Una pagina dove NOI del GASP possiamo pubblicare foto, scrivere, fare domande, fare proposte e dove verrà mantenuta una lista aggiornata delle uscite dei vari membri GASP.....così che ogni membro possa sapere cosa hanno fatto gli altri...! Un buon modo insomma per restare aggiornati!!!
domenica 31 luglio 2011
Via "Paolo Amedeo"
Altre invece in cui tutto o quasi sembra andare per il verso giusto.
Il ritrovo è alle 5.30 a S.vito di Vigonza, a casa di Silvan. Meta una via sui lastoni di Formin, per la precisione la Via Bonetti Mezzacasa. "Non arrampico in montagna sopra il terzo grado, da un mese" avevo detto a Silvan la sera prima... così avevamo deciso per la via dei Bolognesi che attraversa nel mezzo le placconate di Formin. Poi il tarlo aveva lavorato, così alla mattina strada facendo propongo a Silvan la via "Paolo Amedeo", sul poco distante torrione Marcella. Qualcuno me ne aveva parlato bene... detto fatto, alle 9.20, dopo 45 minuti di piacevole passeggiata nel bosco a saltare ruscelli, siamo all'attacco. La via è molto piacevole, mai banale, a tratti impegnativa. Ci alterniamo al comando negli otto tiri, che, sempre su roccia abbastanza salda, portano in cima al torrione. R occia abbastanza salda... infatti al quinto tiro Silvan, da secondo, partito da quattro metri, precipita fino alla sosta con dieci chili di dolomia in mano... grazie anche alla mia assicurazione un po' lasca :-) fatto salvo questo piccolo incidente risoltosi senza conseguenze, faccio i miei complimenti al compare, oggi quanto mai attento e preciso, deciso sui tiri che gli sono capitati, per nulla banali. Alle 13.45 siamo in cima al torrione, segue la facile discesa, birra, panino e a casa... Una giornata piacevole, per tirare il fiato. Una bella via e di soddisfazione, un grande compagno con cui condividere la fatica. Come aveva scritto un alpinista famoso "tempo per riflettere, tempo per respirare".
Alla prossima
domenica 17 luglio 2011
campanile Val Montanaia
sveglia presto e durante il viaggio in macchina io e Silvan parliamo del più e del meno, qualche sbadiglio qua e là fino ad entrare nella valle....come mi ha detto lui:"Sembra la valle di cappuccetto rosso"..e così era..un mix di colori, degli squarci di cielo e montagna tra la vegetazione, questa strada che porta al Rif. Pordenone splendida....
ci prepariamo e poi via..intanto verso il caffè e un pezzo di torta..Il boss sapeva che oggi si sarebbe portata dietro una zoppa che poi tutto sommato nn ha dato tanti problemi..:)
iniziamo la salita dapprima dolce poi molto più ripida e impegnativa..il cielo era coperto ma faceva un gran caldo...la gente cominciava a salire e la voglia di arrivare alla base anche passo dopo passo nonostante la fatica...ogni tanto qlc breve pausa di qualche secondo per farmi tirare il fiato e riposare la caviglia e poi su come dei treni...in un'oretta e mezza siamo alla base, pronti per partire ma bisogna prendere il bigliettino del supermercato..e così aspettiamo...
una cordata dietro l'altra...un po' stretto arrampicare così..ma per lo meno tutti ragazzi alla mano e simpatici che cantavano e riempivano il silenzio della valle..poi dal terzo tiro via da soli...uno stacco dagli ultimi e si inizia ad arrampicare veloci ma delicati come sappiamo fare..la fessura Cozzi...bravo Silvan..direi un po' liscia..tu che dici?!ma poi tutto benissimo in alternata ci siamo portati su alla cima dove la campana ci aspettava...che sensazione strana suonarla..mi è sembrato come chiedere il permesso a qualcuno per entrare...in discesa ci siamo uniti ad altri quattro ragazzi e una doppia dopo l'altra via verso il basso...la calata Piaz troppo entusiasmante nel vuoto poter roteare di qui e di li, nn avere appoggi e sapere che sei tu, la corda e il vuoto a gestire il tutto e sentire la libertà e la leggerezza del nulla...le nuvole stavano scendendo, la temperatura teneva ancora e via verso il basso con i ragazzi di Pordenone conosciuti strada facendo..qualche nozione di botanica e il sentiero del rientro ha messo a dura prova le articolazioni ma la soddisfazione di aver scalato il tanto amato e atteso campanile ci ha fatto scendere veloci...al Rif. Pordenone poi un panino e la birra e la calda ospitalità ci ha fatto raggiungere la pace e tranquillità..la pioggia ha aspettato che arrivassimo alla macchina per scendere come un torrente in piena...:)
dopo tre sett di stop è stato un grande ritorno per me e grazie boss di tutto!!come sempre una gioia e un divertimento arrampicare con te!!e che nn ci siamo nemmeno persi....strano!!??
Laura
giovedì 7 luglio 2011
Ferrata Marino Bianchi
Partenza puntuali ore 6:00 e già lì un messaggio ci arriva: io aspetto Chicco in un park e lui in un altro!
Poi via, su direzione Cortina!!!
Premessa: la sera prima io una cena con colleghi di lavoro, le previsioni preannunciavano temporali nel pomeriggio quindi la scelta doveva ricadere in un qualcosa di corto e non troppo difficile visto da quanto non toccavamo una montagna! E quindi eccoci partiti per la ferrata Marino Bianchi che già mi aveva respinto per neve (sia a terra che dal cielo).
Siamo per strada allegri e felici e di colpo gli allarmi della mia auto iniziano a suonare e la Valvola EGR decide di andare in ferie (oggi la stanno riparando) ma senza demordere e con molta potenza in meno in 3 ore e mezzo raggiungiamo Cortina! E poi via su, veloci per il sentiero fino al primo rifugio senza pensare di prendere la funivia ma poi, il canalone è troppo ripido e quindi optiamo per la bidonvia....!!!
Qui, un po per far teatro e un po perchè non li ritengo la cosa più affidabile al mondo, dimostro ad Enrico che non sono poi così tranquillo a stare là dentro ma si sale.....

E scesi da quella cabina telefonica senza cornetta ci imbraghiamo veloci e partiamo prima di una ventina di persone convinti di aver superato tutti ma invece il calvario ha solo inizio.... sembrava di essere al supermercato con una sola cassa aperta.....Tedeschi, Austriaci, Italiani, Inglesi, Cechi e altre nazionalità non indicate si erano riunite in quella ferrata!!! Ma non demordiamo e un passo alla volta, spesso staccati per superare siamo arrivati in vetta godendoci un panorama mozzafiato a 360°......
Anche qui ora è passato il GASP...


E poi anche la discesa come per la salita con l'aggiunta di aiutare anche qualcuno in salita! Ma alla fine giunti in auto prima della pioggia e tornati alla solita velocità ridotta posso proprio dire che son sempre contento di queste uscite magari non alpinisticamente di spicco ma passate con un grande amico!!!
Semper ad altum!!!!
