come primo giorno.

Semper ad altum.

lunedì 3 gennaio 2011

legati ma liberi....

una giornata con un sole splendente...una temperatura ottima intorno ai zero gradi con una breccia leggera che teneva compagnia casomai avessimo caldo..ma tutto ciò nn ci ha fermato...io e Ste siamo partiti per fare legati ma liberi a rocca....era da tanto che nn ti vedevo con il cappello e guanti...doveva fare freddo...
una zona da me mai vista e devo dire molto affascianante peccato per la foresta che c'era...partiamo e il primo tiro si fa sentire ma ste nonostante i passaggi impegnativi se la cava benissimo..e ci siamo persino scaldati chissà come mai..a farci compagnia le magnifiche coccinelle...poi però hai ben pensato di andarti ad imboscare dentro l'albero (vedi foto) per poi continuare sempre più in alto verso il sole...passando tra le foglie, gli alberi, le roccie arriviamo agli ultimi tiri che come gesto da buon cavaliere hai fatto fare a me...cosicchè in cima io potessi congelarmi per bene aspettandoti ma neanche sta volta sei riuscito ad eliminarmi...hihi...
una bella via, corta ma molto imbrecanata e piena di rami e alberi....però il nome è azzeccato..tutto sommato dovrebbe essere così anche nella vita no?
e poi mille idee di vie e giri da fare...dai ragazzi che andiamo!!!!
grazie ste!!!e anche della birra!!!
laura

Un po' in ritardo per problemi tecnici ma....

Buone Feste da tutto il GASP.....!!!!

giovedì 30 dicembre 2010

due passi sul carega....


Stamattina nonostante i volti assonnati ci siamo diretti verso Verona per salire al rifugio Scalorbi... dopo un po' di fatica per parcheggiare lungo la strada e il tentativo di aiutare dei perfetti sconosciuti spingendo la loro macchina, ci siamo avviati dapprima al Revolto e poi al Pertica...il sole ci accompagnava e la giornata era splendida... passo dopo passo sulla neve battuta e ormai in fase di scioglimento ci siamo diretti verso lo Scalorbi...strada facendo ci siamo imbattuti nei ghiaccioli che Andrea e Chicco hanno opportunamente usato in altri modi...( vedi foto...) e il tentativo di Andrea, con i ramponi nuovi regalati da noi del GASP, di salire per una piccola salita con neve e roccie...ma per fortuna nn c'è riuscito se no.....i ramponi glieli mettevo sulle orecchie...ma tutta la strada se li è tenuti su tanto si è affezzionato..

una breve pausa per il pranzo al sole che ci illuminava e scaldava..qualche gioco sulla neve..il tentativo di farmi congelare le mani mal riuscito per fortuna e Chicco che faceva il pesce sulla neve...beh se fossimo normali nn saremo noi...

poi via per la discesa... in rapidità siamo scesi e poi via a berci la cioccolata calda che ci sognavamo già da mo'....ma qualcuno aveva voglia ancora di dolce...e allora perchè non un caffè e dei dolci? anche perchè Andrea ha detto che non si può più bere birra finchè lui nn sta meglio...ma ti pare....è che dopo si doveva guidare...

intanto i ramponi vanno bene...noi abbiamo passato una gran bella giornata in compagnia e già tanti altri giri da fare sono nei pensieri...

ps....ragazzi mettete la testa a posto.....

domenica 12 dicembre 2010

Sentiero 100 Monte Grappa

E fu così che dopo le 20:00 di venerdì scorso Andrea ed Enrico in quattro e quattro otto, dopo mesi di tesi, esami e lauree hanno deciso di rientrare nel mondo alpinistico e quindi via!!! Ore 07:00 della mattina successiva ritrovo davanti ad AlpStation a Bassano e, vista l'ora di chiusura e i pochi schei, siamo ripartiti direzione Santa felicita e, bevuto il caffé e calzati gli scarponi siamo partiti! Ci aspettavano 5 ore di salita e, causa un po' lo scarso allenamento e la neve che a colpi dura a colpi fragile siamo arrivati in vetta con qualche minuto di ritardo...!!! Beh pranzo veloce, visita all'altare dei caduti, volo di Enrico su di esso e poi bisogna decidere su come procedere....il buio ci raggiungerà presto e ci coglierà nel buio! Foto assieme e passaggio in rifugio per un caffè (corretto grappa Nardini) e per chiedere quale sia la via più breve per il ritorno ma ecco che un altro personaggio compare e ci propone di scendere con lui fino a Crespano che è da solo e sarebbe più tranquillo e poi ci accompagnerà lui alla macchina! Beh, noi aiutiamo lui, lui aiuta noi....perchè no?! Quindi accettiamo, ci fermiamo un po' in rifugio e poi giù.....anche Andrea fa il suo volo atterrando di c**o e poi è tutta una passeggiata fino all'auto raggiunta con il primo buio!!!!
Una bellissima giornata, a volte tanto fredda!!! Ottimo reinizio.....
Semper ad altum

domenica 5 dicembre 2010

le alternative a volte ci sono...

bene....al lieto evento io e Silvan decidiamo di andare a fare via Similaun e il ritrovo è alle ore 6 in via Natisone...freddo e pioggia non ci fermano e partiamo...Camilla è pronta anche per la neve incontrata e noi forti della meteo che dava bel tempo, continuamo a tirare dritto fino a Mori..ma ahimè giunti qui troviamo 10cm di neve...non ci crediamo..arco imbiancato e tutto il circondario sotto un aspetto mai visto...tristezza perchè volevamo toccare la roccia..e allora che fare?l'alternativa è il king rock a verona e allora via verso quella meta che sicuramente non sarebbe stata la stessa cosa ma..... nel frattempo stavo per scaricare il mio boss perchè mi stava facendo impazzire con il navigatore....ma poi eccoci arrivati...entriamo e partiamo...silvan fa un 6c da primo..eccezzionale.....e anche se la soddisfazione non è stata la stessa, abbiamo lavorato e fatto tiri simpatici, su spigoli, strapiombetti, più o meno difficili e con un certo divertimento.... e poi il boulder...noi peggio dei bambini...
a volte l'alternativa non da la stessa soddisfazione della tua idea principale, ma ti aiuta a focalizzare l'obiettivo, ad avere la pazienza fino all'occasione successiva per poterti guadagnare ciò che vuoi...l'alternativa ti lascia un margine per crescere un po', per non abbatterti per capire che la volta decisiva sarà ancora più bello!!!
lalla

sabato 4 dicembre 2010

Benvenuto DAVIDE!!!