martedì 21 giugno 2011
Cresta delle Emozioni
Sicuramente indovinato il nome di questa via, anche se il signor Castagna forse non si riferiva alle emozioni provate dalle nostre due cordate: Stefano con Alessio e Davide con me. Arrivati sul posto, notiamo subito i residui della pioggia caduta la notte che assieme al vento forte aveva picchiato la zona. Arrivati velocemente all’attacco, non riusciamo a tenerci incolumi dal fango, infatti, azzerando nella difficile partenza, tingo la roccia con la patina marrone delle scarpette cercando invano un punto di aderenza. Arrivo alla prima sosta in stile Rollerblade in salita, assicurandomi anche su una radice scoperta scavando a mani nude nel fango, tutto questo poteva essere un buon motivo per ritornare sui nostri passi ma, consultandomi con gli altri, continuo sperando in un miglioramento del tipo di terreno. In effetti, più su la roccia migliora, più asciutta, fango non ce n’è. Si alternano passaggi semplici con tratti più impegnativi, uno in particolare devo capirlo un pochino prima di superarlo, stretto in un camino dove i movimenti non sono liberi e intuitivi, perdo un po’ di tempo cercando di proteggermi e non vedo un chiodo che mi avrebbe dato una maggior sicurezza mentale: fa sempre un certo effetto quando la difficoltà resta alta e l’ultimo punto di sicurezza certa si allontana sempre più sotto i tuoi piedi. Anche i miei amici ritardano in quel punto, mi rincuora sapere che anche gli altri hanno avuto difficoltà e ripresa la fiducia in me stesso continuo su spigolo verticale compatto con qualche passaggio tecnico ma di piena soddisfazione. Le nuvole basse fanno temere il peggio ma non piove e con questa strana atmosfera passiamo su un terrazzo sospeso molto suggestivo, poi continuiamo su crestine e guglie, aeree ed emozionanti. Seguendo su e giù la cresta faccio l’errore di saltare una sosta facendo due tiri concatenati, blocco fatalmente le corde creando uno “stendibiancheria” sul punto più basso; per fortuna Stefano fermandosi correttamente alla sosta giusta mi accompagna le corde mentre le recupero. Ancora una lunghezza, la via è giunta al termine, mentre aspetto la seconda cordata con Davide, prepariamo la doppia che ci porta trenta metri più sotto fino al sentiero. Mi resterà un bel ricordo di questa via grazie a chi l’ha vissuta con me: Davide per la sicurezza che ha e la fiducia che m’infonde, Stefano per la professionalità e il rispetto verso di noi e per la montagna, Alessio per l’umiltà e l’audacia trovata in questa via che ha regalato veramente a tutti noi forti emozioni.
Semper ad altum.
venerdì 3 giugno 2011
Col dei Bos, via Alverà Menardi
Ore 4 e 20: La montagna chiama ed io da bravo soldato rispondo. Siamo in tre stamattina a rispondere alla chiamata: Stefano, Alessio ed io; anche se è presto, anche se siamo assonnati, anche se le previsioni non sono delle migliori, noi ci siamo perché quando la montagna chiama, lo fa in maniera autorevole e non ti puoi rifiutare. Col dei Bos, via Menardi Alverà, Stefano parte ma non è convintissimo, lo stimoliamo senza molto successo, probabilmente non ha fatto una gran notte, lo si vede dall’espressione. Intanto ci ha portati fino alla 5° sosta e mentre medita di cedermi il posto al passaggio chiave del 6° tiro trovo, non so come, le parole giuste per convincerlo a provarci e qui accade il miracolo: quando lo raggiungiamo superando il camino e la successiva fessura a fatica fino alla sosta, lo vediamo completamente risvegliato, con Alessio arriviamo alla conclusione che gli abbia fatto bene un po’ di adrenalina. A questo punto tocca me e arrivo abbastanza agevolmente alla 12° sosta, intanto il tempo si alterna con nuvoloni, pioggerellina e schiarite, in molti tratti il vento e il freddo si fa sentire anche con il pail antivento, soprattutto quando spesso si nasconde il sole; guardando Alessio che veste con una magliettina tecnica e il senzamaniche del GASP, non capisco come riesca a sopportare quel clima. Esco dalla nicchia su uno stretto camino alla 13° lunghezza, la relazione parla di soli 8 metri elettrizzanti. Mi alzo e con casco e torace incastrato mi dimeno inutilmente per salire ulteriormente: dentro la fessura non si passa; mi porto all’esterno e con movimenti amorfi e innaturali mi trovo come un tappo tra la roccia, insistendo riesco a risalire tra imprecazioni e lo sguardo sbigottito dei miei amici che, ripercorrendo poi la stessa traccia, comprendono a loro spese lo strano passaggio da circo. Comincia a piovigginare nuovamente, ma che importa, ancora un ultimo facile canale e siamo fuori dalla via, torna di nuovo il sole. Sopra al Col dei Bos è meraviglioso: un prato pianeggiante con qualche masso bianco qua e la, ad Est sovrasta lo sguardo imponente la Tofana di Rozes con la parte alta ancora bianca, sembra quasi di poterla toccare da quanto grande è. Dopo questa via, essere qui sopra e stringerci la mano prende un valore maggiore, ci sentiamo in sintonia anche con noi stessi, il detto “tocco il cielo con un dito” mi piace pensare sia stato inventato su una di queste alture. Resta da fare la solita procedura standard: qualcosa da mettere nello stomaco, foto di vetta, corde e zaini in spalla e giù per il facile sentiero aggirando le chiazze di neve restate sul crinale. Ore 17.00, la nostra missione l’abbiamo adempiuta alla grande, la montagna ci da la libera uscita, siamo consapevoli che potrebbe chiamare al più presto.
Semper ad altum.
domenica 8 maggio 2011
Benedizione delle corde e dei materiali!!!
Poi il gruppo si è diviso con Stefano che è andato al corso di Alpinismo 2 mentre Davide ed Andrea sono andati a fare qualche tiretto e una lezione fulll immersion su manovre di recupero!
Mattinata domenicale in compagnia di amici!!!
lunedì 2 maggio 2011
Battesimo piccolo Davide
sabato 23 aprile 2011
Diretta Carlesso al Baffelan
È un po’ di tempo che non facevo con i miei amici una via di roccia, così l’occasione è venuta oggi organizzata con un certo anticipo con Stefano, poi si è aggiunta Laura: tutti al Baffelan a fare una via aperta da un magazziniere che tra il 1932 e il 1933 decide di aprire alcune tra le più importanti vie nelle Piccole Dolomiti tra cui quella che abbiamo fatto noi, quel signore era un certo Raffaele Carlesso. La via ha i primi due tiri in comune con la via Carugati e secondo me sono i tiri più bruttini poiché comincia con un canale/camino umido e insidioso. Per fortuna poi il tracciato cambia completamente in positivo: la roccia si fa più salda e l’arrampicata diventa bella, esaltante. Dal terzo tiro in poi c’è una continuità di grado e di modo d’arrampicare, i chiodi scarseggiano ma c’è la possibilità di integrare e la linea è logica vincendo quasi direttamente tutta la parete. Stefano e Laura mi fanno l’onore di condurre da primo di cordata, sono contento di questo, visto che l’avevo già fatta questa via nel 2008 con il corso di roccia, ma l’avevo fatta spensieratamente da secondo di cordata; rifarla da primo mi ha fatto prendere coscienza di quanto fosse bella una via di questo tipo, con la sua logica, soprattutto nei passaggi chiave dove ripensavo al signor Carlesso con i suoi scarponi e la sua tenuta alpinistica anni ’30, lui si che era un vero alpinista e non io con la mia super dotazione extra sicura e tecnologica, avesse avuto lui una dotazione così … Stefano e Laura intanto mi seguono con con gli occhi e con voci amiche che sostengono il mio morale nei passaggi più impegnativi e alle soste dove mi danno nuovo vigore per una nuova lunghezza. Non siamo stati “schegge” per arrivare in cima comunque siamo stati perseveranti e continui; Stefano spalla sicura: qualora dovessi fare una via impegnativa, vorrei essere con lui, anche Laura ad ogni nuova uscita migliora a vista d’occhio, ora gli manca solo un po’ di più fiducia nelle proprie capacità. Una volta arrivati su alla croce l’ambiente attorno ha qualcosa di spirituale, un ringraziamento spontaneo silenzioso e un segno di quella croce che portava Chi ha creato quelle alture che amo tanto e quel panorama tutt’intorno a 360 gradi sotto di noi. L’aria è fresca e i nostri sentimenti sono quelli che si hanno dopo una grande scalata, ottenuta solo dopo aver superato le più disparate difficoltà. doverosa foto di gruppo e poi giù per roccette non facili, deviando poi per una “frana” in forte pendenza inseguendo due personaggi che pensavamo facessero una via più facile. Al rifugio Campogrosso davanti ad una Radler ci ridavamo sopra, ma poco prima in quella pendenza non c’era molto da ridere, ma che importa il pericolo è scampato e se ci sarà un’altra volta scenderemo per un’altra strada. Chiudo gli occhi nel divano di casa, una sensazione forte mi sembra di vedere un film dove sto ancora arrampicando in quella parete, questo significa o che una parte di me è restata la, oppure ho portato a casa un po’ di montagna e questo mi fa stare bene.
Semper ad altum.
domenica 13 marzo 2011
Al Pirio
Prefazione: il giorno prima i due si erano accordati che se il meteo concedeva andavano al pirio a fare una via in libera e poi a provarne una completamente in artificiale, attrezzandola! Ma piove!
Ore 10:00, telefono di Andrea: drinnnn, drinnnn, drinnnn, drinnnn, drinnnn, pronto, ciao dime (voce da appena svegliato)! Davide: cossa dito de ndare oncò pomeriggio; Andrea: dai fatta, se sentimo alle 13:00 e se non piove si parte! Ovviamente decisi nonostante il tempo ma gocciola! Arriviamo là e bardati con superzaini da Big Wall ci accingiamo sotto le prime gocce tra pozzanghere d'acqua alla base della parete. Vestito provo a salire ma si scivola, aggiriamo, voglio arrivare alla prima sosta per mettere giù una corda ma è tutto muschio e ancora peggio!!!
No fermi qua se femo tanto mae!
Stiamo per decidere di andare sopra e scendere a doppie quando in saggio Davide prevede che di lì a poco quelle poche gocce sarebbero diventate pioggia.
Decidiamo per fare manovre, prove di attrezzatura di soste, di protezioni e progressione in artificiale fino a quando le previsioni di Davide sono divenute realtà e ce ne siamo tornati a casa belli che bagnati!
Un caffè e dolce di mamma Carraro ed un altro pomeriggio alternativo ma alla fine divertente è passato!!!
Ps.... il Hooks el tien da dio....!!!! ;)
I nostri zaini:

Schievenin
Beh oh......almanco mae che a vaga se femo on panin a La Speranza!
Scherzi apparte, arrivati in valle si accingono al Torrione degli Zingari e attaccano la via Ignazu; due tiri che entusiasmano... beh diciamo la verità, il primo ci diverte fin da subito, bei passaggini, mai banale ma neanche impossibile, con un bel passaggio che scalda anima e cuore! Ma la sosta è buona e i tre si ritrovano tutti là! E' la volta di Stefano che parte tralasciando un facile camino di IV e spostandosi in una sorta di diedro/paretina ben più difficile, rumegosa in alcuni tratti e con roccia non sempre buona, ah dimenticavo praticamente sprotetta! Ma non è questo a fermarlo, anzi con calma, sapienza bravura posiziona una buona dose di "cavalleria pesante" più che dovuta e sconfigge anche questo tiro e poi su anche noi due...! Alla seconda sosta posta in una erbosa e scivolosa cengia decidiamo che l'ultimo facile e ancora più rumegoso tiretto lo lasciamo là e ce ne scendiamo con due belle doppie!!! Silvan i cordini dea prima me fasea paura e i fasea anca on rumore strano ma...ti che te me rimonti a sosta dea seconda doppia dopo che a ghemo trovà desvidà e con dado e piastrina partera, beh quello è stato il massimo!!!!
E poi altre due belle vie a monotiri, belle toste e dure e una delle quali per Andrea erano un grado sopra la sua abilità!
Bella giornata in compagnia!!!!
Per le foto vi linko l'album: Clicca Qui
domenica 30 gennaio 2011
Via del Dottore
“… Laura parto, anca se no vedo spit o ciodi. Ah eco go visto dei spit qua visin a sinistra”. “Silvan ma sito sicuro che sia secondo, terso? Pi che altro semo so a via giusta?” Effettivamente eravamo non all’inizio della Via Del Dottore, ma sulla via vicina “Te Lo Do Io Il Colorado”, quindi con passaggi più impegnativi; meglio così, risulta sicuramente più sicura che non arrampicare su “una frana” con grado più facile. La scelta è stata fatta per poter fare una via meno impegnativa della volta precedente (vedi commento via Teresa) e la cosa si è vista funzionare fin dal mattino visto che la pasticceria Bologna a Mori non era più in ferie e un incontro fortunato con altri climbers ci ha indicato il posto giusto, visto che ne io ne Laura ricordavamo il posto esatto della parete. Il tracciato si dimostra appassionante con tratti esposti, impegnativi ed eleganti, da segnalare un traverso delicato di sesto, uno strapiombo con uscita tecnica, un bel diedro di una quindicina di metri in diagonale e un altro diedrino completamente sprotetto al penultimo tiro, affrontato da Laura che se avesse avuto dei friends si sarebbe anche protetta, ma non era il suo caso e ispirata probabilmente dal sig. Messner (si dice che su una lunghezza di corda gli basta un chiodo a metà) ha affrontato una ventina di metri sprotetta con un diedro finale impegnativo. Non mancavano nel tracciato tratti di terra e di bosco che sporcavano le scarpette rischiando una successiva scivolata, fortunatamente questi punti fastidiosi erano pochi e brevi; la roccia comunque mi piaceva e nella maggior parte dei casi salda, anche se bisognava tastare e ogni tanto qualcosa si muoveva. Avevo già sentito parlare di questa via, chi ne parlava bene e chi male, io l’ho trovata interessante e la consiglio soprattutto a chi si sta avvicinando al sesto grado. Sono stato contento di aver arrampicato ancora una volta con Laura che sta prendendo sempre più sicurezza sulla roccia affrontando e risolvendo situazioni anche difficili: l’infermiera che ha affrontato “Il Dottore” ed io ne sono testimone.
domenica 23 gennaio 2011
-3 gradi...via teresa-via luna '85?
sabato 22 gennaio io e Silvan siamo partiti per fare via teresa alle placche zebrate...una via a tratti impegnativa ma tutto sommato fattibile...già la giornata non inizia nei migliori dei modi poichè la pasticceria di Mori è chiusa...e pure il bar alle placche...e già qui la cosa mi puzzava..però nonostante il vento il sole sorgeva alto, imponente e ti metteva addosso tutta la voglia di andare..
così partiamo...dopo aver cercato l'attacco..trovato un pezzo di moschettone, due calzini e una scarpa, intravedo su un masso una scritta che in teoria dalla guida doveva essere nera invece era bianca e su cui con molta ma molta fantasia potevo leggere TERESA...
Parte il mitico boss...poi lo seguo io..tutto bene..via su veloci...ma ecco il primo traverso...magico lui che riesce a passarlo senza difficoltà..mi escogita un archibugio per farmi passare e mi dice che è così che si passa in artificiale e io rispondo che allora mi sa proprio che nn fa per me...continuiamo in alternata..via bella ma gli spit difficili da vedere..i piedi e le mani stavano discretamente finchè le soste erano al sole..ma ahimè....iniziavano quelle all'ombra...vedo Silvan tremare dal freddo..a me sembrava di essere un ghiacciolo...gli spit quasi invisibili e la mappa della via davvero poco precisa.. non si vedono gli spit così ci spostiamo di qui e di là in cerca della via giusta...continuiamo ancora su un traverso 5c a cui seguiva un tratto di 5b..Silvan eccezzioanle come sempre... io lo passo meglio e ancora su..non c'era tempo da perdere...il sole non c'era più...stava iniziando a calare...dovevano mancare pochi tiri..gli ultimi tre così attacco io e lo lascio riposare dopo la faticaccia...parto vado su tranquilla ma ad un tratto mi blocco....una sensazione strana che mi dice di non andare su da prima...così recupero lui e prosegue...altro che 4a.....intanto il freddo avanza....continua non si sa per dove, non si sa per quale via di certo non per la nostra...all'ombra era tremendo...mi saliva la voglia di tornare a casa..ma di finire questa via che ci ha fatto faticare ed entrare il freddo nelle ossa...Silvan stanco ormai continua su passaggi di 6a..io lo seguo senza pensare, senza chiedermi, solo con la voglia di uscire perchè il cielo era ormai rosso e la consapevolezza di non essere ancora usciti con il buio un po' mi agitava..ma sapevo che bisognava finirla a tutti i costi....