Ore 01:19 del 02 dicembre 2010 viene alla luce il primogenito erede di casa Rova!!!
DAVIDE: un giovane, sano e futuro alpinista (ora mamma Licia ci ucciderà) di 3,7 kg!!!
I migliori complimenti a Mamma e Papà!!!
Il GASP

E la tradizione del G.A.S.P. con i neo-nati, continua:


....consegnato l'imbrago artigianale fatto a mano al papà Stefano!!!!

sabato 27 novembre 2010

Dott. Carraro hahahahaha

Ebbene si, il 16 novembre scorso anche Andrea è stato proclamato Dottore in Infermieristica! Non si poteva non festeggiare e quindi ecco il GASP riunito a casa Carraro per una grigliata innaffiata da Buon vino!!!
Un grazie di cuore a tutti quelli che hanno partecipato e a chi ha partecipato al regalo!
Non resta che ghiacci per poi andare a morderlo con quelle 12 punte.....
GRAZIE!!!

sabato 30 ottobre 2010

Claudia

Finalmente dopo tanto tempo passato a desiderare, progettare e tentare una via che era diventata quasi un mito, insicuri che esistesse veramente, eccoci sulla epica via Claudia. C’è chi ha dovuto star sveglia la notte e poi far la via e chi come me che ha dormito in via, poiché mi son trovato su un “6a” tenuto conto che la via è massimo “5c” solo al primo tiro. Laura ed io ci sentiamo gasati, avevamo proprio voglia di arrampicare: volevamo metterci alla prova dopo tante ore passate a pannello. Avevamo anche fatto recentemente “Lo Spigolone” a Rocca Pendice, ma in realtà volevamo essere alle Placche Zebrate, ed oggi eravamo proprio la a realizzare il sogno tanto atteso. Va bene che il primo tiro difficile è bagnato, va bene che la placca dei vari tiri è spietata, mi sta anche bene che i resinati non siano proprio vicinissimi, ma se poi ti trovi su tutti i passaggi il marmo lisciato (vedi tomba di Sant’Antonio al Santo di Padova) allora ditelo, il mito mi si frantuma, non è regola fissa che il marmo liscio è uguale a bello. Abbiamo cominciato la via alle 9.45, davanti a noi una cordata di due trentini ci terranno compagnia per tutto il tragitto; sono riusciti a starci davanti per circa 5 o 6 tiri poi, come nella formula 1, un loro pit stop sbagliato permette un nostro sorpasso passando al comando, loro intanto cercavano di rientrare in pista dopo aver preso una sbandata sulla vicina via “Luna 85”. La nostra cordata è dinamica e l’alternarsi da capocordata risulta essere efficace, anche Laura ne è convinta che prosegue convinta e capace. Quasi alla fine, a pochi tiri dalla meta, prendo una sbandata anch’io e mi trovo (stranamente) su un’ottima placca con molto grip ma con grado superiore rispetto la relazione. I trentini già vedevano il sorpasso, visto che mi ero ormai alzato per 15 metri a sinistra fuori via, ma invece di ritornare sui miei passi, invento una variante di rientro degna di nota (tanto per non smentirmi vedere via Helena con variante Sassetti) che mi riporta alla sosta corretta mantenendo il primato sugli inseguitori. Laura tenta il tutto per tutto seguendo il mio nuovo tracciato ma alla fine, dopo imprecazioni taciute, provoca un pendolo controllato che la riporta a destra sulla giusta via. Gli ultimi due tiri li conduce Laura portandomi fuori da vera capocordata ormai testata. Può mancare la foto di vetta? Chiaramente no, e la Radler al bar? Ovvio che no, abbiamo di che brindare: un brindisi alla nostra vecchia e cara amica Claudia che oggi ci ha voluto bene.

Semper ad altum.

via claudia...

dopo una mattina e notte a lavoro completamente sveglia con Silvan si era già deciso di fare la tanto attesa via claudia considerando anche la bella giornata...un sonno e una stanchezza invadevano il mio corpo ma niente..siamo partiti e dopo la solita colazione a Mori parcheggiamo la macchina, ci vestiamo e andiamo. In macchina mi dice che è una via lunga...la relazione prevede un tempo di 5 ore ma noi sicuramente ce ne metteremo di più.. e io che penso..vabbè, speriamo di reggere...all'attacco della via (finalmente quello giusto) c'erano due ragazzi veloci quindi attacchiamo subito..Silvan in gran forma fa il primo tiro con scioltezza....io decido che bisogna farlo e quindi senza tanti pensieri via dietro....duri e lisci i primi metri ma nn per questo ci siamo arresi e poi via in alternata....ma ad un tratto salgo, salgo e nn trovo la sosta...guardo, scruto e finalmente eccola...e per fortuna...nn avevo più corda...recupero Silvan che mi dice che la via per lui non aveva particolari difficoltà..detto fatto...piega a sinsitra invece che a destra ed eccolo prendere un tiro della via affianco..laLuna 85.."solo" un 6a.. e ha avuto il coraggio di dirmi che la sentiva tirare un po'...i tiri procedevano, la via dava soddisfazione e mi piaceva un sacco..guardo l'orologio e, o il tempo non passava o noi eravamo veloci...qualche passaggio un po' delicato, una velocità di prosecuzione ecccccezzzzionale e un coordinamento tra di noi davvero perfetto....mi lascia chiudere la via e lassù tutto torna...un paesaggio mozzafiato con i colori dell'autunno in lontananza, il sole che ci scalda un po', la piacevolo sensazione di aver chiuso una via.. e mentre mangiamo la nostra amata cioccolata guardiamo l'ora e ci rendiamo conto che ci abbiamo messo 4 ore...(la prima volta che ci metto meno tempo di quello indicato dalla relazione)...restiamo un po' là a goderci la pace, la soddisfazione della via, la bellezza di quel posto che ogni volta regala belle emozioni e la sensazione splendida di aver raggiunto un obiettivo importante...
durante la via del rientro ho avuto il permesso di pisoccare un pochino..ma certo che la gente prima di andare via per la strada dovrebbe rifare l'esame della patente.....
Grazie per la splendida via e giornata....mi sembrava di avere le ali ai piedi..via bella, un po' consumata..ne è valsa la pena aspettare per farla perchè me la sono goduta fino in fondo anche perchè il mio compagno di corda è altrettanto fuori quanto me...
ps..scusate per gli errori..ora provo a dormire un po'....:)
laura