Silvan saliva e saliva...i minuti sembravano ore....mani e piedi per me erano un blocco unico...le lacrime ormai erano arrivate ai miei occhi ma mai avrei mollato anche solo per la fatica che lui stava facendo anche per me...ad un tratto gli ho detto: "portami fuori e a casa" e non mi ero accorta che eravamo alla fine...le lacrime sono scoppiate e la sua cioccolata mi ha fatto rinvigorire subito...7 ore e trenta di parete senza mangiare e bere...su una via non nostra e senza sapere cosa ci aspettava...siamo scesi ridendo e scherzando per il sentiero di massi...alla luce della luna la parete spiccava maestosa...sembravamo il gufo e la civetta che nel buio sanno dove mettere i piedi e che si fanno compagnia nella notte...
mai come oggi mi sono sentita compagna di questo viaggio insieme..le difficoltà molte a partire dal freddo..Boss sei stato davvero un grande...hai tenuto duro fino alla fine e mi hai fatto uscire...però non è giusto che ogni volta mi fai fare un pezzo di luna '85...l'altra volta un passaggio..questa volta due o tre..tutti di 6a..ormai l'ho fatta quasi tutta..basta dirlo che sabato prossimo andiamo a farla così ti togli lo sfizio..anche perchè adesso l'hai assaggiata così poi te la gusteresti tutta!!!!
una giornata unica..difficile ma di crescita..ho scoperto un lato di me che non conoscevo, fragile ma forte...e un amico nonchè il compagno di corda speciale come sempre...
grazie di cuore!!!
Laura
giovedì 6 gennaio 2011
Vaio della Bottiglia
Ecco la ricetta giusta per superare la pausa delle feste e tonificare il proprio corpo senza traumi (o quasi). Si decide un giorno libero da impegni, si cercano amici per condividere l’evento, si sceglie una meta per fare una salutare passeggiata, si cerca di sfruttare bene la giornata lavorando sulla muscolatura senza esagerare, specialmente se fuori allenamento e/o se si è esagerato con cibarie impegnative e ripetute, oziando nel periodo natalizio. Tutto questo avrebbe un senso logico sennonché la meta non fosse stata il Vaio della Bottiglia alle Piccole Dolomiti e forse ci è sfuggito il fatto che dislivelli da mille metri (circa) e canali a quaranta o quarantacinque gradi con neve fresca probabilmente bisogna affrontarli con un po’ più di allenamento. La nostra guida Alessio (nominata guida da me e Stefano per maggior esperienza nel campo) consiglia partenza alle cinque, e dopo doverosa colazione per strada, arriviamo al rifugio La Guardia con temperatura esterna di meno quattordici. Ci prepariamo e mentre si aspetta saltellando sul posto per non far ghiacciare anche il sangue, c’è chi cerca di organizzare al momento lo zaino ancora vuoto con borse borsette e attrezzature varie, gli altri aspettano increduli mentre il freddo domina il corpo e i pensieri. Dopo trentacinque minuti siamo a Campogrosso, e poi giù al primo ponte del sentiero, ci stiamo muovendo veloci e intravediamo già la nostra meta a destra del Molare, a vedere quella lunga lingua di neve da qua sembra molto verticale e fa impressione sapere che da lì a poco saremo proprio la. Nel frattempo troviamo uno sci alpinista che, mentre opera velocemente con le pelli di foca, scambiamo qualche opinione su come approcciarsi al vaio e comprendendo che conosce la zona ci consiglia un avvicinamento diverso dal previsto, effettivamente la pista da lui indicata è battuta e guadagniamo velocemente quota. Traversiamo fino ad una forcella, io sono già stanco mentre Alessio e Stefano sembrano controllare bene la fatica, ripenso a mia moglie che, anche se non è una alpinista, sembrava sapesse già che mi aspettava fatica e freddo, in effetti se penso al mio letto caldo e comodo abbandonato alle quattro e mezza mi viene quasi da darle ragione, ma neanche stavolta gli darò la soddisfazione della ragione. Dopo qualche saliscendi calziamo i ramponi, imbocchiamo il nostro canale, all’inizio facile ma, in alcuni tratti, neve fino al ginocchio, poi salendo gradi impegnativi che richiedono forza e tecnica, in qualche punto sento l’esigenza di una seconda piccozza, sia per la sicurezza sia per fare meno fatica. Siamo saliti un bel po’, mi sto divertendo, mi sento padrone della situazione, anche i miei amici si sentono in sintonia con l’ambiente, dei camosci sopra di noi ci sono venuti a salutare, arrivati forse dal vaio omonimo vicino. Guardiamo giù e verifichiamo che bisogna scendere piano e con attenzione faccia a monte, l’orologio ci dice che è tardi anche se mancano solo settanta ottanta metri all’uscita e con nostro rammarico facciamo inversione di marcia. Scendiamo prima adagio, poi più veloci faccia a valle ed ecco il nostro primo ostacolo: un salto di due tre metri con rocce e neve ci sbarra la strada; cerchiamo un tragitto alternativo ma apparentemente non c’è, quindi tiro fuori la corda dallo zaino e preparo con Stefano una doppia su due rami scovati sotto la neve. Scendo “alla Piaz”, poiché non ho voglia di tirar fuori l’imbrago per qualche metro di doppia, mi segue a ruota Alessio che tenta un nuovo metodo da lui inventato al momento ma alla fine applica la mia stessa tecnica, poi Stefano che calzava già l’imbrago. Discendiamo altri cinquanta metri ma non possiamo credere ai nostri occhi quando ci troviamo davanti ad un altro salto di sei sette metri senza possibilità di fissare una doppia, a questo punto all’unanimità scegliamo di ritornare su sui nostri passi fino al bivio che arriva dalla forcella fatto all’andata. Con un ennesimo sforzo, sulle tracce ormai coperte da continue cascatelle di neve, risaliamo a fatica (almeno per quel che mi riguarda) ancora una volta su neve fresca e raggiungendo in seguito la forcella tanto sospirata. Un po’ di cioccolata e tè bollente, poi giù ricalcando la pista del ritorno, prima un traverso in falso piano poi una gran discesa tipo pista da sci, tant’è che più volte Alessio avrebbe voluto avere i sui sci. In pochi minuti eravamo al ponte del sentiero, io ho tutte le gambe indolenzite ma ormai le difficoltà sono finite; via i ramponi, fondamentali protagonisti del giro, poi puntiamo prima a Campogrosso e poi nuovamente sulla strada ghiacciata che porta a La Guardia sulla quale più volte sono scivolato come un clown al circo rischiando brutte contusioni applaudito da Stefano e Alessio pubblico non pagante. Che dire: forse quando sentirò parlare in futuro di “vaio” cercherò di farmi trovare più in forma e allenato, ringrazio i miei amici Stefano e Alessio che mi hanno permesso di fare questa esperienza pur sempre impegnativa ma bella in un ambiente che amo e che rispetto. Con questo giro dichiaro chiusa la pausa delle feste ed è chiaro ormai che ho cominciato ad allenarmi, forse con una “scheda allenamento” un po’ pesante come primo giorno.
Semper ad altum.
lunedì 3 gennaio 2011
legati ma liberi....
una zona da me mai vista e devo dire molto affascianante peccato per la foresta che c'era...partiamo e il primo tiro si fa sentire ma ste nonostante i passaggi impegnativi se la cava benissimo..e ci siamo persino scaldati chissà come mai..a farci compagnia le magnifiche coccinelle...poi però hai ben pensato di andarti ad imboscare dentro l'albero (vedi foto) per poi continuare sempre più in alto verso il sole...passando tra le foglie, gli alberi, le roccie arriviamo agli ultimi tiri che come gesto da buon cavaliere hai fatto fare a me...cosicchè in cima io potessi congelarmi per bene aspettandoti ma neanche sta volta sei riuscito ad eliminarmi...hihi...
una bella via, corta ma molto imbrecanata e piena di rami e alberi....però il nome è azzeccato..tutto sommato dovrebbe essere così anche nella vita no?
e poi mille idee di vie e giri da fare...dai ragazzi che andiamo!!!!
grazie ste!!!e anche della birra!!!
laura
giovedì 30 dicembre 2010
due passi sul carega....
domenica 12 dicembre 2010
Sentiero 100 Monte Grappa
Una bellissima giornata, a volte tanto fredda!!! Ottimo reinizio.....
Semper ad altum
domenica 5 dicembre 2010
le alternative a volte ci sono...
a volte l'alternativa non da la stessa soddisfazione della tua idea principale, ma ti aiuta a focalizzare l'obiettivo, ad avere la pazienza fino all'occasione successiva per poterti guadagnare ciò che vuoi...l'alternativa ti lascia un margine per crescere un po', per non abbatterti per capire che la volta decisiva sarà ancora più bello!!!
lalla
sabato 4 dicembre 2010
Benvenuto DAVIDE!!!

sabato 27 novembre 2010
Dott. Carraro hahahahaha
Un grazie di cuore a tutti quelli che hanno partecipato e a chi ha partecipato al regalo!
Non resta che ghiacci per poi andare a morderlo con quelle 12 punte.....
GRAZIE!!!
sabato 30 ottobre 2010
Claudia
Finalmente dopo tanto tempo passato a desiderare, progettare e tentare una via che era diventata quasi un mito, insicuri che esistesse veramente, eccoci sulla epica via Claudia. C’è chi ha dovuto star sveglia la notte e poi far la via e chi come me che ha dormito in via, poiché mi son trovato su un “6a” tenuto conto che la via è massimo “5c” solo al primo tiro. Laura ed io ci sentiamo gasati, avevamo proprio voglia di arrampicare: volevamo metterci alla prova dopo tante ore passate a pannello. Avevamo anche fatto recentemente “Lo Spigolone” a Rocca Pendice, ma in realtà volevamo essere alle Placche Zebrate, ed oggi eravamo proprio la a realizzare il sogno tanto atteso. Va bene che il primo tiro difficile è bagnato, va bene che la placca dei vari tiri è spietata, mi sta anche bene che i resinati non siano proprio vicinissimi, ma se poi ti trovi su tutti i passaggi il marmo lisciato (vedi tomba di Sant’Antonio al Santo di Padova) allora ditelo, il mito mi si frantuma, non è regola fissa che il marmo liscio è uguale a bello. Abbiamo cominciato la via alle 9.45, davanti a noi una cordata di due trentini ci terranno compagnia per tutto il tragitto; sono riusciti a starci davanti per circa 5 o 6 tiri poi, come nella formula 1, un loro pit stop sbagliato permette un nostro sorpasso passando al comando, loro intanto cercavano di rientrare in pista dopo aver preso una sbandata sulla vicina via “Luna 85”. La nostra cordata è dinamica e l’alternarsi da capocordata risulta essere efficace, anche Laura ne è convinta che prosegue convinta e capace. Quasi alla fine, a pochi tiri dalla meta, prendo una sbandata anch’io e mi trovo (stranamente) su un’ottima placca con molto grip ma con grado superiore rispetto la relazione. I trentini già vedevano il sorpasso, visto che mi ero ormai alzato per 15 metri a sinistra fuori via, ma invece di ritornare sui miei passi, invento una variante di rientro degna di nota (tanto per non smentirmi vedere via Helena con variante Sassetti) che mi riporta alla sosta corretta mantenendo il primato sugli inseguitori. Laura tenta il tutto per tutto seguendo il mio nuovo tracciato ma alla fine, dopo imprecazioni taciute, provoca un pendolo controllato che la riporta a destra sulla giusta via. Gli ultimi due tiri li conduce Laura portandomi fuori da vera capocordata ormai testata. Può mancare la foto di vetta? Chiaramente no, e la Radler al bar? Ovvio che no, abbiamo di che brindare: un brindisi alla nostra vecchia e cara amica Claudia che oggi ci ha voluto bene.
Semper ad altum.
via claudia...
durante la via del rientro ho avuto il permesso di pisoccare un pochino..ma certo che la gente prima di andare via per la strada dovrebbe rifare l'esame della patente.....
Grazie per la splendida via e giornata....mi sembrava di avere le ali ai piedi..via bella, un po' consumata..ne è valsa la pena aspettare per farla perchè me la sono goduta fino in fondo anche perchè il mio compagno di corda è altrettanto fuori quanto me...
ps..scusate per gli errori..ora provo a dormire un po'....:)
laura
domenica 3 ottobre 2010
Porci con le ali
lunedì 27 settembre 2010
Amazzonia
Se solo fossimo arrivati cinque minuti prima all’attacco. Sabato sera Stefano mi propone telefonicamente di andare con lui e Laura a fare Amazzonia, via che avevo gia fatto al corso di roccia nel 2008 da secondo, ma ero contento di andare per poterla rifare da primo e perché è una via che mi era piaciuta molto. Detto fatto l’indomani mattina ci stiamo avviando all’attacco dopo solita sosta a Mori per la colazione desiderata da tutti ma implorata da Laura; il vento in loco ci costringe a vestirci bene, il solito cane lupo (che abbiamo visto sul posto più volte per fare un’altra via li vicino) ci riconosce e ci abbaia contro e per fortuna è ben rinchiuso, Il sole sta uscendo e comincia gia a scaldare, tutto sembra cominciare bene sennonché vediamo in fondo all’attacco della nostra via una cordata da tre appena partita. Chiedo che via vogliono fare, sembrano non capire poi ci fanno il nome della nostra via: “Speriamo che almeno siano veloci e non facciano cadere sassi”! Ultime parole famose. Aspettiamo che salgano poi parto standogli dietro, vanno mooolto traaanquiiilli e nel frattempo osservo il loro materiale che sembra uscito da un libro di Bonatti. Giunto alla sosta mentre recupero i miei assicuratori, chiedo ai tre chemi precedono da dove vengono, sono della Repubblica Ceca. Proseguiamo a rilento su una via che diventa sempre più interessante, non la ricordavo così perpendicolare, i movimenti sono belli coordinati su una roccia più che bella: mi sto divertendo, era quello che cercavo da varie settimane ormai. Nella vicina via Orizzonti Dolomitici qualcuno urla qualcosa di incomprensibile, risponde uno dei cechi davanti a me, dopo un po’ sotto di noi una cordata parla assieme ad un altro dei lumaconi che ci bloccano la strada, mi viene il dubbio che ci sia il “raduno del ceco disperso” e abbiano pensato di ritrovarsi tutti proprio qui al Piccolo Dain, non era meglio farlo sui “Monti dei Giganti” al loro paese? Credetemi non sono razzista ma questi erano proprio rocciatori improvvisati ed erano un pericolo per loro stessi e per noi. A metà via era diventato un calvario, peggio una via crucis, dove le stazioni erano le soste e ci si fermava tutti per un’oretta, non solo noi anche altre tre cordate sotto di noi. Stefano trova il coraggio di chiedere cortesemente (in inglese) di farci passare, loro dicono di no, Stefano non puo’ che dire: “Thank you”. Dopo aver abbandonato l’idea di superarli, non mancano i momenti per inveire contro i cechi, anche perché loro se la godono: cambiano capocordata ogni sosta legandosi pericolosamente con nodi inventati al momento da loro stessi; non cercano di fare presto, anzi mangiano e bevono fregandosene e dicendo chissà che cosa sghignazzando verso le cordate in coda, sono diventati insopportabili. Per fortuna il posto è bello, guardandosi attorno l’ambiente da’ pace e serenità, la parete a picco sul torrente mi fa pensare ad una scogliera, approfitto del tempo a disposizione per provare a far bene i passaggi seguendo gli standard canonici. Ultimi tratti impegnativi, la via ormai è finita, non resta che fare la foto e scendere; Laura anche oggi ha superato bene tratti impegnativi fino al 5c, Stefano come al solito un ottimo amico di cordata e di compagnia, resta il ricordo di questa bella via caratterizzata da tre personaggi cechi meritevoli di essere accecati di nuovo visto che sono gia cechi.
venerdì 24 settembre 2010
Ferrata Roda de Vael

Ore 04:30 ad Andrea suona la sveglia ed il malessere di ierisera sembra quasi passato, scende ed il caffè è già lì pronto grazie alla Moka Alicia che si sveglia qualche minuto prima e te lo fa trovare pronto!
Enrico intanto poco prima delle cinque si sveglia prepara il caffè e mentre lo beve su facebook chiede all'amico (ignaro):"Ore 5.20 bevo il caffè mentre Andrea ZanatoBoys Carraro è già per straada...ma non potevamo fare calcetto a 5 il giovedì sera come tutti glia altri?! Mariasantachesonno..."
Ma gli scarponi scalpitavano....causa tesi e compagnia bella erano fermi oramai da mesi...e via in macchina direzione Vigo di Fassa, nello specifico al passo di Costalunga. Caffè (si espresso signora) un po' poco economico (1,20€ cadauno) e giretto fisiologico!! E poi via, si esclude subito l'ascesa in funivia....costa massa e poi noi dobbiamo rendere oggi!!! La voglia c'è la testa anche unico problema è il non poter tornare a casa tardi!!!