domenica 3 ottobre 2010

Porci con le ali

E' il secondo sabato consecutivo che io Silvan e Laura percorriamo la stessa strada, alla stessa ora, per andare nello stesso posto. Ossia ad arrampicare in valle del Sarca. Sta volta c'è Laura al volante (....), solita colazione a Mori e via sotto la parete San Paolo. Personalmente ho voglia di arrampicare dopo una settimana di lavoro ma non mi va di fare troppa fatica, e così la parete San Paolo (vie di 200 m e avvicinamento nullo) ha la meglio al ballottaggio con le placche zebrate, dove la via Claudia prometteva ben altro impegno, se non altro per la lunghezza più che doppia e l'avvicinamento di circa 10 minuti.
La nostra meta è la via "Porci con le Ali", la relazione è la solita foto al libro. Solo alla fine del primo tiro scopriremo che avevamo fotografato la pagina sbagliata... Nessun problema però perchè la via, carina, si guadagna letteralmente il percorso tra le frasche a destra e strapiombi marci e inscalabili dall'altra parte. E se ancora non bastasse, una spitattura a prova di bomba permette una salita veramente spensierata. Così mi trovo davanti alla cordata, e passando con un A0 impietoso (tirone sul rinvio dopo aver riposato sullo stesso) le uniche vere difficoltà che la via oppone (2 passaggini di 6a ben protetti), finisce che alle 12 in punto siamo già a passeggiare in centro ad Arco.
Breve scampagnata fino al castello, giusto per fare appetito, e poi trancio di pizza, birra, caffè e gelato... insomma dei veri alpinisti, duri e puri.
Il viaggio di ritorno è il solito giocare con gli abitanti dell'arca di noè di Laura (ovvero i mille animaletti di peluches che vivono nella sua auto), ascoltando cd dei cartoni animati.
Grazie amici per la bella (mezza) giornata; complimenti a Laura per aver superato brillantemente la via, specie qualche passaggio che scherzi a parte proprio facile non era; Silvan solita macchina da guerra, anche se per un giorno sono riuscito a fargli fare la via da secondo. Peccato che era troppo corta... Alla prossima salita!

lunedì 27 settembre 2010

Amazzonia

Se solo fossimo arrivati cinque minuti prima all’attacco. Sabato sera Stefano mi propone telefonicamente di andare con lui e Laura a fare Amazzonia, via che avevo gia fatto al corso di roccia nel 2008 da secondo, ma ero contento di andare per poterla rifare da primo e perché è una via che mi era piaciuta molto. Detto fatto l’indomani mattina ci stiamo avviando all’attacco dopo solita sosta a Mori per la colazione desiderata da tutti ma implorata da Laura; il vento in loco ci costringe a vestirci bene, il solito cane lupo (che abbiamo visto sul posto più volte per fare un’altra via li vicino) ci riconosce e ci abbaia contro e per fortuna è ben rinchiuso, Il sole sta uscendo e comincia gia a scaldare, tutto sembra cominciare bene sennonché vediamo in fondo all’attacco della nostra via una cordata da tre appena partita. Chiedo che via vogliono fare, sembrano non capire poi ci fanno il nome della nostra via: “Speriamo che almeno siano veloci e non facciano cadere sassi”! Ultime parole famose. Aspettiamo che salgano poi parto standogli dietro, vanno mooolto traaanquiiilli e nel frattempo osservo il loro materiale che sembra uscito da un libro di Bonatti. Giunto alla sosta mentre recupero i miei assicuratori, chiedo ai tre chemi precedono da dove vengono, sono della Repubblica Ceca. Proseguiamo a rilento su una via che diventa sempre più interessante, non la ricordavo così perpendicolare, i movimenti sono belli coordinati su una roccia più che bella: mi sto divertendo, era quello che cercavo da varie settimane ormai. Nella vicina via Orizzonti Dolomitici qualcuno urla qualcosa di incomprensibile, risponde uno dei cechi davanti a me, dopo un po’ sotto di noi una cordata parla assieme ad un altro dei lumaconi che ci bloccano la strada, mi viene il dubbio che ci sia il “raduno del ceco disperso” e abbiano pensato di ritrovarsi tutti proprio qui al Piccolo Dain, non era meglio farlo sui “Monti dei Giganti” al loro paese? Credetemi non sono razzista ma questi erano proprio rocciatori improvvisati ed erano un pericolo per loro stessi e per noi. A metà via era diventato un calvario, peggio una via crucis, dove le stazioni erano le soste e ci si fermava tutti per un’oretta, non solo noi anche altre tre cordate sotto di noi. Stefano trova il coraggio di chiedere cortesemente (in inglese) di farci passare, loro dicono di no, Stefano non puo’ che dire: “Thank you”. Dopo aver abbandonato l’idea di superarli, non mancano i momenti per inveire contro i cechi, anche perché loro se la godono: cambiano capocordata ogni sosta legandosi pericolosamente con nodi inventati al momento da loro stessi; non cercano di fare presto, anzi mangiano e bevono fregandosene e dicendo chissà che cosa sghignazzando verso le cordate in coda, sono diventati insopportabili. Per fortuna il posto è bello, guardandosi attorno l’ambiente da’ pace e serenità, la parete a picco sul torrente mi fa pensare ad una scogliera, approfitto del tempo a disposizione per provare a far bene i passaggi seguendo gli standard canonici. Ultimi tratti impegnativi, la via ormai è finita, non resta che fare la foto e scendere; Laura anche oggi ha superato bene tratti impegnativi fino al 5c, Stefano come al solito un ottimo amico di cordata e di compagnia, resta il ricordo di questa bella via caratterizzata da tre personaggi cechi meritevoli di essere accecati di nuovo visto che sono gia cechi.

Semper ad altum.