Scarponi su e via...rapidissimi in poco meno di un'ora raggiungiamo il rifugio Vael...la guida dava molto di più!Da lì subito saliamo seguendo le indicazioni ma poi prima battuta d'arresto non riusciamo più a capirci, indicazioni sparite. Una indigena del posto ci indica un sentiero "alternativo" per arrivare all'attacco.. su per un canalone alzandoci tra massi siamo saliti e qualche sassetto ogni tanto cascava...sarà mica che era forse lanciato da qualcuno?!?!
E su veloci veloci cominciando un po' però a prendere quel tipo di passo che io ed Enrico chiamiamo "himalaysta" ma eccoci all'attacco...!!!
Secondo ciuccetto del giorno (il primo era una barretta coop al rifugio) un bel pezzo di grana a testa...che fa sempre bene per TUTTO ricordatevelo...!!!!!!!
Imbrago casco e set e via su per la ferrata che sapevamo essere facile ma...sarà stato che eravamo al 100% o che era giornata o non so...ma siamo andati su proprio spediti e (non dateci parole) ma il set se nè passato tanto tempo restando appeso all'imbrago. Arrivati in vetta la visuale rendeva proprio bene......per pochi secondi un 360° fantastico ma poi le nostre amiche nuvole (in una giornata che doveva essere serena) ce l'hanno ridotta....!!!
Qui abbiamo imbandito la tavola: uova, panini a salame e sopressa, dolci piemontesi...che ben fioi...!!!
E poi foto di gruppo, dedica sul libro di vetta, adesivo del gasp sulla cassetta della croce della Roda de Vael a 2806 metri e poi via giù veloci per la seconda parte di ferratina...! Giunti sul Masarè abbiamo cercato l'altra ferrata seguendo le indicazioni (forse devono rifare la segnaletica) ma dopo alcuni minuti passati a camminare su traccia di sentiero e gradoni di parete ci siamo resi conto di essere fuori e abbiamo fatto marcia indietro. Fotografata una cordata in discesa dalla Torre della Finestra e presa la mail per mandargli le foto e poi giù...nuove indicazioni (esatte) per la ferrata non trovata ma era tardi quindi via verso la macchina ma ora la sete si fa sentire....passaggio stretto (50cm) tra due rocce in discesa....(ottimo per un Nut umano) e poi via al rifugio Vael e verso l'auto de corsa...Mancava l'acqua e tra gli abbeveratoi degli animali che ci facevano piangere il cuore e l'acqua che scorreva nel sentiero eravamo disperati finchè eccola...una sorgente e un tubo dove bere.....il resto poi sono pochi metri per arrivare alla macchina, una birra dimenticata e tanto tanto tanto traffico! Ma questa giornata ci serviva.....che ben!!!!
Foto della giornata sul mio picasaweb: "Clicca qui"
Alla prossima vecchio....
mercoledì 8 settembre 2010
Che sen...
Mercoledì 15 settembre 2010 ore 20:30/20:45 presso il Franziskaner Kofler Group Srl di Caselle di Selvazzano ci troviamo tutti assieme (invitati tutti) per degustare una buona birra e specialmente farci raccontare dai 3 giannizzeri di spedizionieri (permetteteci di chiamarvi così per qualche altro giorno) l'avventura in Ecuador e farci vedere le foto.
Certi in una ampia vostra adesione alla serata per non rischiare che sbagliate "via" vi allego anche la "relazione" di dov'è il posto (che già conoscete)...!!!

venerdì 3 settembre 2010
lunedì 30 agosto 2010
Via Carugati (due varianti)
Ma proprio non c'eravamo e ad un quarto del camino le cose andavano tutt'altro che bene, la testa era altrove e solo il corpo era nella roccia! Enrico che sa, capisce al volo, mi cala e sembra deciso ad andare....un po alla volta raggiunge la sosta, è la mia volta, fatico, arranco sulla roccia salendo un po' come se fosse la prima volta che mi mettevo sul verticale ma un metro alla volta eccomi in sosta!!! Il pensiero ricorrente è: ma cosa ci faccio io OGGI qui??? Intanto Enrico parte e macina il secondo tiro e anche per me questo passa più tranquillo e poi su, via per la variante Diedri Sandi e anche il 3° tiro passa in maniera tranquilla, non mi sento in forma ma non posso negare che va un po' meglio; ecco il vero effetto che ci fa questo amore che abbiamo per questo nostro stile di vita alpinistico che ci rapisce dai problemi e ci fa vivere le nostre emozioni! E poi via che si deve continuare ma ecco il fattaccio, abbiamo frainteso tutto, non volevamo di certo seguire la variante della Fessura centrale che la cordata Laura e Jack avevano scelto e percorso in maniera eccellente ma per stare più a sinistra di loro abbiamo attaccato la variante Placche di sinistra con un grado decisamente più elevato e che, a parte un primo fix e un chiodo con cordino poi non si vedeva altro e qui il tempo iniziava a passare... Capiamo allora che la via era più a destra di noi e ciò ce lo conferma una cordata (padre e figlio) che ci raggiunge. Enrico si lancia in un traverso delicato e poi arriva sotto al piccolo strapiombino della Diedri Sandi ma qui il guaio era fatto, la corda faceva una bella "Z" con due angoli retti a 90° e non scorreva. Giunge quindi la necessità di liberarla e trovato un anello di calata, attrezza una sosta mi recupera e ripercorrendo la sua "via" riesco a liberare la corda e qui decidiamo che una sosta lì dov'è Enrico risulta molto scomoda quindi riscendo nella sosta da cui ero partito e facciamo passare l'altra cordata! E poi via ma ormai di minuti ne sono passati proprio tanti.... da qui tutto è filato liscio; la necessità di uscire il prima possibile mi ha fatto togliere tutti i brutti pensieri e questo tiro chiave anche se da secondo l'ho bruciato via al limite del fiatone e giunto in sosta, solo il tempo di caricarmi un paio di rinvii e su di corsa all'ultima sosta: ora sembrava tutta un'altra storia, se ci fosse stato il tempo e qualche altro tiro, sarebbe stata un'altra storia...!!! Mi è dispiaciuto per come è iniziata la giornata da parte mia e per non essere riusciti a stare tutti assieme ma tra me ed Enrico sicuramente si è rafforzata l'intesa e la fiducia.
Passerà tutto e la rifaremo nei tempi giusti!
La difficoltà della via a me ed Enrico ce l'ha fatta passare mamma Carraro con il pranzo a cui siamo arrivati con la bellezza di 1ora e 40 minuti di ritardo!!!
Un'altra bella giornata è passata ed ora caro Enrico si torna sui libri!!!
sabato 28 agosto 2010
via cengia martini
il ritorno..le comiche...beh stefano che si stava mangiando il toast con il ketchap scaduto a marzo di quest'anno....baldo che facevo lo stacchetto pubblicitario in macchina e le montagne russe per la strada nel bel mezzo del più bell'arcobaleno degli ultimi tempi..
grazie raga per questa occasione che mi avete dato e per l'opportunità che ogni volta mi date di crescere con voi!!!!
laura
mercoledì 25 agosto 2010
Gli spedizionieri sono tornati
Comunicato originale di Massimiliano dopo il ritorno in patria:
"ciao tosi,
siamo tornati!!!
scusate per non aver dato notizie ma l'accesso alle mail non era facile ed inoltre io ho rotto telefono e forse anche la sim.....
per questo tra l'altro vi chiedo di scrivermi i vostri numeri di cell altrimenti nn riesco a sentire nessuno.
che dire:
viaggio bello, esperienza molto dura ma sicuramente valida e forte nn solo dal punto di vista alpinistico.
Per quanto riguarda le montagne abbiamo raggiunto due cime da circa 4.700/4.600 molto belle e appaganti.
Per quanto riguarda il Cotopaxi grande onore ad Alessio e luca che hanno raggiunto i 5.500 circa ad un'ora dalla cima. GRANDI!!
per quanto mi riguarda io ho provato a quota 4.800 ttt il repertorio dell'attacco acuto di mal di montagna ( i nostri amici medici e infermieri che leggono immaginano bene di cosa si tratta) e quindi mi sono fermato se nn volevo continuare a buttare fuori anche il pranzo di Pasqua '92.....