venerdì 24 settembre 2010

Ferrata Roda de Vael


Ore 04:30 ad Andrea suona la sveglia ed il malessere di ierisera sembra quasi passato, scende ed il caffè è già lì pronto grazie alla Moka Alicia che si sveglia qualche minuto prima e te lo fa trovare pronto!
Enrico intanto poco prima delle cinque si sveglia prepara il caffè e mentre lo beve su facebook chiede all'amico (ignaro):"Ore 5.20 bevo il caffè mentre Andrea ZanatoBoys Carraro è già per straada...ma non potevamo fare calcetto a 5 il giovedì sera come tutti glia altri?! Mariasantachesonno..."
Ma gli scarponi scalpitavano....causa tesi e compagnia bella erano fermi oramai da mesi...e via in macchina direzione Vigo di Fassa, nello specifico al passo di Costalunga. Caffè (si espresso signora) un po' poco economico (1,20€ cadauno) e giretto fisiologico!! E poi via, si esclude subito l'ascesa in funivia....costa massa e poi noi dobbiamo rendere oggi!!! La voglia c'è la testa anche unico problema è il non poter tornare a casa tardi!!!
Scarponi su e via...rapidissimi in poco meno di un'ora raggiungiamo il rifugio Vael...la guida dava molto di più!Da lì subito saliamo seguendo le indicazioni ma poi prima battuta d'arresto non riusciamo più a capirci, indicazioni sparite. Una indigena del posto ci indica un sentiero "alternativo" per arrivare all'attacco.. su per un canalone alzandoci tra massi siamo saliti e qualche sassetto ogni tanto cascava...sarà mica che era forse lanciato da qualcuno?!?!
E su veloci veloci cominciando un po' però a prendere quel tipo di passo che io ed Enrico chiamiamo "himalaysta" ma eccoci all'attacco...!!!
Secondo ciuccetto del giorno (il primo era una barretta coop al rifugio) un bel pezzo di grana a testa...che fa sempre bene per TUTTO ricordatevelo...!!!!!!!
Imbrago casco e set e via su per la ferrata che sapevamo essere facile ma...sarà stato che eravamo al 100% o che era giornata o non so...ma siamo andati su proprio spediti e (non dateci parole) ma il set se nè passato tanto tempo restando appeso all'imbrago. Arrivati in vetta la visuale rendeva proprio bene......per pochi secondi un 360° fantastico ma poi le nostre amiche nuvole (in una giornata che doveva essere serena) ce l'hanno ridotta....!!!
Qui abbiamo imbandito la tavola: uova, panini a salame e sopressa, dolci piemontesi...che ben fioi...!!!
E poi foto di gruppo, dedica sul libro di vetta, adesivo del gasp sulla cassetta della croce della Roda de Vael a 2806 metri e poi via giù veloci per la seconda parte di ferratina...! Giunti sul Masarè abbiamo cercato l'altra ferrata seguendo le indicazioni (forse devono rifare la segnaletica) ma dopo alcuni minuti passati a camminare su traccia di sentiero e gradoni di parete ci siamo resi conto di essere fuori e abbiamo fatto marcia indietro. Fotografata una cordata in discesa dalla Torre della Finestra e presa la mail per mandargli le foto e poi giù...nuove indicazioni (esatte) per la ferrata non trovata ma era tardi quindi via verso la macchina ma ora la sete si fa sentire....passaggio stretto (50cm) tra due rocce in discesa....(ottimo per un Nut umano) e poi via al rifugio Vael e verso l'auto de corsa...Mancava l'acqua e tra gli abbeveratoi degli animali che ci facevano piangere il cuore e l'acqua che scorreva nel sentiero eravamo disperati finchè eccola...una sorgente e un tubo dove bere.....il resto poi sono pochi metri per arrivare alla macchina, una birra dimenticata e tanto tanto tanto traffico! Ma questa giornata ci serviva.....che ben!!!!
Foto della giornata sul mio picasaweb: "Clicca qui"
Alla prossima vecchio....

mercoledì 8 settembre 2010

Che sen...

Ciao a tutti, il caldo è finito, la pioggia è arrivata ma qui sembra che l'arsura alla gola non passi...ci siamo seduti ad un tavolo rotondo (assieme a Re Artù) per cercare una soluzione al problema e dopo ore la risposta era chiara: è necessaria una birra e tutto passerà! Serviva però una scusa ufficiale per trovarci e sentita anche la farnesina (che va sempre di moda) ci siamo ricordati che qualcuno di noi è tornato da poco e quindi tutto era a posto!
Mercoledì 15 settembre 2010 ore 20:30/20:45 presso il Franziskaner Kofler Group Srl di Caselle di Selvazzano ci troviamo tutti assieme (invitati tutti) per degustare una buona birra e specialmente farci raccontare dai 3 giannizzeri di spedizionieri (permetteteci di chiamarvi così per qualche altro giorno) l'avventura in Ecuador e farci vedere le foto.
Certi in una ampia vostra adesione alla serata per non rischiare che sbagliate "via" vi allego anche la "relazione" di dov'è il posto (che già conoscete)...!!!



venerdì 3 settembre 2010

lunedì 30 agosto 2010

Via Carugati (due varianti)

Ore 07:30 del 29 agosto di un anno montanaro per me da dimenticare...Enrico arriva a casa mia per ritagliarci qualche ora di roccia nel corso del solito anno solo dedicato ad esami e tesi! Ore 08:00 raggiungiamo puntuali Laura e Jack al park di Rocca, ci si veste e via che si parte, rapido avvicinamento alla via e le cordate si sono formate: Io ed Enrico e Laura e Jack, siamo ad un passo dall'essere legati ed Enrico si accorge che le scarpette sono in auto...ok è confermato noi due oramai da giorni stiamo andando avanti per inerzia! Recuperate anche quelle iniziamo a legarci ma intanto Jack è partito e come un razzo sale il primo tiro; nel frattempo parlo con Laura e gli racconto come sto a seguito di un brutto evento accaduto in questi giorni nella mia vita e gli confido che non mi sento a mio agio arrampicare perchè la testa proprio non c'era, ma lei mi lancia a partire!
Ma proprio non c'eravamo e ad un quarto del camino le cose andavano tutt'altro che bene, la testa era altrove e solo il corpo era nella roccia! Enrico che sa, capisce al volo, mi cala e sembra deciso ad andare....un po alla volta raggiunge la sosta, è la mia volta, fatico, arranco sulla roccia salendo un po' come se fosse la prima volta che mi mettevo sul verticale ma un metro alla volta eccomi in sosta!!! Il pensiero ricorrente è: ma cosa ci faccio io OGGI qui??? Intanto Enrico parte e macina il secondo tiro e anche per me questo passa più tranquillo e poi su, via per la variante Diedri Sandi e anche il 3° tiro passa in maniera tranquilla, non mi sento in forma ma non posso negare che va un po' meglio; ecco il vero effetto che ci fa questo amore che abbiamo per questo nostro stile di vita alpinistico che ci rapisce dai problemi e ci fa vivere le nostre emozioni! E poi via che si deve continuare ma ecco il fattaccio, abbiamo frainteso tutto, non volevamo di certo seguire la variante della Fessura centrale che la cordata Laura e Jack avevano scelto e percorso in maniera eccellente ma per stare più a sinistra di loro abbiamo attaccato la variante Placche di sinistra con un grado decisamente più elevato e che, a parte un primo fix e un chiodo con cordino poi non si vedeva altro e qui il tempo iniziava a passare... Capiamo allora che la via era più a destra di noi e ciò ce lo conferma una cordata (padre e figlio) che ci raggiunge. Enrico si lancia in un traverso delicato e poi arriva sotto al piccolo strapiombino della Diedri Sandi ma qui il guaio era fatto, la corda faceva una bella "Z" con due angoli retti a 90° e non scorreva. Giunge quindi la necessità di liberarla e trovato un anello di calata, attrezza una sosta mi recupera e ripercorrendo la sua "via" riesco a liberare la corda e qui decidiamo che una sosta lì dov'è Enrico risulta molto scomoda quindi riscendo nella sosta da cui ero partito e facciamo passare l'altra cordata! E poi via ma ormai di minuti ne sono passati proprio tanti.... da qui tutto è filato liscio; la necessità di uscire il prima possibile mi ha fatto togliere tutti i brutti pensieri e questo tiro chiave anche se da secondo l'ho bruciato via al limite del fiatone e giunto in sosta, solo il tempo di caricarmi un paio di rinvii e su di corsa all'ultima sosta: ora sembrava tutta un'altra storia, se ci fosse stato il tempo e qualche altro tiro, sarebbe stata un'altra storia...!!! Mi è dispiaciuto per come è iniziata la giornata da parte mia e per non essere riusciti a stare tutti assieme ma tra me ed Enrico sicuramente si è rafforzata l'intesa e la fiducia.
Passerà tutto e la rifaremo nei tempi giusti!
La difficoltà della via a me ed Enrico ce l'ha fatta passare mamma Carraro con il pranzo a cui siamo arrivati con la bellezza di 1ora e 40 minuti di ritardo!!!
Un'altra bella giornata è passata ed ora caro Enrico si torna sui libri!!!