Cmq gran figata di cui vi faremo sapere e vedere le foto a breve!!!
un caro saluto a tutti
maci, ale, luca"
A nome di tutti: Bentornati e COMPLIMENTI VIVISSIMI...!!!
mercoledì 18 agosto 2010
Eà Renata dea Gei
Giunti quasi all'albeggiare presso il rif. Campogrosso partiamo alla volta della Gei e all'attacco siamo già ben coperti dalle nubi. Nel viaggio di andata mi chiedevo spesso se io fossi stato in grado di superare una via in montagna con passaggi quasi uguali al grado massimo che faccio in falesia. Stefano parte, lo vedo bene, sale in maniera continuativa e molto sciolto il primo tiro di V°+.
I minuti passano ma non è certo Stefano ad essere lento, anzi sale deciso, a tratti sparisce e non lo vedo più, le nubi sempre più fitte mi coprono la visuale su di lui spesso completamente poi ritorna, giù qui da me c'è sempre qualche gocciolina che di tanto in tanto viene a tenermi compagnia. Mentre Stefano arriva in sosta ecco che due dalla Negrin (credo), alzano bandiera bianca e fanno marcia indietro verso l'auto. E' la mia volta, si parte, il grado fin da subito si fa sentire, ma c'è tutto tranne che la voglia di rinunciare, l'ambiente è duro, se guardo giù, già dopo pochi metri quasi non si vede il punto da cui sono partito, la roccia è diversa da quella a cui sono abituato e con una certa difficoltà ma decisione salgo ma ecco che un punto proprio mi respinge e da lì dopo vari tentativi e molti minuti, anche a causa dell'ambiente che ho attorno alzo bandiera bianca. Stefano capisce che non è giornata o forse che ancora non è il mio grado per la montagna e anche lui mi consiglia di tornare; sopra inoltre c'è un tiro di VI e quello è sicuramente il mio grado massimo di questo periodo. Mi scarrucola e poi vien giù anch'egli in doppia. Sono dispiaciuto e demoralizzato ma poi inizia a cadere qualche gocciolina più insistente, la pressione cala e le nubi diventano sempre più scure, forse non è stato tutto completamente sbagliato, anzi forse è stato un messaggio. Stefano mi rincuora e cerca di farmi ritrovare la motivazione che non è certo sparita ma che era un po' scesa sotto le scarpe..."capita a tutti" dice lui, ma una rinuncia, una ritirata non rende mai felici però a volte è la cosa migliore per un alpinismo classico come lo vedo io, altrimenti srischiavo di trasformare la salita in una via con la tecnica del: "ciapa el ciodo e tira"!!! Poi una rinuncia non è mai una sconfitta e la montagna non scappa!
Un grazie a Stefano che anche in questo caso si è dimostrato un grande alpinista, con un compagno di cordata che deve ancora un po' crescere vah!!! Ma mi rifarò e la rifaremo presto assieme!
(Foto: situazione di visibilità, Stefano si intravede ed è circa a 8 o 9 metri da terra).
Colgo l'occasione per avvisarmi che mi sono giunte notizie dalla spedizione Ecuador 2010; i ragazzi stanno bene e nei giorni scorsi si stavano riposando dopo la salita a 4700mt; proprio in questi giorni invece iniziano a fare sul serio salendo le mete più alte (non che un 4700 sia una vetta poco seria ovviamente)!!!
venerdì 13 agosto 2010
Tre giorni, due spigoli!
Domenica sera, guardo le previsioni meteo su internet. Da mercoledì il tempo dovrebbe guastarsi; che facciamo? Breve telefonata a Silvan, poco meno di un'ora per preparare da zero tutta l'attrezzatura da roccia e per il campeggio. Speriamo di non aver dimenticato nulla. L'indomani mattina alle 5 Silvan è puntuale davanti a casa mia. Partiamo per una tre giorni sulle dolomiti.
Primo giorno, Spigolo Piaz al Sass Pordoi
L'auto corre veloce per le strade, è ancora buio, si vede che l'estate è ormai avanti. Alle sei e quaranta ci fermiamo a Agordo a fare colazione. Breve consultazione della guida e la via è decisa, sarà lo spigolo Piaz del Sass Pordoi. Alle 8 siamo al passo e alle 9 circa all'attacco, dopo un avvicinamento un po' faticoso (per me). Parto io su tiro semplice di quarto, prosegue Silvan su tiro di quinto. Sono all'ombra e mi raffreddo velocemente, parto e quando tocca a me il passaggio le mani sono completamente insensibili, non distinguo nemmeno se sto toccando un cordino o la roccia. Mi arrangio come posso e faccio il passaggio tirandomi sui chiodi. Segue tiro breve in A0, e un altro tiro ostico con passaggio di V+ su chiodi mobili. La via continua ora su lunghezze più facili. Ci alterniamo al comando fino a sbucare sulla vetta, tocca a me il tiro e vado a sostare sulla balaustra del rifugio Maria, mentre una dozzina di turisti mi osserva squadrandomi come se venissi da Marte. La prima via è andata. Segue lungo trasferimento a Canazei (evviva la coda delle 17) e installazione in campeggio, quindi cena.... in pizzeria, altro che veri alpinisti :-)
Secondo giorno, Spigolo Abram a Piz Ciavazes
Alle sette e trenta siamo sotto il paretone di Piz Ciavazes, per fare lo spigolo Abram. Con noi ci sono anche l'amico Andrea e sua figlia Alice, che sono in vacanza in Val Badia. Faremo due cordate. Non mi voglio dilungare troppo nel descrivere la via. Dirò solo che sono 12 tiri entusiasmanti su roccia (quasi) sempre molto buona, mai banali, con alcuni passaggi sostenuti. Una linea fantastica, complimenti ai primi salitori (che tra l'altro hanno continuato a nche dopo la cengia dei camosci). Io e Silvan ci alterniamo in testa alla cordata, così fanno anche Alice (complimenti!!!) e Andrea. Alle tre circa usciamo sulla cengia dei camosci sotto una grandinata. Per fortuna il tempo torna bello... e la soddisfazione è grande, durante la discesa, per la bella via. Segue di nuovo lungo trasferimento a Canazei (ma noi dobbiamo sempre tornare alle 17??) , quindi cena.... di nuovo in pizzeria, per via del meteo che non è il massimo (…..)
Terzo giorno
Ormai siamo appagati, la notte è piovuto e il cielo è grigio. Smontiamno con calma la tenda in campeggio.... alle nove siamo a passo sella. Che fare? Bighelloniamo fino a mezzogiorno alla città dei sassi, facendo qualche monotiro, qualche passaggio di bulder... poi all'una partiamo verso Padova. Intanto è pure uscito il sole... Il veloce viaggio di ritorno pone fine alla tre giorni. Una volta a Padova però non è facile ritrovarsi subito nella quotidianità... la testa è ancora lì a pensare agli spigoli fatti, e perchè no, a quelli ancora da fare. Ringrazio Silvan, grande compagno di cordata, con cui mi sono trovato benone ancora una volta. Grazie anche al Baldo, che costretto a Padova dal lavoro non ha smesso di pensare a noi, informandosi quotidianamente sulle nostre “peripezie”.
Alla prossima
I nostri amici stanno bene!!!
Sono felice di aggiornarvi che gli amici Alessio e Massimiliano, rispettivamente alle 22:46 e 22:15 ora italiana (15:46 e 15:15 ora Ecuadoregna) mi hanno comunicato a seguito di un mio messaggio che stanno tutti bene e che da loro la scossa di terremoto non si è neanche sentita! Inoltre hanno dato i primi aggiornamenti relativi alla spedizione dove riportano già due giri fatti di cui oggi un 4700mt... Continuate così!!!
Vi riporto i due sms
Alessio: Ciao tranqui raga la scossa è stata ad est non arrivata da noi. Fatti due giri prima cima 4700 oggi. grazie ciao!
Massimiliano:Tutto bene! Neanche sentito! Grazie beo
Un inbocca al lupo da tutto il GASP!!!
sabato 7 agosto 2010
Ecuador 2010
Alessio, Massimiliano e Luca....tutto il GASP vi augura una buona partenza e un in bocca al lupo per la vostra esperienza nelle montagne Ecuadoregne!!!
Tutto il GASP è con Voi, la bandiera vi è stata affidata e quindi vogliamo vederla a quota 6000....attendiamo Vostra newsletter di aggiornamento!!!
Buon divertimento ragazzi....