sabato 28 agosto 2010

via cengia martini

ore 5.30 ritrovo al solito posto..ormai i posti sono prenotati mi sa...carichiamo tutto sulla macchina di stefano compreso lo zaino della black e partiamo..per strada il Baldo pisola ma non russa...e si sveglia giusto giusto per fare colazione...dopo aver riempito la pancina via a passo falzarego..la giornata sembra promettere bene, il cielo è limpido certo un po' freschino ma..si parte!!!!raggiungiamo l'attacco un po' titubanti ma fiduciosi ed ecco il rova che si lega e parte. va via come un caccia e dopo aver messo giù le protezioni arriva in sosta e inizia a recuperare i due naufraghi intanto restati sotto a parlare...tutto bene, roccia ottima e al solo si sta di un bene...via con il secondo tiro.....si prosegue a buon ritmo tutti contenti e si arriva alla seconda sosta...tutto fila liscio e azzardo a chiedere se posso tirarlo io il terzo..come due cavalieri mi lasciano il comando...un po' titubante mi lancio....proteggo poco ma vado su che è una favola..arrivo in sosta e vedo un bel chiodo e allora via si recupera....arrivano i miei baldi giovani e arriva il momento del passaggio chiave e me lo fanno fare a me..per la prima volta ho l'onore, per così dire, di tirare il passo più arduo..ma ne sarò all'altezza?tutto prosegue bene fino a quel passaggio..prova e riprova e dove mettere la mano?ma nn potevo dargliela vinta o mollare e allora fatta!!!ho stretto i denti e usato la zucca e via...fatta la sosta e recuperati..troppo buoni i miei compagni di corda che si son fidati delle mie soste e protezioni..nn sapete cosa vi siete persi..e poi la chiusura e la discesa sotto pioggia e sole...
il ritorno..le comiche...beh stefano che si stava mangiando il toast con il ketchap scaduto a marzo di quest'anno....baldo che facevo lo stacchetto pubblicitario in macchina e le montagne russe per la strada nel bel mezzo del più bell'arcobaleno degli ultimi tempi..
grazie raga per questa occasione che mi avete dato e per l'opportunità che ogni volta mi date di crescere con voi!!!!
laura

mercoledì 25 agosto 2010

Gli spedizionieri sono tornati



Comunicato originale di Massimiliano dopo il ritorno in patria:

"ciao tosi,
siamo tornati!!!
scusate per non aver dato notizie ma l'accesso alle mail non era facile ed inoltre io ho rotto telefono e forse anche la sim.....
per questo tra l'altro vi chiedo di scrivermi i vostri numeri di cell altrimenti nn riesco a sentire nessuno.
che dire:
viaggio bello, esperienza molto dura ma sicuramente valida e forte nn solo dal punto di vista alpinistico.
Per quanto riguarda le montagne abbiamo raggiunto due cime da circa 4.700/4.600 molto belle e appaganti.
Per quanto riguarda il Cotopaxi grande onore ad Alessio e luca che hanno raggiunto i 5.500 circa ad un'ora dalla cima. GRANDI!!
per quanto mi riguarda io ho provato a quota 4.800 ttt il repertorio dell'attacco acuto di mal di montagna ( i nostri amici medici e infermieri che leggono immaginano bene di cosa si tratta) e quindi mi sono fermato se nn volevo continuare a buttare fuori anche il pranzo di Pasqua '92.....
Cmq gran figata di cui vi faremo sapere e vedere le foto a breve!!!
un caro saluto a tutti
maci, ale, luca"

A nome di tutti: Bentornati e COMPLIMENTI VIVISSIMI...!!!

mercoledì 18 agosto 2010

Eà Renata dea Gei

Ierisera con Stefano ci accordiamo per un raid nel bel rumego delle piccole per una via in velocità; lo Stè propone la Guglia Gei e nello specifico via Renata.
Giunti quasi all'albeggiare presso il rif. Campogrosso partiamo alla volta della Gei e all'attacco siamo già ben coperti dalle nubi. Nel viaggio di andata mi chiedevo spesso se io fossi stato in grado di superare una via in montagna con passaggi quasi uguali al grado massimo che faccio in falesia. Stefano parte, lo vedo bene, sale in maniera continuativa e molto sciolto il primo tiro di V°+.
I minuti passano ma non è certo Stefano ad essere lento, anzi sale deciso, a tratti sparisce e non lo vedo più, le nubi sempre più fitte mi coprono la visuale su di lui spesso completamente poi ritorna, giù qui da me c'è sempre qualche gocciolina che di tanto in tanto viene a tenermi compagnia. Mentre Stefano arriva in sosta ecco che due dalla Negrin (credo), alzano bandiera bianca e fanno marcia indietro verso l'auto. E' la mia volta, si parte, il grado fin da subito si fa sentire, ma c'è tutto tranne che la voglia di rinunciare, l'ambiente è duro, se guardo giù, già dopo pochi metri quasi non si vede il punto da cui sono partito, la roccia è diversa da quella a cui sono abituato e con una certa difficoltà ma decisione salgo ma ecco che un punto proprio mi respinge e da lì dopo vari tentativi e molti minuti, anche a causa dell'ambiente che ho attorno alzo bandiera bianca. Stefano capisce che non è giornata o forse che ancora non è il mio grado per la montagna e anche lui mi consiglia di tornare; sopra inoltre c'è un tiro di VI e quello è sicuramente il mio grado massimo di questo periodo. Mi scarrucola e poi vien giù anch'egli in doppia. Sono dispiaciuto e demoralizzato ma poi inizia a cadere qualche gocciolina più insistente, la pressione cala e le nubi diventano sempre più scure, forse non è stato tutto completamente sbagliato, anzi forse è stato un messaggio. Stefano mi rincuora e cerca di farmi ritrovare la motivazione che non è certo sparita ma che era un po' scesa sotto le scarpe..."capita a tutti" dice lui, ma una rinuncia, una ritirata non rende mai felici però a volte è la cosa migliore per un alpinismo classico come lo vedo io, altrimenti srischiavo di trasformare la salita in una via con la tecnica del: "ciapa el ciodo e tira"!!! Poi una rinuncia non è mai una sconfitta e la montagna non scappa!
Un grazie a Stefano che anche in questo caso si è dimostrato un grande alpinista, con un compagno di cordata che deve ancora un po' crescere vah!!! Ma mi rifarò e la rifaremo presto assieme!


(Foto: situazione di visibilità, Stefano si intravede ed è circa a 8 o 9 metri da terra).



Colgo l'occasione per avvisarmi che mi sono giunte notizie dalla spedizione Ecuador 2010; i ragazzi stanno bene e nei giorni scorsi si stavano riposando dopo la salita a 4700mt; proprio in questi giorni invece iniziano a fare sul serio salendo le mete più alte (non che un 4700 sia una vetta poco seria ovviamente)!!!

venerdì 13 agosto 2010

Tre giorni, due spigoli!

Domenica sera, guardo le previsioni meteo su internet. Da mercoledì il tempo dovrebbe guastarsi; che facciamo? Breve telefonata a Silvan, poco meno di un'ora per preparare da zero tutta l'attrezzatura da roccia e per il campeggio. Speriamo di non aver dimenticato nulla. L'indomani mattina alle 5 Silvan è puntuale davanti a casa mia. Partiamo per una tre giorni sulle dolomiti.


Primo giorno, Spigolo Piaz al Sass Pordoi

L'auto corre veloce per le strade, è ancora buio, si vede che l'estate è ormai avanti. Alle sei e quaranta ci fermiamo a Agordo a fare colazione. Breve consultazione della guida e la via è decisa, sarà lo spigolo Piaz del Sass Pordoi. Alle 8 siamo al passo e alle 9 circa all'attacco, dopo un avvicinamento un po' faticoso (per me). Parto io su tiro semplice di quarto, prosegue Silvan su tiro di quinto. Sono all'ombra e mi raffreddo velocemente, parto e quando tocca a me il passaggio le mani sono completamente insensibili, non distinguo nemmeno se sto toccando un cordino o la roccia. Mi arrangio come posso e faccio il passaggio tirandomi sui chiodi. Segue tiro breve in A0, e un altro tiro ostico con passaggio di V+ su chiodi mobili. La via continua ora su lunghezze più facili. Ci alterniamo al comando fino a sbucare sulla vetta, tocca a me il tiro e vado a sostare sulla balaustra del rifugio Maria, mentre una dozzina di turisti mi osserva squadrandomi come se venissi da Marte. La prima via è andata. Segue lungo trasferimento a Canazei (evviva la coda delle 17) e installazione in campeggio, quindi cena.... in pizzeria, altro che veri alpinisti :-)


Secondo giorno, Spigolo Abram a Piz Ciavazes

Alle sette e trenta siamo sotto il paretone di Piz Ciavazes, per fare lo spigolo Abram. Con noi ci sono anche l'amico Andrea e sua figlia Alice, che sono in vacanza in Val Badia. Faremo due cordate. Non mi voglio dilungare troppo nel descrivere la via. Dirò solo che sono 12 tiri entusiasmanti su roccia (quasi) sempre molto buona, mai banali, con alcuni passaggi sostenuti. Una linea fantastica, complimenti ai primi salitori (che tra l'altro hanno continuato a nche dopo la cengia dei camosci). Io e Silvan ci alterniamo in testa alla cordata, così fanno anche Alice (complimenti!!!) e Andrea. Alle tre circa usciamo sulla cengia dei camosci sotto una grandinata. Per fortuna il tempo torna bello... e la soddisfazione è grande, durante la discesa, per la bella via. Segue di nuovo lungo trasferimento a Canazei (ma noi dobbiamo sempre tornare alle 17??) , quindi cena.... di nuovo in pizzeria, per via del meteo che non è il massimo (…..)


Terzo giorno

Ormai siamo appagati, la notte è piovuto e il cielo è grigio. Smontiamno con calma la tenda in campeggio.... alle nove siamo a passo sella. Che fare? Bighelloniamo fino a mezzogiorno alla città dei sassi, facendo qualche monotiro, qualche passaggio di bulder... poi all'una partiamo verso Padova. Intanto è pure uscito il sole... Il veloce viaggio di ritorno pone fine alla tre giorni. Una volta a Padova però non è facile ritrovarsi subito nella quotidianità... la testa è ancora lì a pensare agli spigoli fatti, e perchè no, a quelli ancora da fare. Ringrazio Silvan, grande compagno di cordata, con cui mi sono trovato benone ancora una volta. Grazie anche al Baldo, che costretto a Padova dal lavoro non ha smesso di pensare a noi, informandosi quotidianamente sulle nostre “peripezie”.

Alla prossima

I nostri amici stanno bene!!!


Sono felice di aggiornarvi che gli amici Alessio e Massimiliano, rispettivamente alle 22:46 e 22:15 ora italiana (15:46 e 15:15 ora Ecuadoregna) mi hanno comunicato a seguito di un mio messaggio che stanno tutti bene e che da loro la scossa di terremoto non si è neanche sentita! Inoltre hanno dato i primi aggiornamenti relativi alla spedizione dove riportano già due giri fatti di cui oggi un 4700mt... Continuate così!!!

Vi riporto i due sms
Alessio: Ciao tranqui raga la scossa è stata ad est non arrivata da noi. Fatti due giri prima cima 4700 oggi. grazie ciao!

Massimiliano:Tutto bene! Neanche sentito! Grazie beo

Un inbocca al lupo da tutto il GASP!!!

sabato 7 agosto 2010

Ecuador 2010


Alessio, Massimiliano e Luca....tutto il GASP vi augura una buona partenza e un in bocca al lupo per la vostra esperienza nelle montagne Ecuadoregne!!!
Tutto il GASP è con Voi, la bandiera vi è stata affidata e quindi vogliamo vederla a quota 6000....attendiamo Vostra newsletter di aggiornamento!!!
Buon divertimento ragazzi....

Buon compleanno Baldo


E fu così che con 5 giorni di anticipo il giorno 5 agosto 2010 ore 20:30 quasi tutti i componenti, anzi gli amici del GASP si sono ritrovati per festeggiare il compleanno del maestro Davide!!! Tra ottimi dolci, buon vino e l'ospitalità sempre lì di casa, la serata è trascorsa in allegria e giovialità! Ben gradito è sembrato il regalo, ma ora caro il nostro Davide, attendiamo di vederti impegnato in qualche vione con una corda in più per il recupero del saccone.

Da non dimenticare inoltre il saluto ai 3 componenti della spedizione Ecuadoregna con la consegna della bandiera!!!