Buon compleanno Baldo
E fu così che con 5 giorni di anticipo il giorno 5 agosto 2010 ore 20:30 quasi tutti i componenti, anzi gli amici del GASP si sono ritrovati per festeggiare il compleanno del maestro Davide!!! Tra ottimi dolci, buon vino e l'ospitalità sempre lì di casa, la serata è trascorsa in allegria e giovialità! Ben gradito è sembrato il regalo, ma ora caro il nostro Davide, attendiamo di vederti impegnato in qualche vione con una corda in più per il recupero del saccone.
Da non dimenticare inoltre il saluto ai 3 componenti della spedizione Ecuadoregna con la consegna della bandiera!!!
Per concludere, tanti auguri a Davide per il 10 agosto, auguroni a Seila (che pensava di cavarsela) per il compleanno del 4 agosto e un Buona Fortuna a Massimiliano, Alessio e Luca per le 3 settimane in Ecuador e portate in alto il simbolo del GASP a quota 6000 mt.
giovedì 5 agosto 2010
Falesia Sass de Stria
Un saluto a tutti!!!!
lunedì 2 agosto 2010
Cason di Formin via Dallago Costantini
martedì 20 luglio 2010
Ferrata Lipella Cima Tofana di Rozes
martedì 13 luglio 2010
Primo Spigolo della Tofana di Rozes, via Alverà-Pompanin
…dai che vi do qualcosa da leggere alla mattina mentre fate finta di lavorare….. J
Dopo una settimana estenuante, il venerdì passato a casa in malattia, per stare meglio decido che il Sabato devo assolutamente curare l’altra malattia, quella della montagna. Così, anche se la forma fisica non è il massimo, mi lascio convincere da Silvan. Si parte alle 5 da Padova. Destinazione primo spigolo della Tofana di Rozes. Giusto per non strafare guadagnamo l’attacco in meno di mezz’ora contro i quaranta cinquanta minuti previsti dalla relazione, e alle 8.30 siamo già pronti. Fatica sprecata perché in via, davanti a noi, ci sono già diverse cordate. Lascio partire Silvan, sicuramente più in forma e reduce da una uscita in Pendice con Laura la sera prima. Il secondo tiro tocca a me, ma subito ci rendiamo conto che sulla via si è formata una specie di coda tipo esodo di Ferragosto… inutile spingere o tentare improbabili sorpassi, tanto siamo ultimi, non ci resta che metterci a ruota. Così i tiri si susseguono, sempre su roccia eccezionale, proteggibili alla grande ma protetti il minimo indispensabile, mentre noi ci alterniamo a comando della cordata… con l’unica accortezza che i tiri con passaggi duri toccheranno inesorabilmente al mio compagno. Ad un certo punto, ad una sosta, aspettiamo quasi un’ora che venga il nostro turno… la passiamo a guardare e fotografare due cordate di extraterrestri alle prese con vie di un altro pianeta sulla gialla parete del pilastro della Tofana. Il ritmo si rompe inevitabilmente, e di lì in poi rallentiamo anche noi; i tiri che seguiranno saranno un continuo perdere e riprendere una cordata di austriaci che ci precede. Tutto questo fino a una piccola cengia, stretta ghiaiosa e quanto mai scabrosa, che funge da via di fuga per tutte le cordate che ci precedono. Noi invece, stoici e perseveranti, finiamo la via fino alla cima dello spigolo, ma non senza emozioni; prima si incastrano le corde mentre Silvan scala da primo, ed è costretto suo malgrado a farsi scarrucolare su un chiodo per disincastrarle. Poi arriva un temporalone, ma per fortuna, mentre ormai contavamo i minuti che ci separavano dalla bufera, gira verso il Falzarego e ci risparmia una bella lavata. Alla fine anch’io mi sento quanto mai spompato, e gli ultimi due tiri se li cucca Silvan, che arriva raggiante in cima dove attrezza una sosta con chiodi e martello. E alla fine, ultima chicca, estrae dallo zainetto un piccolo treppiede portatile per immortalare con un autoscatto la vetta conquistata! Marianna!! Il pensiero in vetta va agli amici che la domenica prima avevano conquistato il Gran Zebrù… Intanto complimenti a Silvan, e mentre scendiamo prima per cengia esposta e poi per facile mulattiera, penso che, anche se fisicamente non ero al meglio, la mia spompatezza è stata compensata dalla bravura e dall’entusiasmo del mio compagno (che ringrazio ancora). E penso anche che grazie a lui ho realizzato un sogno, e la lunghezza della via ha portato un po’ di requie alla mia voglia di roccia. Pensiero che però è durato poco. Già la domenica la malattia ha ripreso il sopravvento e sono tornato a sognare la prossima avventura.
Alla prossima dunque,
domenica 27 giugno 2010
Via Illing Alverà & co. all'Averau
Quanto difficile obbedire alla sveglia al mattino presto, è una cosa a cui non mi abituerò mai. Stefano, Davide e Alessio la pensano come me: stessa esperienza traumatica; ma siamo tutti e quattro puntuali a partire, tutti per un unico obiettivo, tutti per la nostra più grande passione: arrampicare. Intanto fino al passo Giau, poi verso l’Averau sulla via Illing Alverà e co. Un’ora per arrivare al rifugio, successivamente l’avvicinamento esposto un po’ pericoloso, ometti e chiodo alla base della via ci dicono che siamo sul posto giusto. Non è una delle vie del Fanis o di Arco tutte super protette ma una classica alpinistica fatta di roccia non sempre buona e sassi semimobili, fatta di quella roccia gialla che non sai mai bene se tiene o no. Le cordate sono formate da Stefano – Davide ed Alessio con me, partiamo io e Stefano da primi. Capiamo subito che la nostra sicurezza non sempre è possibile, proseguiamo piano, con cautela, con difficoltà. Si è vero, è solo un 4° grado, ma quando con lo sguardo segui le mezze che scendono dritte senza sicurezze, quel 4° grado si trasforma in un muro e una serie di idee negative ti frullano in testa bloccandoti psicologicamente. In qualche maniera dopo parecchio tempo arriviamo alla prima sosta. Alessio mi da il cambio oggi è in “pompa” ha voglia di scalare dopo un lungo periodo di digiuno. Davide ci vuole convincere che per lui non è giornata, nessuno gli crede, si muove bene anche su passaggi difficili, ma vorrà continuare da secondo per tutta la via. Stefano riparte da primo, è provato dal primo tiro quasi da rinunciare al proseguimento, ma presto ritrova lo spirito giusto per procedere molto più tranquillo e convinto. La via si dimostra fattibile con difficoltà superabili con diverse tecniche, abbastanza logica nel tracciare una linea tra i punti possibili della parete sud-ovest, interessante un breve traverso che porta ad una nicchia che ci ha visti particolarmente impegnati. Nell’alternarmi con Alessio, sorte vuole che sbuchi fuori dalla via per primo e nell’arrivare su scorgo un’impatto visivo incredibilmente favoloso: un circo a 360° gradi di monti che non possono lasciarmi indifferente, li saluto per nome come rincontrare vecchi amici e ricordare i bei momenti vissuti assieme in passato. Mi raggiungono anche gli altri, festeggiamo con qualche cioccolata, qualche barretta e ci dissetiamo, qualcuno ha pure bresaola e pizzette, ne mangio una volentieri. La foto di gruppo non può mancare, a perenne ricordo il Boè dietro di noi, forse per non dimenticare che mi deve una macchina fotografica che si è inghiottito tempo addietro, o forse semplicemente perché era l’unico posto dove si poteva orientare la macchina fotografica per una foto che ci prendesse tutti vittoriosi sull’Averau. E’ ora di scendere, ci incamminiamo verso la ferrata e con nostra sorpresa troviamo dei lunghi tratti da attraversare su neve fresca. Poi la ferratina caratteristica con le scarpe e calzini bagnati. Ultimo tratto di sentiero che ci separa dal passo Giau, la magia si è quasi esaurita, mi fermo guardo bene attorno a me, chiudo gli occhi per fissare nel tempo quello che ho fatto e visto, intanto sento e ascolto la brezza fine caratteristica della quota che mi prende tutto il corpo, più sensi partecipano a questa acquisizione e più indelebile sarà il ricordo di questa giornata faticosa ma piena di emozioni vissuta assieme ad amici che condividono un unico obiettivo, la stessa grande passione: arrampicare.
Semper ad altum.