Per concludere, tanti auguri a Davide per il 10 agosto, auguroni a Seila (che pensava di cavarsela) per il compleanno del 4 agosto e un Buona Fortuna a Massimiliano, Alessio e Luca per le 3 settimane in Ecuador e portate in alto il simbolo del GASP a quota 6000 mt.

giovedì 5 agosto 2010

Falesia Sass de Stria

Esordisco annunciando che sarà un brevissimo post semplicemente per ricordare una giornata passata con una spensierata allegria ai "piedi" del Sass de Stria, salendo un buon numero delle vie della falesia. Nel complesso tutto bene, speravamo in un po' di più sole (viste le previsioni di Arabba) ma così non è stato...anzi la combinazione Gillet+Maniche corte ha portato a farmi assomigliare più ad una nacchera che ad un "alpinista".... Ma ciò che è importante è che io ed Enrico avevamo bisogno di staccare una mezza giornata dalla tesi e così è stato....
Un saluto a tutti!!!!

lunedì 2 agosto 2010

Cason di Formin via Dallago Costantini

Oggi è una bella giornata. Mentre mi avvicino con i miei amici al Formin, nel sottobosco, sto bene a manica corta, ho voglia di di toccare la roccia con le mani. Giacomo (per gli amici di roccia Jak) è davanti a tutti, Stefano, Laura ed io un po' più indietro; Davide è dietro a noi di 100 metri, lo aspettiamo, dice di non stare bene: non arrampicherà con noi. Arriviamo all'attacco sudati dopo un caldo ghiaione in salita. Partiamo in 2 cordate: Jak ed io all'attacco originale diretta, Laura e Stefano sulla variante a sinistra più facile. Siamo a Nord-Ovest, mi alito sulla punta delle dita, mi sono messo il pile e fa fresco specialmente a star fermi. E' la prima volta che arrampico con jak, lo guardo da sotto mentre supera punti impegnativi, mi chiedo se sarò in grado di alternarlo nella via, il grado sulla relazione dice che posso farcela. Più su vedo Laura sulla sosta comune, mi accorgo che non ho messo niente 15 metri sotto di me, sono salito veloce su 2°, 3°, voglio mettere un salva vita, non riesco, non trovo niente, metto un chiodo? No, altri 3, 4 metri sono in sosta, è così che succedono gli incidenti. La via prosegue su gran diedro con punti di placca abbastanza lavorata, altre volte in fessura camino, gli appigli ci sono, chiodi o protezioni di via quasi niente, e non sempre ci si può proteggere. Dopo svariati tiri seguendo il diedro in ombra e freddo, sbuco finalmente al sole su ghiaie detritiche, a prima vista non capisco dove prosegue la via, decido di fare sosta da qualche parte e dopo vari tentativi riesco a piantare due chiodi su roccia sana (uno resterà sul posto per i posteri), interpretando poi con gli altri la relazione un po’ sommaria e non precisa, salgo fin sopra l’ultima parte sommitale della cima, sono veramente soddisfatto, obiettivo raggiunto. Mentre recupero guardo il panorama che si estende fino alle dolomiti di sesto, a poco a poco arrivano su gli altri e con ognuno mi congratulo. Jak: ottimo compagno di corda, altri mi avevano parlato bene di lui ma oggi l’ho sperimentato personalmente; Laura: combattiva e cocciuta nei passaggi impegnativi, complimenti per la convinzione. Stefano si è fatto tutta la via da primo, arrampico con lui da ormai 3 anni e mi son sempre trovato bene, continua così. La discesa è stata un po’ sofferta, non ci siamo capiti subito (grazie alla precisione della relazione…), comunque dopo doppie allungate, recupero tardivo dei chiodi di Jak e risalita della doppia, abbiamo beccato letteralmente la finestra di uscita (finestra di roccia), per poi scendere su ripido canalone fino all’attacco. Troviamo Davide che nel frattempo si è fatto un giro nei dintorni fino al Palmieri. E’ tardi decidiamo per un trancio di pizza e una birra a San Vito, siamo stanchi ma ormai la giornata si è conclusa alla grande e la fatica è solo un bel ricordo, scendiamo a valle alzando la testa guardando verso le vette, forse per portare a casa l’ultimo ricordo o forse per progettare la prossima avventura.

martedì 20 luglio 2010

Ferrata Lipella Cima Tofana di Rozes

Lunedì 19 luglio Andrea, Enrico (amico di Andrea di Mestre), io e mio figlio Lorenzo di 11 anni, abbiamo preso l'occasione di salire sulla più maestosa delle Tofane: la Rozes con i suoi 3225 metri. Per fare le cose per bene abbiamo deciso di salire per la Lipella, lunga ferrata che si sviluppa tra i punti deboli (ma non facili) della parete sud-ovest sulle tracce della grande guerra, tra cui una galleria semi gradinata lunga 500 metri da fare con la frontale. Con grande impegno e piena soddisfazione da parte di tutti siamo arrivati in cima sgranando gli occhi su Lorenzo che si è fatto valere sopratutto per fiato e gamba, riuscendo così ad integrarsi col gruppo senza essere di peso, anche se gli rompevo le scatole nell'essere più veloce nei cambi dei moschettoni (non vorrei essere troppo di parte vista la stretta parentela). Gli ultimi 200 metri, dal mio punto di vista, sono stati i più impegnativi arrivando sopra col fiatone, ma si dice che la soddisfazione è più grande quanto più è stato l'impegno per raggiungere l'obiettivo e una volta su sembrava che nulla fosse più impossibile, avevamo il mondo sotto di noi. Mangiato un panino ben guadagnato e dopo abbondante integrazione di liquidi, abbiamo scattato qualche foto di vetta per poi scendere su terreno non facile a volte bagnato o con neve fino al rifugio Giussani; poi puntando al rifugio Dibona (punto di partenza), abbiamo cominciato a prendere tutte le scorciatoie possibili, buttandoci a capofitto per ghiaioni. Giunti alla macchina esausti, Enrico si è accorto di aver perso la fotocamera digitale, sicuramente balzata fuori mentre scendavamo rapidi in qualche ghiaione, impossibile capire dove potrebbe essere successo su 500 metri di dislivello dall'ultima foto. Dopo esserci cambiati e abbeverati al Dibona mentre stiamo salendo in macchina un po' abbattuti dal fattaccio, un'onesto alpinista viene direttamente incontro ad Enrico restituendogli la macchina fotografica, in tutta risposta non potendo trattenere l'emozione il nostro amico gli salta in braccio dalla gioia dimostrando a modo suo un'enorme riconoscimento: incredibile ma è successo. La giornata si è compiuta per il meglio, il tempo ha tenuto e noi siamo stati pienamente soddisfatti, ripenso ancora a Lorenzo che ha portato a termine una via che ritengo per me stesso impegnativa e stancante: complimenti Lorenzo e continua così.
Semper ad altum.
Silvan.

martedì 13 luglio 2010

Primo Spigolo della Tofana di Rozes, via Alverà-Pompanin

…dai che vi do qualcosa da leggere alla mattina mentre fate finta di lavorare….. J

Dopo una settimana estenuante, il venerdì passato a casa in malattia, per stare meglio decido che il Sabato devo assolutamente curare l’altra malattia, quella della montagna. Così, anche se la forma fisica non è il massimo, mi lascio convincere da Silvan. Si parte alle 5 da Padova. Destinazione primo spigolo della Tofana di Rozes. Giusto per non strafare guadagnamo l’attacco in meno di mezz’ora contro i quaranta cinquanta minuti previsti dalla relazione, e alle 8.30 siamo già pronti. Fatica sprecata perché in via, davanti a noi, ci sono già diverse cordate. Lascio partire Silvan, sicuramente più in forma e reduce da una uscita in Pendice con Laura la sera prima. Il secondo tiro tocca a me, ma subito ci rendiamo conto che sulla via si è formata una specie di coda tipo esodo di Ferragosto… inutile spingere o tentare improbabili sorpassi, tanto siamo ultimi, non ci resta che metterci a ruota. Così i tiri si susseguono, sempre su roccia eccezionale, proteggibili alla grande ma protetti il minimo indispensabile, mentre noi ci alterniamo a comando della cordata… con l’unica accortezza che i tiri con passaggi duri toccheranno inesorabilmente al mio compagno. Ad un certo punto, ad una sosta, aspettiamo quasi un’ora che venga il nostro turno… la passiamo a guardare e fotografare due cordate di extraterrestri alle prese con vie di un altro pianeta sulla gialla parete del pilastro della Tofana. Il ritmo si rompe inevitabilmente, e di lì in poi rallentiamo anche noi; i tiri che seguiranno saranno un continuo perdere e riprendere una cordata di austriaci che ci precede. Tutto questo fino a una piccola cengia, stretta ghiaiosa e quanto mai scabrosa, che funge da via di fuga per tutte le cordate che ci precedono. Noi invece, stoici e perseveranti, finiamo la via fino alla cima dello spigolo, ma non senza emozioni; prima si incastrano le corde mentre Silvan scala da primo, ed è costretto suo malgrado a farsi scarrucolare su un chiodo per disincastrarle. Poi arriva un temporalone, ma per fortuna, mentre ormai contavamo i minuti che ci separavano dalla bufera, gira verso il Falzarego e ci risparmia una bella lavata. Alla fine anch’io mi sento quanto mai spompato, e gli ultimi due tiri se li cucca Silvan, che arriva raggiante in cima dove attrezza una sosta con chiodi e martello. E alla fine, ultima chicca, estrae dallo zainetto un piccolo treppiede portatile per immortalare con un autoscatto la vetta conquistata! Marianna!! Il pensiero in vetta va agli amici che la domenica prima avevano conquistato il Gran Zebrù… Intanto complimenti a Silvan, e mentre scendiamo prima per cengia esposta e poi per facile mulattiera, penso che, anche se fisicamente non ero al meglio, la mia spompatezza è stata compensata dalla bravura e dall’entusiasmo del mio compagno (che ringrazio ancora). E penso anche che grazie a lui ho realizzato un sogno, e la lunghezza della via ha portato un po’ di requie alla mia voglia di roccia. Pensiero che però è durato poco. Già la domenica la malattia ha ripreso il sopravvento e sono tornato a sognare la prossima avventura.

Alla prossima dunque,

domenica 27 giugno 2010

Via Illing Alverà & co. all'Averau

Quanto difficile obbedire alla sveglia al mattino presto, è una cosa a cui non mi abituerò mai. Stefano, Davide e Alessio la pensano come me: stessa esperienza traumatica; ma siamo tutti e quattro puntuali a partire, tutti per un unico obiettivo, tutti per la nostra più grande passione: arrampicare. Intanto fino al passo Giau, poi verso l’Averau sulla via Illing Alverà e co. Un’ora per arrivare al rifugio, successivamente l’avvicinamento esposto un po’ pericoloso, ometti e chiodo alla base della via ci dicono che siamo sul posto giusto. Non è una delle vie del Fanis o di Arco tutte super protette ma una classica alpinistica fatta di roccia non sempre buona e sassi semimobili, fatta di quella roccia gialla che non sai mai bene se tiene o no. Le cordate sono formate da Stefano – Davide ed Alessio con me, partiamo io e Stefano da primi. Capiamo subito che la nostra sicurezza non sempre è possibile, proseguiamo piano, con cautela, con difficoltà. Si è vero, è solo un 4° grado, ma quando con lo sguardo segui le mezze che scendono dritte senza sicurezze, quel 4° grado si trasforma in un muro e una serie di idee negative ti frullano in testa bloccandoti psicologicamente. In qualche maniera dopo parecchio tempo arriviamo alla prima sosta. Alessio mi da il cambio oggi è in “pompa” ha voglia di scalare dopo un lungo periodo di digiuno. Davide ci vuole convincere che per lui non è giornata, nessuno gli crede, si muove bene anche su passaggi difficili, ma vorrà continuare da secondo per tutta la via. Stefano riparte da primo, è provato dal primo tiro quasi da rinunciare al proseguimento, ma presto ritrova lo spirito giusto per procedere molto più tranquillo e convinto. La via si dimostra fattibile con difficoltà superabili con diverse tecniche, abbastanza logica nel tracciare una linea tra i punti possibili della parete sud-ovest, interessante un breve traverso che porta ad una nicchia che ci ha visti particolarmente impegnati. Nell’alternarmi con Alessio, sorte vuole che sbuchi fuori dalla via per primo e nell’arrivare su scorgo un’impatto visivo incredibilmente favoloso: un circo a 360° gradi di monti che non possono lasciarmi indifferente, li saluto per nome come rincontrare vecchi amici e ricordare i bei momenti vissuti assieme in passato. Mi raggiungono anche gli altri, festeggiamo con qualche cioccolata, qualche barretta e ci dissetiamo, qualcuno ha pure bresaola e pizzette, ne mangio una volentieri. La foto di gruppo non può mancare, a perenne ricordo il Boè dietro di noi, forse per non dimenticare che mi deve una macchina fotografica che si è inghiottito tempo addietro, o forse semplicemente perché era l’unico posto dove si poteva orientare la macchina fotografica per una foto che ci prendesse tutti vittoriosi sull’Averau. E’ ora di scendere, ci incamminiamo verso la ferrata e con nostra sorpresa troviamo dei lunghi tratti da attraversare su neve fresca. Poi la ferratina caratteristica con le scarpe e calzini bagnati. Ultimo tratto di sentiero che ci separa dal passo Giau, la magia si è quasi esaurita, mi fermo guardo bene attorno a me, chiudo gli occhi per fissare nel tempo quello che ho fatto e visto, intanto sento e ascolto la brezza fine caratteristica della quota che mi prende tutto il corpo, più sensi partecipano a questa acquisizione e più indelebile sarà il ricordo di questa giornata faticosa ma piena di emozioni vissuta assieme ad amici che condividono un unico obiettivo, la stessa grande passione: arrampicare.

Semper ad altum.